
I dati relativi al 2006 dell'indagine sui bilanci familiari della Banca d'Italia confermano quanto era prevedibile: gli indici di disuguaglianza e povertà per le famiglie italiane non hanno subito di recente modifiche di rilievo. Con un rischio di povertà molto superiore per i giovani rispetto agli anziani. Tuttavia, è in corso da tempo una ricomposizione interna ai redditi delle classi medie. Crescono i redditi degli indipendenti, mentre sono praticamente fermi quelli dei dipendenti, soprattutto nel settore privato. E l'euro non c'entra.
D'accordo con Baldini e Giannini. L'euro, inteso come nuova valuta, c'entra poco con quello che è successo in Italia negli ultimi 6-8 anni. C'entra molto, invece, il lassez fair del governo Berlusconi: non fare nulla per controllare prezzi, tariffe e salari, significa lasciare che gli individui e le aziende facciano da sé, facciano quello che vogliono. Et voilà, ecco a voi l'Italia del 2008! Dipendenti alla soglia di povertà e autonomi aggiornati ai prezzi attuali. Insomma, chi vive e chi sopravvive.
Esiste tutta una popolazione impiegatizia, costituita maggiormente da donne, altamente produttiva ma dimenticata da tutti: le impiegate degli studi professionali, con stipendi ridotti sempre al minimo sindacale, che lavorano a ritmi pressanti, con contratti da 40 ore in 5 giorni generalmente con orario spezzato, spesso diplomate se non talvolta laureate, Questi erano quei lavori da fare "in attesa di meglio", ma ora si è tutte tagliate fuori dal settore pubblico perchè i concorsi non vengono fatti o vengono revocati per stabilizzare i precari e la contingenza economica non fa certo sperare in quel "qualcosa di meglio". In una società dei servizi come la nostra questa categoria meriterebbe sicuramente di più.
2 punti di riflessione. Secondo me il primo è che il sistema Italia non può assicurare salari competitivi perchè non produce abbastanza valore vendibile ad un premium price sul mercato (gli impiegati di un azienda mediocre avranno salari bassi). Il secondo è che tutto il cost saving viene fatto sui precari/giovani che devono supplire a salari e benefit blindati troppo alti pagati ai "Senior" (e quindi il sistema aggiustandosi su una minoranza amplifica l'effetto negativo su di questa). Potrebbe essere una soluzione estendere il precariato a tutti (giovani e vecchi)? Almeno l'onere della mediocrità verrebbe portato da più spalle.
Dopo vari anni di impegno professionale pari a 50/55 ore presso un gruppo finanziario/assicurativo multinazionale mi trovo al vertice della classificazione impiegatizia con un reddito di Eur 1750 al mese per quattordici mensilità a Milano. Straordinari non pagati, in attesa di fare il grande salto a funzionario. Se volessi mettere su famiglia e comprare casa...lasciamo perdere. Convertiamo in lire la mia retribuzione: 3.400.000. Fino al 2001 un signor stipendio, l'euro non c'entra? Ne siamo sicuri?
Piuttosto che lamentarsi per i redditi troppo bassi dei lavoratori dipendenti sarebbe molto più utile diffondere una cultura del lavoro autonomo e dell'impresa.Ovviamente per avviare un impresa ci vuole coraggio,ma il maggior guadagno consiste nel giusto premio al rischio.Certo la Pubblica Amministrazione potrebbe fare molto per incoraggiare e aiutare i giovani a realizzare i loro sogni e le proprie aspirazioni.Purtroppo accade il contrario.La burocrazia di cui tutti si lamentano scoraggia molti potenziali indipendenti.
Mi sembra che sia positiva la crescita dei redditi degli indipendenti. La propensione al rischio è al 1° posto della commissione Attali, ma gli italiani preferiscono piangere sulla precarietà. E il rischio povertà nei giovani va considerato alla realtà della ricchezza dei loro genitori, che, allungando temporalmente la famiglia, aiutano i giovani spesso e volentieri. Forse anche come creditori neanche tanto alla lontana del gigantesco debito pubblico.