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CRISI FINANZIARIE E CONTROLLI: SBAGLIANDO S'IMPARA

di Francesco Vella, Categoria Finanza, Data 18.04.2008

Il mae culpa dell'Fsa sulla vicenda Northern Rock è un raro esempio di trasparenza. L'Autorità di controllo inglese avrà sicuramente le sue colpe, ma bisogna ammettere che maneggiare le crisi di questi tempi è diventato molto complicato. Le ricette proposte sono attente a garantire adeguati presidi prudenziali, ma anche a non imbavagliare troppo i mercati. Ed è un equilibrio difficilissimo da raggiungere. La speranza è che lo si trovi prima di nuovi e sempre più dolorosi bagni di sangue per le tasche dei contribuenti.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Troppa finanziarizzazione
    Nome: Finanzik  Data: 12.05.2008

    Tutto corretto. Ma il problema di fondo non è solo quello dei controlli, che tutto possono vigilare e regolare, tranne che la produzione di carta finanziaria, diretta conseguenza di un sistema basato solo sui consumi.Si è tanto più ricchi quanto più si consuma,quanto più si consuma tanto più vale la carta emessa dagli emittenti, tanto maggiore è la sensazione di ricchezza di chi tale carta possiede, tanto più si consuma: innestando un circolo virtuoso, che però potrebbe essere perverso, in cui i consumi creano ulteriore ricchezza finanziaria che si alimenta da se. Un sistema del genere abbisogna di una estrema finanziarizzazione che deve mantenere costantemente investita in carta, la teorica ricchezza che i consumi autoalimentano. Ciò richiede non solo mercati sempre più sofisticati, ma anche una finanza sempre più sofisticata e virtuale, che mantenga investita una ricchezza che teoricamente si crea nell'atto stesso in cui si distrugge. La Perugina, per esempio, vale l'attualizzazione dei consumi di cioccolattini, cioè il valore attuale delle future deiezioni di cioccolattini. Un valore, allora, che si crea nello stesso momento in cui si distrugge. Finché dura va bene. Poi,i subprime.

  • L'investitore razionale che non c'e'
    Nome: Marco Ullasci  Data: 24.04.2008

    Penso che l'idea di introdurre in un mercato sempre piu' dominato dal sentimento un investitore che sia razionale sia fondamentale. Il rischio maggiore e' che questo intervento sia politico anziche' realmente razionale: se uno strumento e' sottovalutato e sta trascinando il mercato al tracollo deve essere acquisito ad un prezzo giusto per arrestarne la caduta, ma non devono essere sostenuti sul mercato titoli che non hanno alcun valore reale. Credo che un rischio importante di un simile approccio sia quello di ricreare, se applicato anche ai titoli azionari, una nuova stagione di partecipazioni statali in cui i manager delle aziende private siano incentivati a prendere grandi rischi confidando nel paracadute dell'investitore di ultima istanza. Sara' quindi molto importante un contesto di regole che risulti fortemente punitivo per i gestori, i manager e i consigli di amministrazione che hanno ecceduto nel rischio cosi' che l'investitore di ultima istanza risulti qualcosa di assolutamente indesiderabile per qualsiasi azienda. In breve la stabilita' deve essere tutelata punendo al contempo chi prende dei rischi eccessivi, anche quando si tratti del piccolo risparmiatore.

  • Tempi duri per la FSA
    Nome: Lukas Plattner  Data: 22.04.2008

    È di oggi la notizia di un intervento a Londra di Bart Chilton, membro della U.S. Commodity Futures Trading Commission, il quale ha stigmatizzato la mancanza di trasparenza del settore dei derivati britannico e ha richiesto alla FSA un forte impegno al fine porre in essere i necessari presidi per prevenire le manipolazioni e le frodi sul mercato dei derivati. Secondo Barton la FSA si affida in maniera eccessiva alle società di gestione del mercato, mentre occorrerebbe un "greater oversight and enforcement". Chilton ha espresso chiaramente le proprie preoccupazioni circa "a lack of transparency and the need for greater oversight and enforcement by the FSA of the derivatives industry".