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CON IL COMMISSARIO NON SI VOLA

di Lorenzo Stanghellini, Categoria Infrastrutture e Trasporti, Data 25.03.2008

Cosa accadrebbe se Alitalia non trovasse un compratore? Cos'è il "commissariamento" di cui si parla come di uno spauracchio? Quali conseguenze scatterebbero per azionisti, creditori, lavoratori e viaggiatori? Se si trasformassero i debiti della società in azioni, come si è fatto con Parmalat, i suoi creditori avrebbero comunque il problema di un'impresa che perde. Occorre una soluzione industriale, perché la finanza ha già fatto tutto quello che doveva, e forse ha fatto anche troppo.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Tertium non datur
    Nome: Nicola Martinelli  Data: 04.04.2008

    E' curioso come nel nostro paese tutto - anche ciò che risulta incontrovertibile - sia oggetto di interpretazione. Perchè dico questo? le parole di Lorenzo Stanghellini hanno una radice forte in due testi legislativi e non sono il frutto di un bislacco ragionamento dettato da logiche elettoralistiche o di convenienza. Abbiamo sentito con sorpresa che qualcuno si attendeva da air france un'offerta alla pari quasi che fosse un merge con due realtà equivalenti e dello stesso peso ma non sarebbe meglio essere logici per una volte e prendere atto, con rammarico, della realtà? E cioè che l'unica strada da percorrere è quella di un salvataggio da parte di air france che investe in un ottica di rilancio industriale quattrini veri. Il rammarico è quello di avere una classe dirigente, sia a destra che a sinistra, che cammina con la testa rivolta indietro. E' ora di chiederci se questa sia realmente una classe dirigente. Cordialmente. NM

  • Il diritto fallimentare ed il minor male possibile
    Nome: Lanfranco Alessi  Data: 02.04.2008

    Gentile prof. Stanghellini, devo confessare di aver seguito con interesse nel tempo i suoi interventi, ma mi trovo piuttosto perplesso in relazione alla sua opinione sulla bontà della "soluzione Parmalat" e, più in generale, sulle scelte legislative che hanno condotto a generalizzare la possibilità di "convertire" la posizione dei creditori di società insolventi in soci. Le banche - perché queste sono state le principali beneficiarie del concordato che da Hyde le ha rese Jekyll, anche se lei omette quest'informazione - non hanno competenze, né, in alcuni casi, interesse a proseguire la gestione di un'impresa, specie se possono avvalersi nei suoi confronti delle garanzie previamente ottenute per l'erogazione del credito. Quest'ultima, in particolare, è la posizione di Alitalia, che attualmente vede numerosi immobili e quasi due terzi della flotta ipotecati e, per altro verso, non si può certo dire che le banche italiane perseguano una politica di sostegno alle imprese in crisi, pur laddove si possa intravvedere del prospettive di capacità del complesso produttivo di restare sul mercato nel lungo periodo. Da un suo recente intervento sull’esperienza Parmalat, mi pareva, inoltre, d’aver colto una sua forte riserva verso nuove applicazioni del “decreto Parmalat”, date le singolarità del caso e le numerose pecche del testo di legge in questione. Sulla vicenda Alitalia, però, la tentazione di adombrare, sia pure solo per ipotesi, lo scenario del commissariamento è stato più forte, anche se in coda avverte che raffronti non sono possibili e che comunque il decreto Parmalat “non può trasformare il piombo in oro” (su questo vorrei precisare che i flussi di cassa di Parmalat erano ben poca cosa rispetto alle passività ed è stata la forte influenza politica a mantenere in piedi un’impresa che altrimenti avrebbe dovuto essere liquidata). A questo punto, mi spiace, ma non colgo l’utilità - se non puramente astratta - del suo intervento…e specialmente l’osservazione sui creditori Parmalat, che “hanno avuto più di quello che era ragionevole attendersi al momento del crack”. Se si è ridotti a pensare che anche legislativamente non si può che ragionare nell’ottica di minimizzare il danno, anziché prevenirlo più efficacemente, allora credo si sia persa di vista la funzione fisiologica del diritto.