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CRESCITA 2007: NIENTE DI NUOVO

di Francesco Daveri, Categoria Conti Pubblici, Data 04.03.2008

Nel 2007 la crescita del Pil dell'Italia è stata inferiore di circa un punto percentuale a quella media dell'area euro. Ma particolarmente preoccupante è il confronto con Germania, Francia, Regno Unito e Spagna. Non si tratta di una novità: l'ultimo anno in cui il nostro paese è cresciuto più rapidamente dei quattro grandi in Europa è stato il 1995, quando la nostra industria beneficiò di una cospicua svalutazione. La crescita potenziale limitata dell'economia italiana di questi anni dovrebbe rendere più cauti gli schieramenti nelle promesse elettorali.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • do things right or do the right thing
    Nome: lodovico malavasi  Data: 14.03.2008

    Ottimo l'incipit, inserito sul finale, " meglio sarebbe che gli schieramenti politici accettassero il fatto che la crescita economica largamente al di fuori delle loro possibilità di controllo ......" Alla politica spetta il compito di promuovere opportunità di crescita le più ampie possibili attraverso leggi liberali e non nocive al senso comune, agli individui ed alle imprese fare "cose giuste". Molte saranno sbagliate e quindi fallimentari e non saranno più ripetute, ma da quelle che risulteranno esser "giuste" potrà nascere il progresso economico.

  • Sono i paesi europei così confrontabili ?
    Nome: Ettore Gaiani  Data: 06.03.2008

    Senza nulla togliere all'articolo che condivido mi piacerebbe vedere un confronto tra i paesi europei fatto per macro settori industriali per meglio cogliere i limiti e le opportunità per il nostro paese. Ritengo che dare visibilità alla nostra scarsa competititività nei settori dove la crescita mondiale è più forte evita il nascondersi collettivamente dietro le responsabilità (pur tante) della politica.

  • Le implicazioni di politica economica sono diverse
    Nome: Massimo GIANNINI  Data: 04.03.2008

    L'analisi é condivisibile ma le implicazioni di politica economica dovrebbero essere diverse. Non si tratta né di ridurre la pressione fiscale né la spesa corrente ma d'identificare e d'incidere sui fattori di crescita domandandosi perché cresciamo meno degli altri, cosa abbiamo di diverso, e agire su questi elementi. Dire che i politici non sono responsabili della crescita e che questa é fuori dal loro controllo é come dire che la politica economica non incide sulla crescita. Non incide quella di questi politici ovvero la loro lista di cose da fare, che sia coperta o no, non é la lista giusta. Ci sono spese improduttive e pessima allocazione di certe risorse. Se quando esiste un problema di produttività, ambiente, energia, burocrazia invece di dire si migliori l'organizzazione del lavoro, si faccia la raccolta differenziata, si risparmi energia,si aumenti l'uso di tecnologie si fanno altre cose é un problema di scelte di politica economica, non solo non coperte, ma sbagliate. E' la differenza tra do things right or do the right thing.Se manca energia non costruisco una centrale nucleare, ma incentivo il risparmio energetico.

  • Come far ripartire la crescita
    Nome: Luca Cornetta  Data: 04.03.2008

    Per crescere un paese deve mettere maggiori risorse in infrastrutture, ricerca e formazione. Tutti capitoli che la classe dirigente italiana vede come voci di spesa e non come settori di investimento. E' preoccupante che in questa campagna elettorale nessuna forva politica dica che dovremmo almeno triplicare il peso della ricerca in relazione al PIL nell'arco della prossima legislatura. Sarebbe anche opportuno indirizzare le risorse in settori che garantiscano positive ricadute industriali, ma affrontare da subito anche il capitolo "qualità della spesa" è utopia...