
La gestione di molti servizi locali è afflitta da un disegno istituzionale che non divide chiaramente le responsabilità del potere centrale da quelle dei poteri locali e dei suoi diversi livelli. I governi decentrati, forti anche del ruolo che la legislazione gli assegna con la Conferenza Stato-Regioni, respingono ogni tentativo di riportare nelle amministrazioni centrali decisioni sugli assetti di mercato e sulla regolazione. Ne sono un chiaro esempio le vicende di Malpensa e dei termovalorizzatori. Ma alcuni correttivi sono possibili.
Egr dr. MAcchiati, dopo il disegno riformatore del 2001 delle utilities locali nel Tuel, nulla o diversi tentativi abortiti, come giustamente lei ricordava, anche dopo la novella costituzionale del 2003 ,che in realtà ha peggiorato la contesa ( leggi: materie concorrenti) tra diversi livelli decisionali perchè manca quel principio di sussidiarietà base nell'economia di Smith : fare gestire all'autorità più vicina al territorio competente i servizi e le infrastrutture.Lo Stato deve essere snello e magro e bisogna che lasci fare ai privati salvaguardando ad es.l'ambiente in generale e la libertà di movimento e dei trasporti. Se le ferrovie ,per una direttiva europea, devono andare in borsa per autofinanziare gli investimenti, è indispensabile che siano garantiti i livelli di sicurezza e di qualità (England docet!) e che lo Stato vigili sull'applicazione degli stessi.