
Secondo i sondaggi ben il 58 per cento degli italiani è insoddisfatto dei rappresentanti politici. E tutti a parole in questi primi scampoli di campagna elettorale dicono di voler cambiare. Tre criteri per capire se lo faranno sul serio: sono favorevoli a un sistema maggioritario a due turni, a tenere primarie a livello locale nella selezione dei candidati e a estendere il diritto di voto ai sedicenni sia alla Camera che al Senato?
Condivido tutte e tre le proposte e sono contento che almeno una sia già entrata nell'agenda del PD. Mi chiedo se in aggiunta a queste non sarebbe una grande svolta l'impegno del PD a riservare alle donne il 50% dei ministri e dei consiglieri di società controllate dal Ministero dell'Economia (quindi, più della civilissima Norvegia). L'effetto sarebbe (i) di arricchire il punto di vista dei politici italiani di una prospettiva e di una sensibiolità finora troppo trascurata che ha contribuito all'arretratezza culturale dell'Italia (basti il confronto con le società nordeuropee, dove la presenza femminile in poltica è maggiore), (ii) di una grande visibilità internazionale sul piano delle lotte civili (insieme alla battaglia sulla moratoria della pena di morte), che forse compenserebbe un pò la vicenda dei rifiuti di Napoli, e (ii) di trascinare appresso a questa idea nuova le donne (e spero molti uomini) di quel 12% di indecisi/astensionisti finora evidentemente non molto stimolati dai programmi dei diversi schieramenti. Grazie per l'attenzione.
L'articolo proposto è certamente di stimolo alla riflessione. Il maggioritario, con il corollario del collegio uninominale, ha certamente il pregio di creare un vincolo tra eletto e territorio e permette all'elettore di conoscere, per così dire, il candidato, in modo tale da poter scegliere (al di là del voto schierato, comunque rilevante) con la maggior cognizione di causa possibile. Un voto laico, in un certo senso. Ma questo sistema non è l'unico tra quelli possibili, anche il sistema di voto per il consiglio comunale ed alcune leggi regionali per il consiglio hanno questa caratteristica e permettono una maggiore libertà di scelta, in quanto si scrive il nome scegliendo da una rosa, potendo quindi a) scegliere tra schieramenti e b) scegliere all'interno dello schieramento. Esattamente come nelle Politiche del 1992, quando era stata eliminata, ope populi, la preferenza multipla. Quello, ancorchè breve, fu un Parlamento ad alto tasso di ripulitura.
Le proposte sono interessanti e concorco con gli autori che il distacco dalla politica (astensione al voto) altro non provova che ulteriori danni, ma alcune cose bisogna però dirle...! 1) Anche se facciamo votare i più giovani e/o che ne sò, si fanno le primarie in ogni comune ecc....ecc..., non risolviamo uno dei problemi della politica di oggi, ossia la intrinseca "debolezza" della politica. "Debolezza" che deriva dalla vulnerabilità del politico; vulnerabilità giudiziario/mediatica che di fatto induce i politici di destra e di sinistra a mantenere profili bassi e evitare di affrontare problemi come la riforma della pubblica amministrazione molto impopolari. 2) Mi chiedo inoltre se data l'attuale situazione di pareggio tra le forze in campo ha senso che alcune regioni come la Sicilia possano essere determinanti a livello nazionale. Mi spiego meglio; a differenza delle altre regioni i siciliano votano due volte: la prima a livello regionale per eleggere il loro governatore che deve decidere per i loro soldi e poi una seconda volta in modo determinante a livello nazionale per decidere il governo che dovrà a sua volta decidere dove allocare le risorse finanziarie.
una legge tale da eliminare la permanenza in senato e nelle camere di persone che godono di una qualsiasi forma di pensione ed un limite temporale nel diritto di voto tra i diciotto ed i sessanta anni. Nulla di incostituzionale: i vecchi sono tutelati dal sindacato, i pensionati non farebbero un doppio lavoro.
Personalmente non credo più nella politica. ormai le decisioni che contano sono prese dalla finanza e dai potentai economici. in più in italia la classe politica è screditata, autoreferenziale ed avulsa dai reali problemi delle persone. il cosiddetto nuovo poi è rappresentato da partiti vecchi che si sono uniti e dalla stessa nomenclatura che fa politica da anni. io personalmente starò a casa, e riguardo al voto ai sedicenni, penso che non abbiano la sufficiente maturità politica.
Il calo dell’affluenza alle urne è un segnale chiaro e limpido diretto ai politici di invito a cambiare comportamento, perché l’attuale non piace e non è condiviso. Il diritto di voto ai sedicenni, la gran parte ancora immaturi e non interessati alla politica, che andrebbe ad aggiungersi a quello agli stranieri, fortemente voluto dalla sinistra, è un modo come un altro per annullare la protesta degli astensionisti, che con il loro non voto proclamano la propria sfiducia all’attuale classe politica, troppo attenta ai propri interessi e totalmente distratta sui problemi primari della collettività. Inoltre, credo che la maggioranza dei sedicenni seguirebbe le indicazioni dei genitori, così com’è avvenuto per le primarie del PD, e quindi non rappresenterebbero una novità, ma esclusivamente un consolidamento del “vecchio che avanza”. Pasquale Messali - www.aironetivoli.com
Credo, alla luce dell'esperienza di questi ultimi 20 anni, che il sistema più rappresentativo, in democrazia (sempre che si voglia democrazia e non dittatura della maggioranza), sia il proporzionale, che abbiamo ereditato dai padri della Costituzione repubblicana; naturalmente, con qualche correttivo, cioè la non eleggibilità dopo 2 mandati parlamentari (se uno vuole continuare a fare politica, può farlo in mille modi...), nessuna condanna penale per reati contro la persona o il patrimonio, primarie all'interno dei partiti di riferimento, coalizioni firmatarie di un programma comune(non più di 20 punti, ben precisi...), e chi esce dal programma, estromesso da un colleggio di garanti esterni, designato prima delle elezioni.
Concordo: con il collegio uninominale ci si sente rappresentati e si sa con chi lamentarsi. Nel 1996 nel nostro collegio uninominale eleggemmo un deputato per la Camera che lavorò tantissimo per il nostro territorio, prendendosi a cuore problemi specifici e risolvendoli uno per uno. Ad es. procurò i fondi per la bonifica di un deposito di rifiuti industriali pericolosi sito in uno dei comuni del collegio, risolvendo una situazione pericolosa che si trascinava da anni. Con la nuova legge oggi non saprei a chi rivolgermi tra i Deputati per sollecitare una soluzione ad un problema simile nella nostra zona. Vorrei anche aggiungere a titolo di incoraggiamento che aver potuto conoscere molto bene questo nostro deputato della legislatura 1996 (che dal 2001 è tornato a fare il sindaco del suo paese sul lago di Como) e' uno dei motivi che ancora mi danno qualche speranza nella politica: non e' vero che i politici sono tutti uguali!!! Bisogna però che il sistema permetta di far emergere tutte le persone di questo tipo, che fanno politica per servizio e passione, escludendo i personaggi gretti e volgari che ci hanno fatto vergognare con i loro comportamenti in aula e fuori.
Sono quasi d'accordo ... nel senso che secondo me sono ottime tutte e tre le proposte, anche se ne sarebbe sufficiente una: il collegio maggioritario senza appello (cioè senza recupero proporzionale). Chi vince in quel collegio va in parlamento, gli altri a casa. Ciò obbligherebbe assolutamente i partiti a candidare qualcuno presentabile, senza contare che lo scontro sarebbe a livello locale e non annegato a livello nazionale.
Condivido la posizione di Boeri e ritengo che senza essere affetti di "benaltrismo" si possa aggiungere alle proposte avanzate una riguardante l'affermazione del principio di responsabilità. Sempre di più in questo Paese, anche se qualcuno ha governato per più anni questi non risponde. Questo difetto di democrazia è altamente pericoloso in un Paese che da qualche anno ha intrapreso la strada del regionalismo e del decentramento amministrativo. Noto sempre di più, essendo una addetta ai lavori, ad esempio che sanità regionali dissestate, fondi comunitari disimpegnati, comuni falliti o che non rispettano il patto di stabilità interno non comportano alcuna conseguenza su chi ha amministrato. Sulla sanità in Sicilia nessuno ha pagato, come nessuno paga sui rifiuti in Campania. Nessuno ha pagato per il fallimento del Comune di Taranto e nessuno pagherà per il fallimento del Comune di Catania e degli altri. Questi evidenti fallimenti (elephant test) non portano a dimissioni, né a sanzioni pecuniarie o elettorali. Anzi chi produce tali disastri viene spesso aiutato politicamente con decreti legge, norme in finanziaria, commissariamenti e ordinanze di vario genere. Marita La Rosa