
Solo attraverso obiettivi realizzabili e un richiamo alla responsabilità si pongono le premesse perché le valutazioni di professionalità e le sanzioni abbiano possibilità di essere giuste, effettive ed efficaci: puntare tutto sulla frusta e sul conflitto permanente non ha funzionato con nessuna categoria professionale. E non funzionerà con i magistrati. A meno che l'obiettivo non sia una giustizia al ribasso, che assicuri alla classe politica la tranquillità, intesa come sicurezza e impunità.
Il sig. Giancarlo Fichera centra uno dei problemi della Giustizia: l'onnipresenza (ma non l'onniscienza) dei magistrati, che occupano posizioni di responsabilità nell'organizzazione giudiziaria - che potrebbero meglio essere ricoperte da manager professionisti - al tempo stesso abbandonando il lavoro per il quale sono stati assunti e pagati: quello di giudici e PM. I radicali fecero un dossier sulla lottizzazione dei posti di comando tra le varie correnti del CSM (http://www.radicali.it/view.php?id=104716) che dimostra in modo eloquente come i criteri per la copertura delle posizioni dirigenziali al Ministero della Giustizia siano tutt'altro che quelli dell'efficienza e del merito.
Di fronte ai problemi irrisolti della Giustizia rimango esterrefatto. Che cosa si aspetta ad informatizzare al 100% tutte le procedure giudiziarie (mi riferisco a quelle afferenti la giustizia civile, perchè quella penale la conosco poco). Sono anni che se ne parla ma non c'è nessun progresso in questo settore: anzi, quei pochi computer che vedo nei tribunali civili sono ormai ampiamente obsoleti. Forse basterebbe nominare come direttore dell'organizzazione un esperto del ramo invece che il solito magistrato che non sa da che parte si comincia? Che cosa si aspetta a riformare il processo civile mutuando le forme ad esempio dell'arbitrato: giudice unico che deve dare un responso entro 60 giorni (salvo eccezioni in caso di necessità di perizie) e, nel caso di ritardo, penalizzazione del giudice inadempiente. Giudici (parlo sempre dei civili) pagati con un importo fissato al minimo e integrato sulla base del numero delle sentenze emesse e della velocità della conclusione dei processi stessi. E così via, ma so bene che la lobby dei magistrati e degli avvocati impedirà qualsiasi riforma perchè fa comodo a tutti, compresa l'obbligatorietà del patrocinio legale,che è incostituzionale.
Complimenti per la pacatezza e pertinenza delle osservazioni. Per comprendere meglio i problemi tuttavia occorre proseguire nella logica dell'articolo. Un sistema liberale serio richiede la presenza di uno stato fortissimo che sia in grado di porre e fare rispettare le regole a difesa dei soggetti deboli. La politica ha interesse a polarizzare artificiosamente il bisogno di giustizia verso il basso, meglio che la gente tema l'extracomunitario che il Calisto Tanzi di turno o lo spacciatore internazionale di droga. Il tutto agevolato da una società che si occupa molto della violenza reale ma per nulla di quella virtuale. Cosa si dovrebbe fare? La prima misura necessaria sarebbe quella semplicissima di assumere un numero elevato di magistrati. Meglio un modesto laureato che si legge le carte processuale che non un mostro di bravura che non conosce la causa. La seconda nei reati contro il patrimonio di distinguere i reati sulla scorta del danno patrimoniale non si può trattare allo stesso modo un (peculato, una truffa etc) di "poche lire" e quello di milioni di euro. La terza proposta è quella di rivalutare le sanzioni pecuniarie.