
Il confronto tra Italia e Spagna sulle liste dei candidati alle elezioni comporta per noi l'ennesima brutta figura. Nel paese di Zapatero la percentuale uomini-donne è al 45 per cento, molto vicina alla parità. Da noi è al 35 per cento. Senza contare che le liste bloccate fanno sì che il numero delle elette sia ancora più basso. I giovani, soprattutto i trentenni, sono ben poco rappresentati in Parlamento. Coerentemente con quanto avviene in altri ambiti della società italiana.
Montanari conferma che anche questa volta donne e giovani (o forse si dovrebbe dire donne e bambini?) sono stati "protetti" dal rischio di giungere in congruo numero in Parlamento. Alle ipotesi di spiegazione avanzate da Montanari io aggiungerei anche la scarsa percezione di sé come gruppo portatore di propri interessi da parte degli "esclusi" e la mancanza di consapevolezza dell'importanza di reclamare e ottenere la giusta attenzione dai partiti. Sottolinerei pure la relativa "propensione al rischio" dello stesso partito che più sembrava aver messo in gioco il suo futuro nella competizione elettorale: se è vero che il PD in ogni caso porterebbe in Parlamento più donne e giovani di altri partiti è altrettanto vero che avrebbe potuto accentuare la sua "rottura con il passato" puntando decisamente sull'elettorato femminile e sui giovani come fatto, con successo, in Spagna dai socialisti e ancora prima in UK dal New Labour, impegnandosi davvero a offrire a donne e giovani concrete possibilità di elezione e di ricoprire - in caso di successo - importanti ruoli di governo..