
La vera emergenza abitativa riguarda oggi le famiglie con reddito medio-basso, quelle che non sono né abbastanza povere per avere una casa popolare, né abbastanza ricche per pagare un affitto sul libero mercato o accendere un mutuo. Il fabbisogno per questa fascia di popolazione arriva a quasi quattro milioni di abitazioni. Un grande programma pubblico-privato di social housing è condizione necessaria, ma non sufficiente per la soluzione del problema. Che passa per lo sgonfiamento della bolla immobiliare e la crescita economica.
Si parla del mercato degli affitti e di come la gente non affitta le case. Ora racconto la mia storia personale che puo' essere di esempio Ho un appartamento ma non avendo la ragazza vivevo coi miei. Ora l'ho trovata (la ragazza) ma non sono riuscito a entrare nell'unico appartamento che davo in affitto per non lasciarlo vuoto. L'appartamento l'ho affittato col contrattto 4+4 e la prima scadenza è tra due anni. Innutile dire che nel frattempo ho cercato e trovato un'altro appartamento in affitto. Pago le tasse su quello che incasso, ma non posso scalare quello che pago! Mi son messo nelle peste da solo direte. In effetti facevo meglio a lasciarlo sfitto, come vuole il governo!
L’articolo dimostra – una volta di più – come una cattiva politica abbia condotto il Paese in uno dei tanti vicoli ciechi. Pur essendo gli affitti inaccessibili a molte famiglie, va aggiunto che sono poco remunerativi. La tassazione è in molti casi intorno al 40-45%. Sulla casa gravano le spese “trasversali” più incredibili: si va dal continuo adeguamento delle norme di sicurezza (vere e presunte), all’invenzione del “fascicolo del fabbricato”. Il tutto utilizzato per eseguire lavori più o meno necessari, che incrementano il giro di affari a spese dei proprietari. Su tutto questo pesa poi l’inefficienza della giustizia, che si esplica a tutti i livelli, a cominciare da lavori costantemente mal eseguiti e per i quali è inutile rivolgersi ai tribunali. Gli sfratti vengono continuamente sospesi, ed il rischio di non percepire l’affitto (ma continuando a pagare le spese, ed in più le legali), non è affatto trascurabile. Come in altri casi (basti pensare al mercato del lavoro: una fascia di iperprotetti ed una parte di “senza diritti”) il nostro Paese si è infilato in un labirinto dal quale è molto difficile uscire e del quale sono scontente tutte le persone oneste.
Gentile Ghisellini, la sua analisi mi interessa professionalmente e mi riguarda personalmente (io, mia moglie non lavoratrice e i miei tre figli siamo proprio dei nè-nè a Roma). Se non fosse per una proprietaria dotata di rara carità cristiana (e trasparenza giuridica) non potrei nemmeno pagare l'affitto. Detto ciò, da anni si sente dire che l'80% circa degli italiani è proprietario di casa. Io tendo a non crederci o a leggere il dato in modo diverso dalla normale interpretazione: mi sembra la classica storia del "mezzo pollo" manzoniano... quanto pesano sul numero assoluto i pacchjetti immobiliari di imprese e "piccoli proprietari"? Quanti sono effettivamente i nuclei familiari che vivono in una casa di loro proprietà? Quanto immobilismo (sociale e produttivo) ha ingenerato la moda del mutuo, che diventa una gabbia per tutta la vita? Grazie Simone Sereni
Caro Ghisellini, dal Suo curriculum e dagli articoli qui pubblicati deduco che Lei sia persona competente ed esperta in materia immobiliare, ma vedo che non ha raccolto la provocazione insita nel mio precedente commento, che è passata sotto silenzio, confermando la "conventio ad omittendum" che avevo lamentato. Continua intanto (anche su questo sito) la richiesta di interventi da parte della pubblica amministrazione, che in materia di offerta di case, dopo il famoso "piano Fanfani" ha fatto solo danni. Lei stesso parla di "affitto sul libero mercato", quando il mercato degli affitti, per scelta quarantennale del legislatore, viene lasciato asfittico ed ancora estremamente vincolato. Quando mai si parlerà apertamente di questi problemi e si incoraggerà l'offerta delle case in affitto? Oltre tutto, l'ampliamento di questa offerta favorirebbe la mobilità territoriale e del lavoro e quindi anche l'offerta stessa di lavoro, come riconosciuto dagli economisti, e verificato nei paesi del Nord Europa. Quando ne seguiremo l'esempio? Paolo Borghese
Nessuna congiura, almeno da parte mia.Personalmente credo che il motivo principale della mancanza di abitazioni in affitto non sia né l'immagine negativa dei proprietari né le aliquote; a mio avviso l'ostacolo più significativo per uno sviluppo del mercato sta nell'incertezza del diritto.
Prima di affittare una casa ci si pensa cento volte, dato che fra sfratti, sanatorie,ecc. non si può sapere con certezza quando se ne rientrerà in possesso.Chi decide di rischiare, lo fa quindi caricando un prezzo (il canone) che molti non possono permettersi.Detto ciò, scopo del pezzo non era quello di analizzare i perché dell'assenza del mercato, ma piuttosto quello di calcolare il numero di famiglie in disagio abitativo.
Ottima analisi, quella di Ghisellini. Anche io sono un "néné", e ho quasi 50 anni. Se ne deduce una cosa sola: che il mercato da solo non funziona. Crea ingiustizie. Alimenta la speculazione. Perché, è inutile cercare di negarlo, esistono soggetti forti e soggetti deboli. La casa è un bene primario, di importanza esistenziale, non può essere lasciato in balia del mercato. Avere una casa da abitare non dovrebbe corrispondere a dover pagare gli interessi sul capitale a qualcun altro, come succede con l'affitto e con i mutui. I poveri che pagano gli interessi ai ricchi. E se lo Stato italiano non ha fatto nulla finora per evitare questo sconcio, è perché al governo ci sono sempre i ricchi. E li eleggiamo noi...
Il problema sta nei mutui che dovrebbero agevolare coloro i quali sostengono mensilmente gli affitti e che vorrebbero comprare casa sostenendo la stessa spesa mensile.
Si omette sempre, quasi per tacita convenzione, un elemento, forse troppo evidente (!). Dal dopoguerra, per demagogia, accentuata con l'equo canone, si sono considerati i proprietari di case - anche quelli che ne possiedono una sola oltre quella che abitano, e che sarebbero disponibili a darla in affitto - non come soggetti che offrono un servizio alla comunità, ma come delinquenti e sfruttatori da reprimere. In questo modo lo stock di abitazioni disponibili per l'affitto è sceso in Italia ai livelli più bassi di Europa (credo a circa il 20% del totale). A ciò si aggiunge la tassazione del reddito derivante da affitto con l'aliquota marginale del proprietario, che oltre a rendere poco conveniente il dare in affitto, incoraggia e quasi giustifica l'evasione fiscale. Ancora oggi, in base alla legislazione attuale, chi da in affitto una casa si impegna a concederla per un minimo di otto anni! Non mi ricordo di aver letto articoli (anche di economisti) che abbiano stigmatizzato questo pregiudizio, proponendo soluzioni che, incoraggiando l'offerta di case da dare in affitto, riporterebbero l'Italia in Europa, dall' attuale situazione di sopravvissuto paese del "socialismo reale".
Ho 35 anni sono disoccupata e marito impiegato con 1200 euro di stipendio. Eravamo in fitto, in una zona centrale della mia città, Napoli, dal 2003 a 400€ poi passati in maniera bonaria ,dopo i primi 4 anni, a 425 € . L'appartamento è composto da una stanza con cucina e bagno ricavato da un balcone. Non vi descrivo le condizioni del palazzo. Per motivi personali abbiamo lasciato questo appartamento e abbiamo dovuto "approfittare" dell'ospitalità di mia madre: vedova, pensionata e in fitto da 40 anni presso un istituto di previdenza dei giornalisti italiani, con un pigione di circa 500€ compreso condominio. Per tre anni ha usufruito dei contributi al fitto ex legge 431. Nel mentre io e mio marito, passato un anno e mezzo abbiamo trovato in una zona più periferica, ma sempre servita dalla metro, un appartamento di due stanze con cucina abitabile senza riscaldamento e con la necessità di fare dei lavori strutturali a nostre spese, a 450€ mensili.Mi perdonino gli studiosi che si servono di statistiche e dati più scientifici ma ho provato a descrivervi la condizione di chi, come noi, vive il ricatto dei piccoli proprietari e non solo, soprattutto qui al sud....
Si tratta proprio delle "famiglie potenziali" di cui si parla nell'articolo, principalmente giovani fino a 34 anni che, sia pur già disponendo di un reddito da lavoro, non riescono ad andar via dalla casa dei genitori a causa della sproporzione fra reddito proprio e rata mutuo/affitto.