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TRIONFO DELLA BUROCRAZIA

di Luigi Oliveri, Categoria Lavoro, Data 04.04.2008

Per garantire che la compilazione del modulo di dimissioni volontarie sia una libera scelta del lavoratore occorrono sistemi di indagine e strumenti che certifichino la provenienza del documento da chi lo compila. Come la firma digitale o l'intervento di un pubblico ufficiale. Ma il vero deterrente agli abusi nella gestione dei rapporti di lavoro sono i controlli. La vicenda della legge 188/2007 mosta che l'irrigidimento delle norme troppo spesso serve solo a esaltare le capacità elusive.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Trionfo della burocrazia
    Nome: Stefano Baldini  Data: 03.05.2008

    Come sempre in questo paese pensiamo di poter risolvere i problemi compilando documenti e sanzionando pesantemente non le irregolarità dei comportamenti, ma bensì il non rispetto delle procedure burocratiche. Inoltre si scaricano pesanti conseguenze su tutti per il cattivo comportamento di pochi, cioè per punire dei datori di lavoro disonesti si penalizza tutta la categoria dei datori di lavoro. Infatti il mancato rispetto della procedura delle dimissioni on line porta alla conseguenza della nullità delle dimissioni stesse senza che si attivi mai il regime delle prescrizioni e permettendo così al lavoratore di inventarsi rivendicazioni anche dopo 10 anni o più. Non sono poi per niente d'accordo sulla pretesa di far convalidare le dimissioni dal notaio, ma ci rendiamo conto delle difficoltà in cui si andrebbero a mettere le aziende? Cerchiamo di affrontare il problema del mercato del lavoro in modo organico e coerente con la realtà, e non con provvedimenti estemporanei che aprono più problemi di quelli che intendono risolvere.

  • Burocrazia? Ogni tanto è necessaria
    Nome: Filippo  Data: 07.04.2008

    Sono d'accordo nel ritenere che la soluzione sta nell'aumentare i controlli: però penso che la riforma vada valutata nel suo complesso. La considerazione della riforma in oggetto secondo me va intersecata con quella delle comunicazioni obbligatorie on line. Infatti i ripetuti interventi nella regolazione delle comunicazioni riguardanti i rapporti di lavoro potranno avere un notevole effetto in quanto il ministero del lavoro potrà essere prontamente informato circa tutti i movimenti concernenti i diversi rapporti di lavoro. Inoltre per evitare l'elusione si potrebbe obbligare a non effettuare le comunicazioni dal luogo di lavoro (in sede di controllo ciò potrebbe venire facilmente verificato tramite gli indirizzi IP dei Pc). A questo punto potrebbe scegliere di controllare a campione le risoluzioni consensuali o altre comunicazioni che possono presentare aspetti dubbi: il tutto però implica la volontà di fare controlli. Verranno effettuati dagli uffici competenti?

  • Imprenditore condannato senza appello
    Nome: Lia Gatti  Data: 07.04.2008

    In Italia c'è il brutto vizio di dare per scontato che l'imprenditore sia un ladro che non paga le tasse e che vuole vessare i propri lavoratori. Se in Italia qualcuno di quelli che fa le leggi avesse mai avuto un'azienda, saprebbe che gli imprenditori non hanno alcun interesse a torturare i propri lavoratori. Due esempi? Prima della seconda circolare esplicativa un mio operaio mi dice che si vuole dimettere perchè vuole tornare a casa in Ghana. Cosa devo fare? Non lo posso certo trattenere a forza. Telefono al centro per l'impiego di Reggio Emilia e mi dicono che a seguito della nuova normativa c'è la fila dalle 8 di mattina alle 17 di persone che si devono dimettere (tutti ovviamente obbligati dal datore di lavoro e non perchè a Reggio la disoccupazione è al 2,6% e in due ore uno trova un lavoro nuovo se vuole). Morale il lavoratore si rifiuta di fare la coda e parte. Così mi tocca procedere con il licenziamento per assenza ingiustificata...... - una delle mie operaie mi chiede il part time a seguito di maternità. Glielo concedo, ma anche qui, siccome si da per scontato che io la stia obbligando deve andare a firmare in DPL.

  • E il sindacato?
    Nome: Maurilio Menegaldo  Data: 07.04.2008

    Nel suo commento, già il sig. Antonio Petrina accenna al ruolo che dovrebbe avere il sindacato come prima tutela del lavoratore. Sono d'accordo, dato che sono un delegato sindacale in una grande azienda metalmeccanica. Però, il problema è che gli abusi maggiori si verificano (ovviamente!) dove il sindacato non c'è: ci imbattiamo quindi in un circolo vizioso. A mio avviso, si tratta di un'ulteriore conferma di quanto il ruolo di tutela sindacale sia regredito (soprattutto nei confronti dei più deboli) in questi anni, fino a dover richiedere un intervento legislativo per regolare una prassi come quella delle dimissioni che dovrebbe essere invece semplicemente un atto che fa parte di una "normale" dinamica di rapporti di lavoro, con un "normale" controllo delle organizzazioni sindacali. Per il resto, concordo sull'eccesso di burocratismo (fortunatamente, il Ministero ha dato la possibilità al singolo lavoratore di compilare il modulo, senza dover ricorrere agli uffici pubblici o agli enti convenzionati) e sulla possibilità di elusione della norma da parte dei datori di lavoro, che comunque deriva sempre dallo scarso potere di controllo del sindacato e quindi dei lavoratori.

  • Trionfo della burocrazia sì, ma anche della disonestà
    Nome: Giovanni Fazio  Data: 06.04.2008

    Le problematiche denunciate testimoniano i soliti problemi organizzativi della nostra polverosa burocrazia, anche se si potrebbe pure sottolineare che si tratta del primo (in assoluto, per quanto mi consta) tentativo - seppure ingenuo e impacciato - di contrastare un fenomeno che tutti ben conosciamo da anni. Allora, un minimo di sensibilità per la buona intenzione non guasterebbe. Comunque, la questione resta e la soluzione proposta, tecnicamente e giuridicamente validissima e ineccepibile, si presta anch'essa alle critiche di chi, magari pelosamente interessato, griderebbe all'ulteriore burocratizzazione con l'intervento 'addirittura' del Notaio. Una considerazione e una domanda: (a) è difficile risolvere i problemi quando si ha a che fare con chi la legge non vuole osservarla, e mentre si critica -giustamente- le pastoie burocratiche imposte a fin di bene ma con poveri risultati, si trascura di denunciare il comportamento para-delinquenziale di certi datori di lavoro; (b) come si comportano, nel resto d'Europa, di fronte a questo problema? Meglio: esiste il problema? E se no, perchè? Una risposta sarebbe (per chi scrive) il gradito coronamento di un ottimo articolo. Grazie.

  • Le dimissioni e le ultime volontà del lavoratore!
    Nome: antonio petrina  Data: 05.04.2008

    Egr. Oliveri, ma se le dimissioni sono le ultime volontà del laoratore che non riesce a lavorare più nell'ambiente di lavoro e sua sponte si dimette, credo che l'aiuto più prezioso non sia quello di andare in comune a notificare questa volontà, ma semmai dal suo sindacato (del quale forse il lesgislatore nella norma - manifesto ha volutamente scordato?) o ufficio del personale dell'azienda. Se poi il datore di lavoro non si tiene o non intende tenersi più quel bravo lavoratore ovvero il legislatore gli impone di assumerlo a tempo indeterminato è altra questione e allora le dimissioni volontarie (rectius: le sue ultime volontà) cosa c'entrano?

  • Uso improprio della tecnologia
    Nome: Corrado Tizzoni  Data: 05.04.2008

    Mi sembra che siamo di fronte ad un caso simile ai primi usi della stampa per fare libri identici ai manoscritti: si usa la telematica per aggrovigliare le procedure e complicare la vita ai lavoratori e alle imprese. Non sarebbe più semplice dare la possibilità al lavoratore di annullare le proprie dimissioni entro un periodo prefissato andando presso il rispettivo Centro per l'impiego?

  • Internet può essere la soluzione
    Nome: Ing. Giovanni Rossi  Data: 05.04.2008

    Io credo che l'uso della rete possa aiutare; mi spiego, se il modulo di compilazione è residente su un server accessibile solo tramite password, e può essere compilato e spedito alla amministrazione destinataria, seguendo una procedura coerente non penso che possano verificarsi frodi; in pratica ci si potrebbe ispirare alle operazioni di home banking che consentono a clienti di banche di movimentare denaro e/o titoli.

  • Meglio l'e-government dal computer di casa o la parcella del notaio nel suo studio? Da alcuni passaggi dell'articolo, che cito testualmente, non mi è chiaro.
    Nome: Emilio  Data: 04.04.2008

    "È innegabile l'eccesso di burocratismo implicito nella versione iniziale del sistema, che aveva imposto ai lavoratori, per dimettersi, di presentarsi personalmente presso gli uffici abilitati, per ottenere la validazione del modulo compilato: era la negazione esatta del cosiddetto e-government, che postula la gestione telematica delle pratiche amministrative, proprio per evitare ai cittadini i costi in termini di tempo e denaro che derivano dalla necessità di svolgere le proprie pratiche nelle sedi degli uffici pubblici. Il datore di lavoro invece di farsi sottoscrivere le dimissioni in bianco al momento dell’assunzione, potrà farsi consegnare i dati del documento di identità del lavoratore, la user id e la password assegnati dal sistema, così da poter compilare esso stesso il modulo di dimissioni, quando lo ritenga opportuno. Dimissioni in bianco di seconda generazione. Sarebbe necessario pretendere che dimissioni volontarie e la risoluzione consensuale siano da considerare valide solo se redatte davanti a un pubblico ufficiale: notaio, segretario comunale, direttore delle direzioni provinciali del lavoro, responsabili dei servizi per l'impiego provinciali."

  • Carte e bit
    Nome: Elio Gullo  Data: 04.04.2008

    Ancora una volta assistiamo al fallimento di quel processo di modernizzazione chiamato e-Government. Processo sposato dai governi di turno solo come slogan in voga e con un certo appeal. Dal canto nostro, siamo riusciti a rendere complicato e costoso l'uso di strumenti di identità elettronica (la firma digitale è troppo "costosa" per usarla una volta l'anno) ed abbiamo partorito una montagna di norme e regole tecniche, allontanandoci dall'uso intelligente delle tecnologie come grimaldello per semplificare i procedimenti (traduzione "in italiano e per gli italiani" del termine e-Government). Ma se alcune scelte sono fatte senza sentire gli interlocutori e, tra questi, chi ne capisce qualcosa, allora le cose possono fallire. Ma l'inerzia amministrativa - il nostro maledetto lock in - raramente ammette l'errore e cambia strada. Ma la classe politica genera i dirigenti che merita e sceglie. Noi cittadini, però, avremmo diritto ad altro.