
Confindustria e sindacati hanno deciso di rinviare di nuovo la discussione sul modello di determinazione dei salari. E' un'altra occasione persa. A dispetto dei tanti richiami alla inderogabilità della questione salariale. Permettere a tutti i lavoratori di avere un contratto, alleggerendo al tempo stesso la struttura a più livelli della contrattazione, e rafforzare il legame fra salari e produttività sono gli obiettivi primari della riforma di un sistema che ha ormai mostrato tutti i suoi limiti. Ecco una proposta dai semplici principi e con un "premio a due livelli".
Ho apprezzato l'articolo del Prof. Boeri circa la contrattazione a due livelli, con garanzie salariali di base a livello nazionale e per settori e contrattazioni di secondo livello che incidano sulla produttività. Vorrei però capire con quale metodo (oggettivo) si calcola la produttività aziendale. Alla produttività aziendale incidono le risorse "precarie", pertanto, quali garanzie verranno offerte a tutti i lavoratori in azienda (sia dipendenti che interinali)? Cosa succede se la produttività è condizionata (in negativo) dalle scelte o non scelte manageriali e non tanto dalla poca applicazione/attenzione da parte dei lavoratori? In Italia gli esempi non scarseggiano (Alitalia, Telecom etc. etc, sono esempi di pessime gestioni manageriali che hanno comportato un danno solo sui lavoratori, oltre, alla comunità).
Non riesco ad immaginare chi e come dovrebbe controllare l'incremento del reddito lordo operativo nelle imprese piccole e piccolissime. Ha ragione il lettore che prevede che ciò generi ulteriori carichi burocratici e contabili e, come effetto indotto, ampia evasione da un "ennesimo obbligo". Inoltre: sarebbe forte la tentazione per le imprese medio piccole e medio grandi ad adottare il modello di adeguamento automatico, per evitare contenziosi col sindacato aziendale. Più efficace mi parrebbe individuare un livello negoziale territoriale per le imprese che non contrattino in azienda il premio di risultato; potrebbe essere un livello omogeneo territoriale-settoriale (un distretto industriale, p.es.) o un livello comprensoriale più ampio (oggi nell'artigianato il secondo livello è regionale-settoriale). In ogni caso la media degli indicatori di risultato non dovrebbe scostarsi troppo dal range delle prestazioni di ogni singola impresa. Il vantaggio aggiunto di questo sistema consisterebbe nella sua esigibilità, da far valere p. es. in relazione a richieste di prestazioni dal sistema della bilteralità o dell sistema pubblico.
Il sistema della doppia contrattazione risulterebbe naturale in un paese come il nostro di forte disomogeneità economica. Abbiamo da poco scoperto che al nord il livello generale dei prezzi è superiore di almeno il 20% rispetto al sud. Purtroppo la rigidità dei sindacati e soprattutto della CGIL rende difficile il progetto. Forse servirebbe un sindacato del nord (non il SINPA per carità) ma un sindacato che dia più attenzione ai problemi dei lavoratori del nord, diversi dai quelli dei lavoratori del sud, in analogia a quanto sta facendo il Partito Democratico a livello politico. Un altro insormontabile problema è il doppio sistema di contrattazione nel pubblico impiego: in alcuni settori (l'Agenzia delle Entrate) si sta attuando con un certo successo ancorando il premio di produttività all'obiettivo monetario raggiunto dagli uffici nel recupero dell'evasione. In altri settori della PA sembra però più difficile, non solo tecnicamente ma anche culturalmente.
Penso che questo progetto per una piccola azienda porrebbe dei problemi applicativi di non poco conto: come si determina il reddito operativo lordo pro-capite in un'azienda industriale e commerciale al tempo stesso che avendo un ciclo produttivo molto lungo è obbligata a tenere magazzino? Sono calcoli complicati che si aggiungerebbero ai molti adempimenti burocratici e offrirebbe il campo ad un contenzioso a non finire.
Diciamo la verità: se gli aumenti verranno stabiliti in base alla produttività (aziendale o della forza lavoro che sia) moltissimi di noi lavoratori delle piccole aziende private potremo scordarci di avere un incremento in busta paga. L'unico modo per avere un significativo aumento sta nell'incrementare i minimi contrattuali e nell'agganciare nuovamente gli stipendi alla "scala mobile".
Il problema non è il sistema....... ma le persone ! In Italia la meritoscazia è oramai morta e sepolta, i manager provengono tutti dalla calcinculandia politica ed i lavoratori sono arci-stufi di avere dei capi incapaci e di subire scelte dettate solo da opportunismo personale. E' ora di cominciare di spiegare alla gente il VERO motivi del declino del Paese Italia... le persone capaci o se ne sono andate o, stufe di combattere contro i mulini a vento, si sono rassegnate ad assistere all'inesorabile declino e poi crollo del Paese Italia... e ve lo posso assicurare... NON c'è proprio più nulla da fare !
La contrattazione di secondo livello, aziendale o di comparto comunque ha sempre coinvolto una minima parte di lavoratori. Con una struttura industriale prevalentemente di piccole dimensioni la contrattazione aziendale è impossibile. Esempi di contrattazione di secondo livello per comparto sono rari o inefficaci, (negli artigiani in lombardia l'ultimo accordo regionale di secondo livello, è del 1996 e il contratto nazionale scaduto nel 2001 è stato rinnovato nel 2008 ,con nel frattempo, solo un riallineamento nel 2005). Gli edili che hanno una esperienza storica,l'ultima tornata di accordi hanno puntato sulla decontribuzione...sic,doveva essere del 5% per il 2008,purtroppo è decaduta. Vale la pena ricordare che il governo Prodi ha ridotto di 5 punti il cuneo fiscale a favore delle aziende,come è stato utilizzato? Scontiamo il fatto di avere una imprenditoria più propensa ad investire con i soldi degli altri che non rischiando i propri e investendo gli utili magari a Vaduz o in qualsiasi altro paradiso fiscale. Con questi presupposti e con questa mentalità la mia preoccupazione è che qualsiasi ipotesi abbia poca applicabilità.
Ogni tre per due, ritorna il problema dei salari e dei sindacati, quando da sempre gli imprenditori chiedono semplicemente alla politica di fare il loro lavoro - infrastrutture e poca burocrazia - come nei paese seri. E ogni tre per due si frappone il sindacato che "crede" di interpretare il volere dei lavoratori e rompe i giochi, sì che sempre più imprenditori vanno all'estero e molti decidono scentificamente di rimanere piccoli - almeno in italia - pur di non avere il sindacato in fabbrica. Mi domando quando diventeremo seri e maturi si da premiare i lavoratori seri con maggiori incentivi e salari e smetteremo di trattare in modo uguale chi lavora meno a scapito di altri. Se è vero che chi evade fà un torto a tutti noi è altrettanto vero che anche i lavoratori disonesti fanno lo stesso torto, ma con una differenza, che i lavoratori disonesti sono protetti e se sono poi lavoratori pubblici, apriti cielo...!! Sentro sempre troppo parlare di diritti e mai di doveri da parte dei lavoratori e dei sindacati e la cosa non mi convince. Vorrei sentire da parte dei lavoratori dipendenti frasi di Einaudiana memoria....!
Il modello del 93 ha portato i salari al livello che tutti sappiamo ,riproporlo usando l'inflazione prevista dalla bce, non cambia la sostanza sempre a perdere per i lavoratori.per quanto riguarda il secondo livello la produttività od altro sappiamo che dipende dagli investimenti che l'imprenditore fà ai lavoratori quale parte pensate di dare e cioè dovrebbe essere un modello partecipativo tipo alla tedesca,o noi ci consegnamo nelle mani dell'imprenditore , non mi pare che si possa essere ottimisti sulla apertura alla partecipazione.
Chi ha scritto che la cgil è contro la contrattazione di secondo livello? L'analisi che voi fate, sul cattivo funzionamento del sistema, è quella che fa la cgil; questo mi pare di aver capito dai documenti pubblici di quella confederazione. Pensate davvero che (non i lavoratori ma) gli imprenditori italiani siano all'altezza delle cose che proponete? Quella è la vera riforma che dovrebbe essere fatta. Non sanno competere sui mercati internazionali, eppure il gioco sarebbe facile: investimenti tecnologici e riorganizzazione dei cicli produttivi per aumentare la produttività e la qualità dei beni e servizi. Avete mai sentito fare questi ragionamenti dagli imprenditori? Eppure la quota dei profitti è salita robustamente. Hanno investito quei danari gli imprenditori? Grazie