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Commenti

LA POLITICA E LA BANDA LARGA

di Carlo Scarpa, Categoria Concorrenza e Mercati, / Informazione, Data 10.03.2008

Lo sviluppo della nuova rete di telecomunicazioni del paese deve entrare nel dibattito politico. Non per valutare cosa deve fare Telecom Italia, ma per capire se i pur legittimi piani della società sono proprio quello che serve all'Italia. Se così non fosse, e probabilmente così non è, occorre porre il tema di chi paga per "fare di più". Il conto forse sarà salato e la questione meno attraente di altre per certi politici. Tuttavia, si tratta di un investimento cruciale. Da decidere in fretta perché le telecomunicazioni non attendono.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Lo sviluppo indotto
    Nome: Andrea Marazzi  Data: 15.03.2008

    Buongiorno Prof.Scarpa, Vorrei sottolineare come lo sviluppo della banda larga sia necessaria per lo sviluppo delle aziende italiane e per il paese in generale. Per poter fruire della tecnologia informatica è sempre più necessario avere delle connessioni che garantiscano velocità e continuità di collegamento. Purtroppo, anche nelle zone più industrializzate del Nord, ciò non avviene. Sono infatti ancora presenti centrali meccaniche di TI, che non garantiscono questi due essenziali requisiti. Nello specifico mi sono trovato a non poter disporre del servizio VoIP a causa di una pessima qualità audio riscontrata e sto avendo difficoltà a "unire" informaticamente due sedi dell'azienda per la quale lavoro per instabilità della rete . Questo causerà il rallentamento ed impoverimento dei servizi che l'azienda sarà in grado di offrire, in un mondo dove l'informazione è necessaria subito, con la conseguente perdita di competitività . Considerato il crescente peso di internet e dei suoi servizi nella vita odierna, siamo a rischio di perdere il treno anche in questo campo e di accelerare ulteriormente l'invecchiamento del nostro adorato paese. Distinti saluti

  • Anche l'agcom dovrebbe fare la sua parte...
    Nome: diego rampino  Data: 14.03.2008

    Concordo con lei, Professore, sul fatto che quello dello sviluppo di reti di nuovo generazione sia un problema politico, in quanto riguarda il futuro sviluppo economico del nostro paese; ritengo tuttavia che un ruolo di rilievo in tal senso possa essere giocato anche dall'Agcom, visto che uno dei suoi obiettivi e quello dell'innovazione e dello sviluppo delle reti di comunicazione elettronica. In tal senso sarebbe utile prendere esempio dal regolatore britannico, il quale ha creato un organismo indipendente (il Next Generation Network United Kingdom) preposto al coordinamento dello sviluppo della NGN nel Regno Unito, una sorta di forum tra l’autorità inglese, istituzioni varie ed operatori.

  • Wi-Max
    Nome: Luca Di Gennaro  Data: 12.03.2008
    In mia opinione l'articolo non prende in considerazione altre teconologie a banda larga (come il Wi-Max). Questa hanno il vantaggio di essere a banda larga ma con minori costi d'investimento iniziali. Questa tecnologia potrebbe spiegare anche il ridimensionamento di telecom sulla banda larga. Oltre tutto in generale il "senza fili" rappresenta il futuro.
    Risposta:

    Caro lettore,
    sono d'accordo che c'è anche quello... E infatti il dibattito in Australia verteva esattamente sul cable v. wireless. Ma (con o senza
    fili) continuo a credere che gli investimenti a riguardo debbano essere al centro di un dibattito, nel quale le posizioni di Telecom Italia sono legittime, ma ove c'è da aprte della Politica anche il dovere di dire dove si vuol portare questo paese e come...
    Carlo scarpa

  • WiMax
    Nome: Bruno Stucchi  Data: 12.03.2008
    Internet su WiMax fara' la medesima fine dei tentativi di connessione alla rete via linee elettriche. Troppi inconvenienti, poca affidabilita'.
  • Chi paga
    Nome: G. Caldo  Data: 11.03.2008
    Caro Prof. Scarpa, concordo con la sua domanda "chi paga", ma forse la risposta è diversa da quella dell'articolo. La Telecom Italia non è un'azienda pubblica; deve quindi perseguire obiettivi "industriali", ossia massimizzare il ritorno per i propri azionisti. Se questo è vero, l'investimento nelle fibre ottiche non s'ha da fare; è infatti, a breve-medio termine, un investimento largamente in perdita. Poche sono le eccezioni: le zone molto ricche e molto densamente popolate (come il centro di Milano), certi distretti di uffici, i quartieri nuovi. C'è chi pensa che bisognerebbe comunque investire nelle fibre ottiche, per "modernizzare il paese". Forse è vero, ma questo non rientra in una logica industriale. Cioè a dire, investire nelle fibre dà ritorni solo nel medio-lungo termine, e/o i benefici saranno comuni e non catturabili da una sola azienda. Allora "Chi Paga??" Io proporrei un modello "autostrade", in cui stato e comuni fanno il grosso degli investimenti nella fibra e ne hanno la proprietà, e le società di telecomunicazioni si aggiudicano le concessioni di gestione.
    Risposta:

    Il fatto che un'impresa privata debba fare i proprio piani, e che questi (se non illeciti) siano legittimi mi trova ovviamente d'accordo. E
    infatti non critico tanto TI, quanto il fatto che la politica non sia esplicita su cosa vuol fare in uno degli snodi principali dello sviluppo
    del paese. Su questo purtroppo i programmi sono un po' vaghi, e il dibattito sembra più attento a questioni "polemiche" che non a quelle concrete.
    Il richiamo al modello "Autostrade" mi spaventa un po' per altro... anche se capisco la sua petizione di principio, di esempi di settori
    regolati meglio ce ne sono!! Diciamo che le soluzioni non mancano. La cosa che mi preoccupa è che forse chi vuole prendere in mano il timone del paese non ha grande attenzione al problema.
    Cordiali saluti
    Carlo Scarpa

  • Rete Telecom di prossima generazione NGN
    Nome: Franco Morganti  Data: 11.03.2008
    Forse si può aggiungere che il progetto Telecom Italia di NGN prevede l'uso della tecnologia VDSL (fibra fino all'armadio di strada) che costa meno, rispetto alla fibra fino all'utente, ma limita notevolmente la concorrenza sull'ultimo miglio. Inoltre TI ricava dall'investimento notevoli riduzioni di costo che si ripercuotono su tutta la rete. Due passi per un ritorno in grande stile al monopolio naturale. Infine si è visto che TI ha notevoli problemi a ridurre il debito, senza interventi straordinari. Entrambe le considerazioni spingono a uno scorporo societario della rete, verso una newco in stile Terna. Ma al momento non se ne parla e persino l'ipotesi di una separazione funzionale in stile Openreach, come in UK, sembra fare passi indietro. Ha ragione il prof. Scarpa. E' una questione politica con la "P" maiuscola.
    Risposta:

    E' una puntualizzazione assolutamente opportuna. Il piano di TI prevede soprattutto "fibra fino all'armadio di strada" piuttosto che "fiber to the home". E dall'armadio di strada alla casa, resta ancora la "vecchia" rete, il che oltre al rallentamento del servizio pone anche il problema dell'accesso. La concorrenza non è tutto, ma non possiamo certo dimenticarla! Quanto all'operazione "tipo Openreach" speravo che la scarsa enfasi data dagli amministratori fosse legata al fatto che la si considera un fatto compiuto, ma se così non fosse condivido le sue preoccupazioni!
    Cordiali saluti  e grazie
    Carlo Scarpa

  • lodicom - banda larga
    Nome: ALFREDO FERRARI  Data: 11.03.2008

    E' giustissimo quello che è stato scritto perchè siamo molto indietro in tutti i campi su questo aspetto cruciale. nei piccoli paesi è molto sentita questa sistuazione che viene vissuta come un divario sociale: inoltre esiste un aspetto economico per la competitività delle micro aziende che connessi a modem a 56 kb fanno fatica persino a spedire un preventivo o una fattura via e.mail. il famoso PIL si ottiene tramite tutte queste forme di innovazioni tecnologiche perchè si ottimizzano i processi e si riasprmiano risorse da investire nel mondo del lavoro. Ma lo stesso procedimento vale per tutte le attività sociali o degli enti pubblici che annaspanp ancora e viaggiano con marre di carta che mantiene uno stato inefficiente e costoso. la spesa pubblica si può ristrutturare tramite una informatizzazione seria ed equilibrata. nella mia Provincia, cioè quella di Lodi, è stata creata dalla Provincia stessa una società a intera partecipazione pubblica "Lodicom", con un CDA specifico, ma dopo due anni non sono ancora riusciti a mettere in rete wireless tutta la Provincia stessa, con un digital divide che tocca ancora oltre 30 comuni su 61. Un disastro completo.