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I SERVIZI LOCALI E LA MOLTIPLICAZIONE DEI CENTRI DECISIONALI

di Alfredo Macchiati, Categoria Infrastrutture e Trasporti, Data 04.02.2008

La gestione di molti servizi locali è afflitta da un disegno istituzionale che non divide chiaramente le responsabilità del potere centrale da quelle dei poteri locali e dei suoi diversi livelli. I governi decentrati, forti anche del ruolo che la legislazione gli assegna con la Conferenza Stato-Regioni, respingono ogni tentativo di riportare nelle amministrazioni centrali decisioni sugli assetti di mercato e sulla regolazione. Ne sono un chiaro esempio le vicende di Malpensa e dei termovalorizzatori. Ma alcuni correttivi sono possibili.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Confusione istituzionale e privatizzazione dei servizi pubblici locali
    Nome: Sergio Marotta  Data: 06.02.2008
    I servizi pubblici locali sono stati sempre gestiti dagli enti locali preposti ad assicurare servizi efficienti per i cittadini in base alle leggi statali sugli enti locali. E ciò sia prima – in regime di pieno laissez faire – che dopo l’introduzione della gestione a mezzo di aziende municipalizzate avvenuta nel 1903. I servizi pubblici locali sono monopoli naturali indissolubilmente legati al territorio. Le difficoltà lamentate nascono nel momento in cui si intende imboccare la strada della privatizzazione formale e sostanziale anche dei servizi pubblici locali e si comincia a considerare la concorrenza come un valore in sé. Ma in un monopolio naturale la concorrenza costituisce una “forzatura” che può essere introdotta soltanto “per legge” attraverso una decisione politica basata su concetti come concorrenza “per il mercato” come più volte chiarito dal ministro Lanzillotta. Quanto ai termovalorizzatori, la Campania dimostra che anche con un Commissariato che dipende dal governo, con poteri che consentono la deroga di qualsiasi norma dell’ordinamento italiano, non si riesce a costruire nessun impianto senza un confronto con le popolazioni locali. Sergio Marotta
  • Il disegno riformatore delle utilities locali
    Nome: antonio petrina  Data: 06.02.2008

    Egr dr. MAcchiati, dopo il disegno riformatore del 2001 delle utilities locali nel Tuel, nulla o diversi tentativi abortiti, come giustamente lei ricordava, anche dopo la novella costituzionale del 2003 ,che in realtà ha peggiorato la contesa ( leggi: materie concorrenti) tra diversi livelli decisionali perchè manca quel principio di sussidiarietà base nell'economia di Smith : fare gestire all'autorità più vicina al territorio competente i servizi e le infrastrutture.Lo Stato deve essere snello e magro e bisogna che lasci fare ai privati salvaguardando ad es.l'ambiente in generale e la libertà di movimento e dei trasporti. Se le ferrovie ,per una direttiva europea, devono andare in borsa per autofinanziare gli investimenti, è indispensabile che siano garantiti i livelli di sicurezza e di qualità (England docet!) e che lo Stato vigili sull'applicazione degli stessi.

  • La "Carta dei nuovi municipi"
    Nome: Maria Vitali-Volant  Data: 05.02.2008
    Fra Stato e regioni si è instaurato un dialogo difficile con passi avanti e retrocessioni in tutti i campi della "Gouvernance". In questo contesto la "Rete dei nuovi municipi" gioca un ruolo che è difficilmente valutabile. Pertanto esistono, nel nostro paese, iniziative valide. Vale forse la pena di interrogarsi su questa iniziativa e dedicagli un po' di spazio nella "Voce". Aspetto risposte.