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COME RIFORMARE IL CONTRATTO DI LAVORO

di Alberto Pizzoferrato, Categoria Lavoro, Data 19.03.2008

La base di partenza della discussione fra parti sociali sulla riforma della struttura della contrattazione collettiva sorvola su due questioni centrali. La prima riguarda le clausole di rinvio del Ccnl al contratto di secondo livello: andrebbe adottato il principio per cui tutto ciò che non è espressamente devoluto al livello nazionale, ricade nella sfera di agibilità del contratto aziendale. La seconda verte sull'efficacia soggettiva del contratto collettivo nel settore privato, che richiederebbe un intervento legislativo e alcuni correttivi.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Perchè delegare ai "contratti dei secondo livello"
    Nome: Roberto Moretti  Data: 30.03.2008

    La logica della contrattazione di secondo livello secondo piattaforme programmatiche che legano la produttività al reddito è perfettamente ragionevole solamente per le aziende di dimensioni consistenti superiori ai 100-200 dipendenti ove i dipendenti ed i sindacati interni hanno una forza contrattuale consistente. Per la maggioranza delle imprese che sono di dimensioni notevolmente minori rimandare ad un contratto di secondo livello significa lavarsene le mani. Pretendere che il lavoratore dipendente o un sindacato interno debole che ha pochissimo potere contrattuale possa imporre o solo pretendere l'applicazione di norme di tutela o di incentivi è semplicemente ridicolo. Per questo indebolire le tutele e gli incrementi di stipendio nei contratti nazionali significa nella stragrande maggioranza delle situazioni privare di fondamentali diritti il resto dei lavoratori che presi per singola azienda non hanno praticamente alcun potere di pretendere e tanto meno di imporre qualcosa alla azienda in cui lavora. Accettare tutto questo significa riportare il rapporto di lavoro tra dipendente ed azienda indietro di secoli.

  • Non fa una grinza...
    Nome: Claudio Resentini  Data: 21.03.2008

    Sono perfettamente d'accordo con Stefano Facchini, tranne per il fatto che i lavoratori italiani riescano ad opporsi a tale disegno: ci penserà un ampio schieramento di forze politiche, mass media e opinion leader a far passare i messaggi adatti allo scopo. Si continuerà "tranquillamente" nel tentativo di trasformare il lavoro da rapporto sociale a mero input di produzione, da costo "fisso" (vincolato ad una responsabilità sociale dell'impresa "vera" e non quella millantata come tale a fini di immagine) a costo variabile e per di più assolutamente comprimibile attraverso tutti i meccanismi messi a disposizione da un diritto del lavoro sempre più "padronale" e "precarizzante" che rende il lavoratore sempre più indifeso e ricattabile di fronte al volere e al potere aziendale. Non fa una grinza...

  • Perchè il sindacato deve decidere anche per me?
    Nome: luca  Data: 21.03.2008

    Sono d'accordo con le conclusione dell'articolo, e comprendo anche i meriti che ha il sindacato per le battaglia in difesa dei lavoratori, ma oggi c'è troppa ingerenza del sindacato. Il sindacato fa bene a stabilire minimi tabellari, ma poi deve uscire dalle trattative. Se il lavoratore vuole accedere al secondo livello legando il reddito alla crescita di utili dell'azienda, debbono cambiare mentalità. Se si guadagna è bene che si distribuisca l'utile, ma in caso contrario perchè deve pagare solo l'imprenditore? Propongo di consentire alle imprese di associare i dipendenti affinchè godano di parte del loro impegno lavorativo a fine anno, quando si trarranno le somme dell'anno di lavoro.

  • Struttura contrattuale
    Nome: Gaetano Zilio Grandi  Data: 20.03.2008
    Come più volte sostenuto anche in miei scritti, concordo perfettamente con quanto proposto dall'amico e collega Alberto Pizzoferrato. Ma non so i tempi, ancor oggi, sono maturi... GZG
  • E' PALESE LO SCOPO
    Nome: stefano facchini  Data: 20.03.2008

    il vero scopo dell'auspicata riforma del ccnl è quello di legare la parte preponderante del salario a parametri "elastici" quali produttività e redditivà dell'impresa, per propria natura "variabili" dipendenti da poste di bilancio che possono essere variamente, all'occorrenza, interpretate (specie in un paese dove il falso in blancio è stato depenalizzato). Il fine ultimo, perseguito ovviamente con la complicità interessata della triplice sindacale, è quello di non pagare più la quota variabile di salario, limitandolo ad un minimo stabilito dalla legge ed uguale per tutti i lavoratori dipendenti (salario orario minimo come nei paesi anglosassoni e non solo). Ciò, in un quadro nettamente recessivo come quello attuale, diverrebbe un obiettivo facilmente raggiungibile. Ma non sarà facile spiegare ai lavoratori italiani che dovranno essere loro, ancora una volta, a pagare il prezzo della recessione: questa volta chi ci proverà dovrà passare sul loro cadavere.