
Un numero consistente di fondi pensione ha livelli commissionali che superano di molto la media del settore nel breve, nel medio e nel lungo periodo. Oltretutto con risultati che non denotano peculiari capacità nella gestione finanziaria. Costi eccessivi possono avere conseguenze deleterie sull'entità del risparmio previdenziale. Una considerazione che dovrebbe far riflettere quegli operatori che sembrano avere individuato nella previdenza complementare una facile prospettiva di arricchimento, più che una nuova frontiera del risparmio gestito.
E' da tempo che mi chiedo che senso ha andare a regalare soldi, ovvero commissioni, a dei gestori che non riescono neanche ad ottenere il rendimento di un semplice titolo di stato scelto a caso. Perché non dare la possibilità al cittadino di costruirsi da sè la pensione? Perchè non dargli la possibilità di dedurre una percentuale di quello che investe in titoli di stato o equiparati, ovviamente documentando. E poi reinvestire il flusso cedole in etf obbligazionari o, perchè no, anche in etf azionari. Mi sono reso conto "sul campo" che non esisterebbe piano pensione più a "buon mercato", più "garantito" e infine "più remunerativo" di questo! Fate scegliere ad una scimmia una serie di titoli di stato, farà meglio di un gestore di fondi!
Perchè ai fondi pensione aperti , pip o ad altre forme pensionistiche simili, non viene imposta una commissione zero in caso di resa media annua inferiore dei bot? Visto che i gestori (se sapessero fare il loro mestiere in maniera adeguata) dovrebbero sapere sfruttare le occasioni di acquisto e rivendita dei titoli per una migliore resa, poi in base alla plusvalenza rispetto al riferimento, una commissione crescente, in maniera di premiare in maniera adeguata i migliori gestori, ritengo assurdo che io debba pagare una commissione, e il gestore mi da una resa negativa, a perdere il valore del mio investimento sono capace anche io .
Credo che ci troviamo di fronte ad una coperta troppo corta che coprendo la testa ci scopre i piedi. Non credo che il problema principale sia il maggiore o minore rendimento dei fondi quanto la perdita di un valore culturale quale la liquidazione che spesso serviva da trampolino di lancio per le nuove generazioni (vedi acquisto di una casa o di un attività). Il dramma è che i nostri figli, io ho trent'anni, non potranno contare nè sulla nostra buonauscita nè, probabilmente, sulla nostra pensione che, nonostante l'integrazione del tfr, risulterà insufficente. Forse valutare correttamente l'inflazione potrebbe essere un buon punto di partenza.
Il punto da voi segnalato è delicatissimo, ma è forse marginale rispetto al problema dei rendimenti degli investimenti nei fondi. Forse potrebbe essere opportuno che la redazione della Voce analizzasse cosa ne è stato del TFR dei dipendenti che nel corso del 2007 hanno scelto fondi pensione alternativi al TFR all'Inps. Di fatto il governo ha obbligato i dipendenti a fare scelte per le quali non erano preparati, non sono in termini di comprensione del peso delle commissioni di gestione, ma anche di asset allocation di lungo periodo. La profonda crisi dei mercati ha sicuramente intaccato il risparmio di molte persone che probabilmente sono incosapevoli di ciò che sta accadendo al loro TFR. Avete informazioni a riguardo?
Le chiedo: darebbe parte della sua pensione in pasto ai mercati finanziari senza alcuna "garanzia" di rendimento superiore alla rivalutazione del Tfr? In Italia, sa bene quanto sia difficile mettere tutti d'accordo.....ma su qs tema, invece ciò è avvenuto....tutti d'accordo...(sindacati-governo-imprenditori)....perché tutti ci guadagnano...tranne i giovani come me, che da un lato "mantengono" in vita i pensionati del sistema retributivo e dall'altro mi chiedono "sacrifici" senza alcuna miglioria nel ritorno dell'investimento ! Su 12 mio di lavoratori subordinati, oltre il 70% non ha aderito a qs forme....non vedo quindi di quale successo si possa parlare...meglio sarebbe stato, riformare gli enti previdenziali (da depositari a gestori di finanza a reddito fisso) e la fiscalità sulla liquidazione del Tfr trasformando quest'ultimo in vitalizio reversibile, sicuro e rivalutabile da accompagnare alla pensione contributiva.
Si sapeva che sarebbe finita così: la rendita dei fondi integrativi era poco appetibile dai lavoratori proprio per i risulati di queste gestioni affidate a dei comitati che lucrano prebende e con scarsa competenza. Ma perché non vengono affidati all'INPS che potrebbe contenere i costi ed avere più competenza degli amministratori provenienti molti da esperienze sindacali e non finanaziarie?
Come gia espresso in una trasmissione Rai, ritengo i fondi pensione una truffa ai danni dei lavoratori, che sono indotti o obbligati a versare i propri Tfr e oltre. Come state dimostrando con il Vostro scritto, ci sono gia ora, che siamo appena all'inizio delle gestioni, fondi in perdita. Investire i risparmi pensionistici in fondi mobiliari è una pazzia, che arrichisce solo i gestori e lasciera i lavoratori in mutande. I risparmi pensionistici vanno investiti in beni durevoli, possibilmente di pregio, perche i beni di pregio si rivalutano di piu delle case popolari.... Non possiamo far svolgere ai risparmi pensionistici la funzione di welfare. Ai gestori dei fondi, secondo me in malafede, i recenti crac non hanno insegnato nulla. Queste attività vanno sottoposte a rigorosissimi e competenti Enti di controllo, ammesso che in Italia si possa parlare di cose serie. Ringrazio Dio di non essere un lavoratore in attesa di pensione. Buon lavoro. Gianfranco Schiavo - Pd
Dopo il tutti uguali e il mercato selezionerà i migliori, siamo ai primi consuntivi. Emerge che con l'utilizzazione di prodotti individuali in luogo di quelli collettivi, il lavoratore lascia per la strada annualmente uno a due punti percentuali di rendimento per i maggiori costi di gestione e di distribuzione, sacrificando sul lungo periodo, a parità di rendimento, dal 20 al 30% della prestazione finale. Che senso ha? Un rappresentante dell'ANIA ad un recente convegno evidenziava, correttamente, che si tratta di capire se eticamente il maggiore costo sia eticamente accettabile considerando che la vendita individuale da un plus di consulenza al lavoratore. Io sono convinto che se il lavoratore venisse messo a conoscenza dell prezzo finale della consulenza farebbe volentieri a meno di un'assistenza che, nel migliore dei casi, consiglia di ridurre il rischio con l'aumentare dell'età anagrafica, consiglio che in breve sarà senso comune e che qualunque delegato sindacale sarà in grado di dispensare. Con i FP Negoz.li meno asimmetrie e mercato più efficiente, perchè non sono "uguali".