Senza dilungarmi, i risultati delle varie riforme mi sembrano deludenti ma indietro non si può tornare. Allora si potrebbero provare modelli sperimentali di scuola superiore, con l'accordo dei genitori, dove le materie di studio sono limitate: italiano, matematica, scienze,una lingua straniera e due corsi facoltativi non obbligatori per i vari indirizzi. Ogni anno all'inizio dell'anno scolastico esami di ammissione. I candidati insufficienti in una o più materie ripetono le materie non apprese sufficientemente, mentre proseguono gli studi in quelle in cui hanno superato l'ammissione. Si può prevedere un anno ulteriore di recupero per le materie a cui non si è stati ammessi e rilasciare diplomi di diverso grado . Dimenticavo, esami di ammissione anche per l'università: la selezione effettuata dovrebbe, in linea di principio, determinare la qualità dell'università stessa.
Occasioni colte e mancate
Nome: ilaData: 01.03.2008
Penso che l'aspetto dell'istruzione tecnica e professionale sia fondamentale. fioroni sembra aver dimenticato che il titolo V la assegna alle regioni. obbligo scolastico non può voler dire costringere tutti sui banchi, si aumenterebbe solo la dispersione. Bisogna recuperare il valore culturale del lavoro. invece mi sembra che sulla valutazione sia stato molto chiaro. è tornato a quella campionaria perché bisogna sperimentare un sistema rigoroso di valutazione esterna, che giudichi il valore aggiunto che la scuola riesce a dare (se non si riproduce solo il ilvello culturale della scuola d'origine). Una volta studiato bene il sistema lo si può riproporre a livello generale, a tutti, scuola per scuola. a quel punto però la valutazione deve contare anche per la carriera e gli stipendi di presidi e insegnanti. uUgentissimo, e assolutamente ignorato, è il problema del sistema di formazione e reclutamento insegnanti. le SIS sono una bufala pazzesca!
Scuola
Nome: carmine granatoData: 25.02.2008
Secondo me la mancata "concessione" di autonomia alle singole scuole è determinata dalla scarsa qualità culturale e gestionale di troppi presidi che si sono ntrovatin tra capo e collo la qualifica di dirigenti senza averne le qualità, la preparazione e la cultura. Per ovviare a questa vistosa lacuna bisogna formare veri dirigenti per poi potere attuare un decentramento serio e consapevole. Tuttora sono in carica presidi-dirigenti quasi analfabeti. Cosa sarebbe successo se fosse stata attuata l'autonomia di ogni singolo istituto? Io lo immagino e sono contento che non sia stata attuata al massimo.
Cosa ha fatto Fioroni
Nome: prof. Federico TeloniData: 20.02.2008
Sull'innalzamento dell'obbligo scolastico a 16 anni vorrei far presente che per i giovani con poche attitudini per la scuola e che dovrebbero essere inseriti prima possibile nel mondo del lavoro non c'è nessun progetto alternativo all'istruzione, che tenda alla valorizzazione delle loro attitudini personali (creatività, manualità, ecc) e che potrebbe fare di queste persone ottimi operai, manovali, muratori, meccanici e quant'altro non necessariamente legato al raggiungimento del diploma di maturità.
Formazione classi
Nome: Andrea DonaglioData: 20.02.2008
Mi limito a questo aspetto che a raggiunto livelli insopportabili. Sono proposte rivolte alla secondaria superiore, ma penso valide anche le altre scuole dell'obbligo. La prima riguarda il numero di alunni: classi meno numerose, max 20 alunni; se presenti disabili certificati,15 con insegnante di sostegno sempre presente. La seconda: continuità didattica per gruppi che nel corso degli anni si assottigliano, porre una soglia fino a 8-10 alunni per classe, come n° minimo. Riusciremo così a non fare i salti mortali agli scrutini, recuperando situazioni disastrose, per avere un n° di alunni sufficiente per fermare una classe l'anno successivo. Terzo: in caso di più sezioni, accorpare i ragazzi per tipologia di profitto, in questo modo gli insegnanti potranno trovarsi di fronte ad un gruppo omogeneo semplificando la metodologia applicata. La scuola attualmente è tarata su quelli che rendono, per vari motivi, di meno. Sono alunni che richiedono tempi di trattazione dei contenuti più lunghi della media. Insegnare a persone mentalmente più brillanti e capaci (almeno in questa fase della loro vita) con ritmi per loro troppo lenti, rischia di frustrarli e di privarli di valutazioni di merito
Occasioni mancate
Nome: Ing. Giovanni RossiData: 19.02.2008
Con riferimento al focus del lavoro svolto dal Sig. Checchi volevo tener presente alcuni aspetti non rilevati : il ruolo degli istituti tecnici e professionali, che non è stato assolutamente valorizzato a parte l' aspetto legato alla semplice non confluenza nell' istruzione regionale (disastro Moratti !) e i tagli che vengono fatti sul personale docente ( classi con 30 Alunni !), senza toccare minimamente i veri sprechi e la reale possibilità di attivare una sponsorizzazione da cui possano integrare le risorse, sulla base di una programmazione seria e che consenta la verifica e la credibilità degli obiettivi e dei risultati. Naturalmente e chiudo tutto questo si fa con insegnanti di qualità e qui bisognerebbe parlare del soistema di reclutamento, ma questo è un tema che deve essere tratatto a parte. Ing. Giovanni Rossi Docente ITIS e LIbero professionista.
La formazione dei docenti
Nome: Alessandro Figà TalamancaData: 19.02.2008
Fioroni ha anche abrogato le (confuse) norme (legge delega e decreto legislativo) che regolavano la formazione ed il reclutamento dei docenti della scuola secondaria, senza proporre norme alternative. Resta così l'obbligo (teorico) di sette anni (in realtà otto) di formazione universitaria, l'ipotesi (teorica) di concorsi nazionali, e la realtà del reclutamento attraverso l'accumulo di punti con le supplenze, seguito da corsi abilitanti o concorsi riservati. Per citare il commento precedente, come sarà possibile reclutare in questo modo giovani ingegneri preparati per insegnare negli Istituti Tecnici?
Alcune idee per la scuola
Nome: Gabriella De BlasiData: 19.02.2008
1. ISTITUTI PROFESSIONALI: hanno troppe materie studiate malissimo. Si dovrebbero rivedere i programmi nell'ottica di fare meno, ma farlo molto meglio. 2. RECLUTAMENTO: senza arrivare all'arbitrio che caratterizza il settore privato, si potrebbero sburocratizzare un po' i criteri di reclutamento dando la giusta importanza al curriculum professionale. Non è possibile che un'esperienza pluriennale di lavoro nel settore specifico non valga niente per l'insegnamento dell'informatica o del diritto o dell'economia aziendale. INDICATORI DI QUALITA': devono essere ben definiti. Il successo formativo non deve essere N° promossi / N° iscritti, ma si deve riferire ai successivi risultati di questi "promossi". VALUTAZIONE: ben venga, se basata su criteri oggettivi e trasparenti, e se applicata in maniera imparziale a tutte le componenti della scuola. POF e POLITICHE DI MARKETING: vanno bene se la scuola si rende conto che la sua "utenza" non sono solo studenti svogliati e famiglie acquiescenti, ma è la società italiana ed europea che richiedono diplomati di buon livello culturale, tecnico ed etico.
Didattica nell'Università
Nome: Ing. Luigi AvagninaData: 19.02.2008
Dopo una laurea in ingegneria Elettronica conseguita nel' 85 ho deciso di rinnovare la mia formazione conseguendo la triennale in Gestionale. Devo dire che ho trovato un Università molto cambiata. Il mio giudizio è sostanzialmente positivo, i contenuti sono più organici, meglio organizzati e sopratutto insegnano i discenti a pensare. Tuttavia con la proliferazione degli insegnamanti e la suddivisione dell'anno accademico in più cicli, si è ridotto in misura significativa il tempo che i docenti riservano alla didattica, intesa proprio come il numero di ore passate in aula con gli studenti ogni anno. A parte i mezzi informatici, sono convinto che gli studenti vadano formati sopratutto con le ore di lezione in aula, da qui vedo una urgente priorità. Recuperare il ruolo dell'Università come elemento di formazione e non relegarla ad una sorta di bollino blu da poter vantare nella professione privata dei docenti. Luigi Avagnina (impiegato)
Senza dilungarmi, i risultati delle varie riforme mi sembrano deludenti ma indietro non si può tornare. Allora si potrebbero provare modelli sperimentali di scuola superiore, con l'accordo dei genitori, dove le materie di studio sono limitate: italiano, matematica, scienze,una lingua straniera e due corsi facoltativi non obbligatori per i vari indirizzi. Ogni anno all'inizio dell'anno scolastico esami di ammissione. I candidati insufficienti in una o più materie ripetono le materie non apprese sufficientemente, mentre proseguono gli studi in quelle in cui hanno superato l'ammissione. Si può prevedere un anno ulteriore di recupero per le materie a cui non si è stati ammessi e rilasciare diplomi di diverso grado . Dimenticavo, esami di ammissione anche per l'università: la selezione effettuata dovrebbe, in linea di principio, determinare la qualità dell'università stessa.
Penso che l'aspetto dell'istruzione tecnica e professionale sia fondamentale. fioroni sembra aver dimenticato che il titolo V la assegna alle regioni. obbligo scolastico non può voler dire costringere tutti sui banchi, si aumenterebbe solo la dispersione. Bisogna recuperare il valore culturale del lavoro. invece mi sembra che sulla valutazione sia stato molto chiaro. è tornato a quella campionaria perché bisogna sperimentare un sistema rigoroso di valutazione esterna, che giudichi il valore aggiunto che la scuola riesce a dare (se non si riproduce solo il ilvello culturale della scuola d'origine). Una volta studiato bene il sistema lo si può riproporre a livello generale, a tutti, scuola per scuola. a quel punto però la valutazione deve contare anche per la carriera e gli stipendi di presidi e insegnanti. uUgentissimo, e assolutamente ignorato, è il problema del sistema di formazione e reclutamento insegnanti. le SIS sono una bufala pazzesca!
Secondo me la mancata "concessione" di autonomia alle singole scuole è determinata dalla scarsa qualità culturale e gestionale di troppi presidi che si sono ntrovatin tra capo e collo la qualifica di dirigenti senza averne le qualità, la preparazione e la cultura. Per ovviare a questa vistosa lacuna bisogna formare veri dirigenti per poi potere attuare un decentramento serio e consapevole. Tuttora sono in carica presidi-dirigenti quasi analfabeti. Cosa sarebbe successo se fosse stata attuata l'autonomia di ogni singolo istituto? Io lo immagino e sono contento che non sia stata attuata al massimo.
Sull'innalzamento dell'obbligo scolastico a 16 anni vorrei far presente che per i giovani con poche attitudini per la scuola e che dovrebbero essere inseriti prima possibile nel mondo del lavoro non c'è nessun progetto alternativo all'istruzione, che tenda alla valorizzazione delle loro attitudini personali (creatività, manualità, ecc) e che potrebbe fare di queste persone ottimi operai, manovali, muratori, meccanici e quant'altro non necessariamente legato al raggiungimento del diploma di maturità.
Mi limito a questo aspetto che a raggiunto livelli insopportabili. Sono proposte rivolte alla secondaria superiore, ma penso valide anche le altre scuole dell'obbligo. La prima riguarda il numero di alunni: classi meno numerose, max 20 alunni; se presenti disabili certificati,15 con insegnante di sostegno sempre presente. La seconda: continuità didattica per gruppi che nel corso degli anni si assottigliano, porre una soglia fino a 8-10 alunni per classe, come n° minimo. Riusciremo così a non fare i salti mortali agli scrutini, recuperando situazioni disastrose, per avere un n° di alunni sufficiente per fermare una classe l'anno successivo. Terzo: in caso di più sezioni, accorpare i ragazzi per tipologia di profitto, in questo modo gli insegnanti potranno trovarsi di fronte ad un gruppo omogeneo semplificando la metodologia applicata. La scuola attualmente è tarata su quelli che rendono, per vari motivi, di meno. Sono alunni che richiedono tempi di trattazione dei contenuti più lunghi della media. Insegnare a persone mentalmente più brillanti e capaci (almeno in questa fase della loro vita) con ritmi per loro troppo lenti, rischia di frustrarli e di privarli di valutazioni di merito
Con riferimento al focus del lavoro svolto dal Sig. Checchi volevo tener presente alcuni aspetti non rilevati : il ruolo degli istituti tecnici e professionali, che non è stato assolutamente valorizzato a parte l' aspetto legato alla semplice non confluenza nell' istruzione regionale (disastro Moratti !) e i tagli che vengono fatti sul personale docente ( classi con 30 Alunni !), senza toccare minimamente i veri sprechi e la reale possibilità di attivare una sponsorizzazione da cui possano integrare le risorse, sulla base di una programmazione seria e che consenta la verifica e la credibilità degli obiettivi e dei risultati. Naturalmente e chiudo tutto questo si fa con insegnanti di qualità e qui bisognerebbe parlare del soistema di reclutamento, ma questo è un tema che deve essere tratatto a parte. Ing. Giovanni Rossi Docente ITIS e LIbero professionista.
Fioroni ha anche abrogato le (confuse) norme (legge delega e decreto legislativo) che regolavano la formazione ed il reclutamento dei docenti della scuola secondaria, senza proporre norme alternative. Resta così l'obbligo (teorico) di sette anni (in realtà otto) di formazione universitaria, l'ipotesi (teorica) di concorsi nazionali, e la realtà del reclutamento attraverso l'accumulo di punti con le supplenze, seguito da corsi abilitanti o concorsi riservati. Per citare il commento precedente, come sarà possibile reclutare in questo modo giovani ingegneri preparati per insegnare negli Istituti Tecnici?
1. ISTITUTI PROFESSIONALI: hanno troppe materie studiate malissimo. Si dovrebbero rivedere i programmi nell'ottica di fare meno, ma farlo molto meglio. 2. RECLUTAMENTO: senza arrivare all'arbitrio che caratterizza il settore privato, si potrebbero sburocratizzare un po' i criteri di reclutamento dando la giusta importanza al curriculum professionale. Non è possibile che un'esperienza pluriennale di lavoro nel settore specifico non valga niente per l'insegnamento dell'informatica o del diritto o dell'economia aziendale. INDICATORI DI QUALITA': devono essere ben definiti. Il successo formativo non deve essere N° promossi / N° iscritti, ma si deve riferire ai successivi risultati di questi "promossi". VALUTAZIONE: ben venga, se basata su criteri oggettivi e trasparenti, e se applicata in maniera imparziale a tutte le componenti della scuola. POF e POLITICHE DI MARKETING: vanno bene se la scuola si rende conto che la sua "utenza" non sono solo studenti svogliati e famiglie acquiescenti, ma è la società italiana ed europea che richiedono diplomati di buon livello culturale, tecnico ed etico.
Dopo una laurea in ingegneria Elettronica conseguita nel' 85 ho deciso di rinnovare la mia formazione conseguendo la triennale in Gestionale. Devo dire che ho trovato un Università molto cambiata. Il mio giudizio è sostanzialmente positivo, i contenuti sono più organici, meglio organizzati e sopratutto insegnano i discenti a pensare. Tuttavia con la proliferazione degli insegnamanti e la suddivisione dell'anno accademico in più cicli, si è ridotto in misura significativa il tempo che i docenti riservano alla didattica, intesa proprio come il numero di ore passate in aula con gli studenti ogni anno. A parte i mezzi informatici, sono convinto che gli studenti vadano formati sopratutto con le ore di lezione in aula, da qui vedo una urgente priorità. Recuperare il ruolo dell'Università come elemento di formazione e non relegarla ad una sorta di bollino blu da poter vantare nella professione privata dei docenti. Luigi Avagnina (impiegato)