
Sempre più insistenti in molti paesi i segnali di una ripresa inflazionistica. Con Stati Uniti e Fed accusati di soffiare sul fuoco. Ci sono almeno tre argomenti per ritenere che l'attuale fiammata sia potenzialmente pericolosa: rivendicazioni salariali, prezzi delle commodities, crisi finanziaria e reddito potenziale. In ogni caso, però, il ruolo che le banche centrali possono svolgere, nel bene e nel male, è fondamentale: per la loro capacità o imperizia nell'influenzare la relazione tra inflazione corrente e aspettative di inflazione.
Secondo il modello dei salari vischiosi l'inflazione riduce il salario reale (nno potendo ridursi quello nominale), la dimuinizione del salario porta ad un aumento l'occupazione e la produzione e quindi il reddito. Secondo la curva di Phillips similarmente, c'è una relazione inversa tra disoccupazione e inflazione. Più inflazione meno disoccupazione e viceversa. A mio onesto parere, credo che il bene primario per l'Italia sia aumentare l'occupazione.
Signori a questo punto visto che gira attorno al problema, ecco una soluzione interessante da un punto di vista di un nuovo modello economico: l'economia dell'isola di Guernsey, nella Manica. Si tratta di un'isola dove in circolazione c'è una propria moneta, emessa in maniera indipendente rispetto alla Banca d'Inghilterra. la moneta viene emessa direttamente dallo Stato e serve fondamentalmente per pagare sia la spesa corrente che le opere pubbliche. Esiste tra le altre cose solo una Flat-tax del 20% che tutti pagano indiscriminatamente e che serve solo per controllare la massa monetaria circolante. Conseguenza: il livello dei prezzi è sempre lo stesso da oltre 30 anni; non esiste il debito pubblico, poichè il denaro non viene prestato da una Banca centrale allo Stato in cambio di titoli di debito e soprattutto non si pagano gli interessi sul debito pubblico che a livello macroeconomico non fa altro che far aumentare lo stock del debito e a livello micro economico fa aumentare i prezzi in maniera scandalosa per via degli oneri f. Aumentare i salari non basta, piuttosto bisognerebbe aumentare la liquidità in circolazione iniettando sangue in un corpo dissanguato come l'Italia.
La mia pensione del 2001, tradotta in euro nel 2002, e l'inflazione di questi anni, me l'hammo ridotta in potere d acquisto del 50-60%. Che fare? Ritornare a lavorare a 65 anni per poter tenere un tenore di vita decoroso? E chi me lo da il lavoro a quest'età? Gli altri redditi non sono colpiti dall'inflazione come quello della pensione, che mette in pista ogni anno una perequazione "peregrina" intorno all'1%. Quest'anno poi nemmeno questa perequazione ho preso, in quanto con gli aumenti delle addizionali comunali regionali e le mancate detrazioni hanno fatto "arretrare" la mia pensione. Voi economisti di larga fama e di grandi discussioni...mai una parola sull'argomento. E' mai possibile un arretramento di reddito? Tutti dico tutti si beccano gli aumenti reali di reddito in Italia. Persino il presidente della repubblica. E noi pensionati a reddito fisso? Tutti i lavoratori rinnovano i contratti; i bancari recuperano addirittura il 20%. Scandalo, vero scandalo. E Voi grandi Economisti della lavoce.info fate discorsi ad alto livello di economia. Ma a Padoa Schioppa, vostro collega che suggerirete al riguardo? Vi leggo sempre, ma ogni tanto mi incavolo per le cose che dite.
Penso si dovrebbe cominciare a spiegare cosa sia veramente l'inflazione, ovvero la crescita della massa monetaria. In mancanza di uno standard aurifero, sono le banche centrali a creare l'inflazione, su richiesta più o meno diretta del potere politico, con l'intenzione di influenzare il ciclo economico, con l'effetto opposto, ovvero di accentuarne la salita (boom) e ad amplificarne la discesa (bust). Tutte le banche centrali stanno facendo girare le rotative a mille in questo periodo (M3 cresce in Europa del 12%, fonti private riportano il 16 % negli USA, in Cina siamo intorno al 19 %, in Russia sopra il 50 %, e la lista può continuare). La moneta creata negli ultimi decenni ha provocato l'inflazione del mercato mobiliare prima, di quello immobiliare poi e finalmente si sta manifestando nei beni di consumo. Si dovrebbe fare uno sforzo per far conoscere agli italiani Rothbard e von Mises, sporattutto perchè, di questo passo, infondo al tunnel c'è l'iperinflazione stile Zimbawe su scala globale, con il collasso dell dollaro e del Bretton Woods 2. In questo drammatico scenario, l'italia sarebbe tra i primi paesi a soccombere.
L'incertezza nel futuro e i bassissimi rendimenti dei titoli di stato hanno fatto aumentare i prezzi delle case. Chi può ha comprato immobili che come il Rame nell'esempio sono beni scarsamente deperibili, nella certezza storica che i prezzi delle case aumenteranno. Si è posta una solida base per la futura crescita dell'inflazione, infatti l'affitto di casa incide fortemente sulla richiesta di reddito dei lavoratori. Urge detassazione totale della prima casa. Tassazione come oggi per le case affittate, e un'imposozione fortissima sui patrimoni immobiliari conservati in maniera speculativa. Tale imposizione potrà essere contrastata dai proprietari beneficiando di misure incentivanti la ristrutturazione degli immobili stessi, senza tetti. Il mio concetto è: se riesco efficacemente a colpire la speculazione al rialzo dei prezzi contenuta negli accumulatori di inflazione avrò buone probabilità di essere credibile nel chiedere aumenti salariali contenuti e ottenere un tasso di inflazione contenuto.
In Europa, per 20 anni, abbiamo perseguito politiche virtuose di contenimento della crescita della domanda aggregata, coerentemente con dinamiche inflazionistiche moderate, con la disciplina fiscale e una politica monetaria tutto sommato relativamente restrittiva e certamente poco anticiclica. Nei paesi anglosassoni, invece, la politica monetaria e' stata spesso espansiva e la disciplina di bilancio, presso le unia' familiari o pressi i governi, blanda. Ora, pero', di fronte al rischio di crisi sistemiche, e' chiaro a tutti che la BCE non si e' tirata indietro dal dare una mano a istituti e mercati finanziari in difficolta'. E' possibile che parte del differenziale di crescita tra Europa continentale e paesi anglosassoni si spiegi col fatto che forse siamo stati un po' troppo virtuosi ('too much of a good thing') e che forse dovremmo farci un po' piu' furbi?
Lo scoppio dello scandalo ENRON ha tolto dalla scena il n.1 dei revisori USA, Arthur Andersen. Vista la dimensione ed il prestigio della vittima (A.A.), ho sempre avuto il dubbio che la malagestione "certificata" riguardasse molti altri casi analoghi. Niente di tutto questo è al tempo emerso. Mi chiedo oggi quanto l'attuale crisi finanziaria USA dipenda dai crediti fatti al signor Smith e quanto da crediti ugualmente inesigibili o comunque in profonda sofferenza che hanno un'origine "industriale", più antica e quindi probabilmente dimensioni molto più estese. Se così fosse la cura FED, molto improntata sul breve termine, non sembra adeguata. Alimentando la svalutazione dell'US$ rende gli asset finanziari ed industriali in crisi inevitabilmente e più facilmente oggetto di acquisizione. Queste acquisizioni, vista la carenza di liquidità interna, facilmente saranno fatte da attori provenienti da paesi con forte surplus commerciale (fra l'altro spesso in valuta forte come l'euro). Gradirei un commento a quanto sopra.
Come è possibile continuare a sostenere l'argomento del contenimento dei salari, se ormai non è più possibile nascondere a nessuno che in Italia i salari dei lavoratori sono rimasti al palo e sono i più bassi di europa!! L'inflazione sarà al al 2% nel resto d'Europa, non certo in Italia, dove i prezzi continuano a salire per effetto dell'inflazione importata dagli USA e con buona pace del paniere ISTAT. E perchè non si parla degli extraprofitti delle imprese realizzati grazie alla delocalizzazione delle aziende (in Cina ed in India) e al minor costo della manodopera conseguito? altrimenti non si capisce perchè queste aziende virtuose vadano all'estero e perchè non si parla correttamente di produttività del lavoro calcolata sul valore della produzione e non sui pezzi prodotti?
Il processo di globalizzazione in atto da un lato riduce il valore del lavoro che viene delocalizzato in luoghi ove il suo costo deve tendere ad annullarsi sia per gli operai sia per le altre classi sociali che sono soggette ad attacchi perchè si vuole tendere ad annullare l'idea che il lavoro possa avere un costo (ritorno alle società schiavistiche). Perchè se chi delocalizza riduce i costi di produzione assistiamo in questi anni ad un processo inflazionistico? Non sarebbe il caso di attenzionare i meccanismi della grande distribuzione, dell'importazione e del branding per vedere se negli stessi vi siano delle "strozzature"? Se con un pizzico di onestà intellettuale disaggreghiamo inflazione da costi e da domanda, e ragionevolmente pensiamo che sussista la prima e non la seconda potremmo giungere a soluzioni opposte a quelle pietrificate in materia di costo del lavoro e tasso di interesse. Tuttavia il problema dell'insufficienza del salario non può essere affrontato come si suole affermare semplicisticamente tramite un suo aumento in termini nominali che verrebbero erosi dal processo in atto (assorbiti dagli oligopoli) e non si traducono nell'aumento della domanda interna.