
Il senatore dell'Illinois è autore di una proposta di legge, il Patriot Employer Act, che prevede tagli alle tasse delle imprese che si impegnano a mantenere la sede negli Stati Uniti, a non mutare il rapporto tra dipendenti in Usa e all'estero e a pagare un salario minimo più alto, oltre a prevedere contributi per fondi pensioni e assicurazione sanitaria. Sarà pure animata da buone intenzioni, ma è una proposta protezionista, reazionaria e inconsistente sotto il profilo economico. Se passerà, finirà per favorire alcune categorie di lavoratori a discapito di chi è davvero povero.
Lasciamo stare le considerazioni ingenue o in malafede sui poveri lavoratori del terzo mondo ; se i posti di lavoro vanno in quei paesi é proprio perché li é possibile proporre degli stipendi da fame, come successe in europa all’epoca della rivoluzione industriale. Credo inoltre che sia diffile stupirsi del fatto che gli elettori vogliano qualcuno che faccia anzitutto i loro di interessi. La proposta avrà anche dei limiti, ma é coerente con i valori del partito democratico. In realtà gli autori rimettono sul tavolo la sempiterna lotta del bene, qui inteso come il liberismo economico, ed il male, rappresentato dall’interventismo statale. Personalmente, saro’ molto piu’ disposto ad accordare credito a questo tipo di analisi quando questi liberisti che gridano contro l’intervento dello stato in nome della mano invisible del mercato faranno lo stesso anche quando si parla di brevetti, copyright e via discorrendo. Se una multinazionale farmaceutica americana spende miliardi per una molecola e poi gli indiani ne fanno una simile meno cara, perché i i liberisti non ci credono piu’ alla mano del mercato? La concorrenza sleale per questi signori vale solo in alcuni casi?
Lo sviluppo delle multinazionali e dei loro investimenti all'estero e la contestuale emersione economica di due continenti,Cina e India (trascurando altre realtà economiche emergenti), pone problemi complessi e dagli aspetti contraddittori. Le multinazionali sono un potente fattore di innovazione e diffusione dell'innovazione planetaria. Cina e India crescendo arricciscono il mercato mondiale sia dal lato dell'offerta di prodotti a basso costo sia dal lato della domanda di prodotti di ogni genere. D'altro canto la pressione sulle classi lavoratrici dei Paesi avanzati aumenta per effetto delle delocalizzazioni, come aumenta la pressione competitiva sulle imprese delle aree avanzate nei settori piu' vulnerabili (specie L/intensive). Ciò che rende a volte traumatico il fenomeno e' la sua dimensione: oltre 2 miliardi di individui in movimento. Alla luce di cio' la proposta di Obama potrebbe non essere stravagante o ultra protezionista, ma semplicemente un tentativo pragmatico (speriamo fortunato ) di approccio ad una contingenza contraddittoria e complessa.
Concordo con quasi tutti i commenti, molto intelligenti e misurati rispetto ai toni da crociata dell'articolo. Però occorre guardare in faccia la realtà: la posizione politica rappresentata dai due economisti non ha vinto, ha stravinto. Con la scusa che le disuguaglianze sarebbero causate dal progresso tecnologico, gli economisti sono riusciti a farle passare per un fatto non solo normale, ma positivo. Lo stesso processo lo stiamo vedendo pari pari qui in Italia: aumento delle disuguaglianze, peggioramento delle condizioni di vita di ampie fasce della popolazione, riduzione della partecipazione al voto, spostamento di elettorato dalla sinistra alla destra. Cosa propongono qui da noi gli economisti? Una sana politica liberale. Io stesso ho sentito economisti - in quota al centro sinistra, per di più - affermare che nei Paesi in Via di Sviluppo i contadini sono poveri per colpa dei coltivatori del lodigiano. Direi che fa il paio con l'idea che il progetto definito reazionario, populista, xenofobo e semplicemente stupido di Obama perpetuerebbe il lavoro minorile.
La politica è politica. Non conta ciò che è giusto ma ciò che paga in termini politici. Anch'io fan di barack sono convinto che la sua proposta ha molti limiti. Sospetto altresì che lo stesso Obama lo sappia. Ma qui la questione non l'efficacia o la sostenibilità della sua proposta ma se quel che dice può fare presa sull'elettorato o no? Purtroppo la politica è diventata affare di marketing e le campagne elettorale sono letteralmente una gara di spot pubblicitari. La sua proposta parla ad target esteso che va dalla Working Class alla Middle Class su cui si gioca la partita. Protezionismo alla Tremonti o opportunismo politico? io non credo alla purezza come categoria della politica ... e dico purtroppo. Quanto al protezionismo, oggi è solo una chimera!
Gli USA sono da sempre il campanello di allarme che ci deve fare riflettere su dove ci sta conducendo il fenomeno di globalizzazione-delocalizzazione selvaggia e di quali sono le devastazioni del sistema sociale e delle sue garanzie operate dal mito del libero mercato e della concorrenza tout-court. Quelle di Obama saranno anche proposte inapplicabili e naif, ma sicuramente sono la spia che la condotta dei processi economici mondiali deve cambiare direzione. Il libero mercato se incentiva lo sfruttamento degli esseri umani, la distruzione dell'eco-sistema del pianeta, lo smantellamento dello stato sociale, a vantaggio dell'incremento esponenziale del profitto di pochi, non può più essere l'unico principio guida degli economisti e degli stati. Non si tratta di protezionismo, ma di individuare una via nuova allo sviluppo economico dal volto umano.
Se liberismo e globalizzazione (ispirata da 400 multinazionali) hanno portato in Italia a 3,5 milioni di precari e allo smantellamento del tessuto produttivo italiano (quote latte, agrumi, olive, grano duro, forse riso), delocalizzazione e massicce importazioni di prodotti di base, aumentando la disoccupazione in diversi settori, ebbene dovremmo adottare un altra visione per la globalizzazione: * Autosufficienza economica al massimo grado per ogni paese. Questo dà lavoro, sicurezza economica e vaccina da crisi internazionali. * Eliminazione della Borsa, investire in economia reale. Joseph Stiglitz è dello stesso avviso. * Democrazia Economica nelle aziende (51% delle azioni a tutti i lavoratori). Il modello economico medioevale Imprenditore-dipendenti, è decotto e rischioso. * Garanzia delle minime necessità x tutti come asserito da Sarkar e dalla Dichiarazione dei Diritti Umani Universali. Un’economia basata sul consumo e non sul profitto è fattibile, come dimostrano le Cooperative Mondragon, Paesi Baschi, più efficienti delle aziende a proprietà privata dei mezzi di produzione. L’attuale globalizzazione economica è ad alto rischio.
Lo sappiamo: gli americani sono sempre stati isolazionisti. Nelle loro cose non vogliono ci si metta il becco, nemmeno l'Onu può permettersi di farlo. Tuttavia devo ammettere che questo provvedimento suscita in me un certo interesse. Un salario minimo non è quello che proponevano i democratici in queste elezioni? Proteggere i propri compatrioti, termini che agli intellettuali fa ribrezzo, ma che è utile per la realtà del momento, anche italiana, facendo godere loro dell'assicurazione, dei benefici sanitari, dando pari opportunità non è quanto di più solidale si possa fare? Bisogna porre un freno a questa delocalizzazione sfrenata! Occorre un principio di reciprocità anche nei diritti e che le imprese paghino, che gli operai si specializzino. E' il mercato. Però va controllato: non si può giocare al liberismo se non abbiamo tutti le stessa regole
Avendo studiato e continuando a studiare attualmente i problemi del "pricing" delle risorse in genere, penso che l'argomentazione, secondo la quale le tutele tipo salario minimo siano sbagliate in quanto provocherebbero distorsioni e quindi inefficienza di mercato, sia da ritenere sbagliata, perchè di fatto, il salario di mercato è di suo ampiamente distorto verso il basso a causa della disparità di "forza contrattuale" tra le parti, di asimmetrie informative (all'origine, per quanto riguarda la qualità reale del lavoro "scelto" dal lavoratore) e soprattutto di rigidità dell' offerta della fascia dei lavoratori più deboli, i quali non si trovano a poter scegliere liberamente a causa di ben note differenze di opportunità a priori che fanno del lavoro un bene soggetto a dinamiche "lexicografiche". Quindi ben venga, a mio parere, l'istituzione di alcuni diritti imprenscindibili di tutela, nella direzione della "correzione" del prezzo distorto del salario.
Ammetto una mia conoscenza solo parziale delle problematiche sollevate dagli autori dell'articolo; ma è mia opinione, che le imprese, in quanto chiedono ai lavoratori, e dunque alla società civile, un impegno nelle loro strutture produttive, dimostrino, nei confronti della società civile che ne consente col suo lavoro i profitti, un senso di responsabilità ben più profondo di quanto non accade. Le critiche mosse dagli autori dell'articolo alla proposta di legge del senatore Obama mettono in luce un pensiero che adotta, nei confronti del big business, una linea di condotta molto tenera. Tutti noi siamo stati testimoni di come, spesso e volentieri, l'ansia di profitto abbia fatto trascurare valori importanti del vivere civile: come la salute, la solidarietà sociale e altro ancora. è necessario arrivare ad un compromesso tra le due istanze: quella neoliberista, espressa dagli autori, e quella "protezionistica" (termine, a mio avviso inadatto), espressa da Barack Obama. Rimando i lettori alla visione del bel film "Roger & me" di Michael Moore, che di questa questione si è occupato già molti anni addietro.