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CHI VENDE I FARMACI IN EUROPA

di Elio Borgonovi, e Claudio Jommi, Categoria Concorrenza e Mercati, / Sanità, Data 11.02.2008

La distribuzione dei farmaci al di fuori delle farmacie è ancora al centro dell'attenzione. Ma la situazione in Italia è davvero anomala rispetto agli altri paesi europei? Francia e Spagna mantengono il diritto di esclusiva delle farmacie anche per i medicinali senza obbligo di prescrizione. L'Olanda preferisce i drugstore alla Gdo. In Norvegia gli esercizi commerciali necessitano di una licenza ad hoc. Specifica autorizzazione anche in Danimarca, che prevede inoltre l'obbligo di assortimento. Quando è formalmente richiesta la presenza di un farmacista.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Liberalizzazione vendita farmaci
    Nome: Rino  Data: 19.02.2008

    Durante una trasmissione radiofonica , ho avuto modo di ascoltare Mister Prezzi, che sosteneva il ribasso dei prezzi dei farmaci a seguito dell’entrata in vigore del provvedimento di liberalizzazione dei prodotti farmaceutici. Purtroppo devo segnalare che nella città dove vivo (Sondrio) e in tutta la Provincia nessun farmacista (comprese quelle comunali) ha adottato la riduzione sui farmaci, né tanto meno espongono i prezzi dei prodotti da banco ed altro di cui è prevista l’obbligatorietà dell’esposizione al pubblico. Capisco che per il farmacista non è un obbligo ma una facoltà quella di applicare sconti sui farmaci. Ma avendo vissuto tanti anni fuori da questa valle per motivi di lavoro, posso assicurare che tutte le farmacie fanno tra loro una concorrenza leale applicando sconti su tutti i prodotti farmaceutici o non. Secondo un mio modestissimo parere i farmacisti della provincia di Sondrio, successivamente all’emanazione del provvedimento, hanno ritenuto fare un bel cartello, trascurando le esigenze dei pensionati.

    Risposta:

    1) è abbastanza normale che la spinta concorrenziale sui prezzi (ormai non si parla più di sconti, data la liberalizzazione dei prezzi dal 2008) sia diversa da realtà a realtà (a seconda anche della presenza o meno di punti distributivi alternativi alla farmacia aperta al pubblico)
    2) la concorrenza tra farmacie e punti di distribuzione alternativi non è solo sul prezzo. E' vero che il prezzo è uno dei fattori-chiave sui quali si misura l'impatto dell'apertura al fuori canale, ma qualunque analisi comparativa dovrebbe considerare anche l'accessibilità, la qualità del servizio, l'assortimento, ecc.

  • Puntualizzazione
    Nome: Mussari Ferdinando  Data: 19.02.2008

    Per Daniele: il binomio che fai è errato, per il farmaco non si parla di rapporto farmacista-farmaco, ma di farmacia farmaco. E' lo stesso rapporto ospedale-paziente e non medico-paziente.

  • Farmacie ed ipocrisie
    Nome: ciro daniele  Data: 17.02.2008

    Trovo davvero bizzarra l'idea che, per tutelare la nostra salute, i farmaci possano essere somministrati solo da un farmacista. Se si applicasse lo stesso principio, chi vende automobili e motociclette dovrebbe essere un pilota o un ingegnere in grado di verificare le capacità dei guidatori; nei supermercati dovrebbe esserci un artificiere alla cassa per impedire che i clienti acquistino tutto il necessario per costruire bombe di una certa potenza (basta girare per il reparto giardinaggio e vernici per farlo); alla stessa cassa dovrebbero vigilare anche un farmacista per evitare la preparazione di veleni e un maestro d'armi per impedire accoltellamenti; solo un commercialista potrebbe vendere strumenti finanziari ... e potrei continuare a lungo con proposte altrettanto surreali.

    Risposta:

    L'Italia ha fatto una scelta simile, rispetto al fuori canale, a quella di del Portogallo associando comunque la distribuzione del farmaco alla figura del farmacista (anche nei punti vendita alternativi alla farmacia). Altri paesi (ad esempio UK) hanno invece previsto per alcuni prodotti senza obbligo di prescrizione il libero accesso del consumatore (assimilando i farmaci a qualunque altro bene di consumo) e per altri la vendita esclusiva in farmacia.

  • Distribuzione farmaceutica
    Nome: Mussari Ferdinando  Data: 16.02.2008

    Come si evince dalla puntuale analisi del CERGAS, il sistema farmaceutico italiano è in tendenza con quello europeo sia per accesso sia per qualità. le alternative ai 16000 proprietari italiani sono catene di farmacie o GDO? come sappiamo la pressione esercitata sul nostro paese serve da leva per scardinare il sistema farmacia in tutti i paesi europei. non è un problema di consumatori ma di politica farmaceutica.

    Risposta:

    SI veda la risposta al commento di Ciro Daniele

  • Concorrenza
    Nome: andrea dolci  Data: 14.02.2008

    Io non trovo strano che la dispensazione di farmaci sia esclusiva del farmacista. Quello che pero' e' assolutamente anomalo, e' che le farmacie siano a numero chiuso e soggette a limitazioni territoriali che di fatto garantiscono in eterno redditivita' assolutamente fuori da ogni logica economica. Poiche' il grosso del costo di questa redditivita' e' in carico alla collettivita' e volendo comunque salvaguardare la funzione specifica del farmacista, credo che sia necessartio liberalizzare il mercato delle farmacie permettendo una piu' equa e proficua distribuzione delle risorse e nel contempo avere una erogazine del servizio piu' economica.

    Risposta:

    Condividiamo l'idea che una maggiore apertura di punti vendita possa incrementare la concorrenza, purchè ciò non avvenga a scapito dei principi di equità nell'accesso (ad esempio, concentrazione in aree urbane). A questo proposito si ricorda che in UK è vero che non esiste una "pianta organica" che regola in modo specifico l'apertura di nuove farmacie, ma qualunque punto
    vendita di farmaci, per servire il National Health Service (ovvero per vendere prodotti con obbligo di prescrizione a carico del NHS), deve stipulare un contratto con la autorità sanitaria locale. Esiste quindi una regolamentazione indiretta (attraverso l'istituto del contratto) dell'apertura di nuovi punti vendita dei farmaci per il NHS.