
Per incentivare davvero il merito e l'impegno nella Pa servono strumenti di misurazione dei risultati oggettivi e trasparenti. E la volontà di applicarli. Un accordo fra Agenzia delle Entrate della provincia di Trento e sindacati stabilisce che per avere diritto ai premi di produttività, occorre dimostrare di aver lavorato di più e meglio, attraverso un particolare meccanismo meritocratico destinato a remunerare la produttività individuale per tutte le attività dell'area controllo dell'ufficio. E i dipendenti più attivi ottengono fino a duemila euro in più.
Ho letto con estrema attenzione il testo dell'intervento di Antonino Gentile ed i vari commenti. Molti sono stati gli interventi di dirigenti dell'Agenzia delle Entrate, ma non di sindacalisti del settore. Vorrei ricordare che se si sono raggiunti questi encomiabili accordi, è anche perchè la dirigenza del Trentino ha potuto confrontarsi con una compagine sindacale matura e riformista, che alle Entrate si sta formando da anni. Gli accordi della provincia di Trento sono stati possibili perchè a monte vi è un accordo nazionale sul cosiddetto Fondo per le politiche di sviluppo delle risorse umane e per la produttività che prevede esplicitamente dei riconoscimenti in base al "diverso contenuto professionale del lavoro svolto" da ciascun dipendente. Quello che intendo, dott. Gentile, è che oggi nel mondo sindacale si ta svolgendo una forte battaglia tra tra riformisti e conservatori. Questa battaglia è ancora più forte nel pubblico impiego per motivi che lei conosce, e soprattutto alle Entrate. Rappresento la UIL alle Entrate del Veneto, e prometto che leggerò con attenzione l'accordo del Trentino sperando di poterlo proporre anche per i nostri uffici.
La proposta del dott. Gentile, che conosco e saluto, è interessante ma ancora insufficiente ad individuare con certezza coloro i quali hanno dato il maggior contributo al raggiungimento degli obiettivi. Andrebbe, ad esempio, valutata anche la qualità e la sostenibilità del lavoro svolto. Soprattutto, infine, detti accordi andrebbero fatti a priori e non a posteriori, garantendo la pari opportunità di accesso a tutte le mansioni da "premiare". Da ultimo non bisogna dimenticare che i fondi da assegnare sono di tutti i lavoratori, i quali, dunque, devono essere chiamati a condividere finalità e modalità di tali assegnazioni.
Desidero congratularmi per l' accordo stipulato in Trentino per l'attribuzione dei premi di produttività ai dipendenti, che costituisce una novità assoluta nel panorama nazionale. La misurazione dei risultati con criteri oggettivi e condivisi è possibile, e la temelatica può ora rendere un valido supporto per favorire comportamenti "virtuosi" del personale, e nel contempo per migliorare i processi lavorativi. L' Agenzia delle Entrate è sempre stata all'avanguardia nell'elaborazione dei modelli gestionali, ma l'azione intrapresa dal dr Gentile - in continuità con le sue iniziative già avviate in Puglia - si pone come ottimo inizio di una nuova fase altamente innovativa, nella quale il sistema di valutazione del personale si riconduce a riscontri reali e inconfutabili, estranei a logiche precostituite, e volti ad agevolare un effettivo incremento dell'impegno professionale degli impiegati.
Ora che la cultura della programmazione e del controllo gestionale si può dire acquisita nell’attività ordinaria degli uffici dell’Agenzia delle Entrate, si pone una ulteriore sfida che rappresenta uno stadio ancora più avanzato verso servizi di maggiore efficacia ed efficienza. E’ la sfida della meritocrazia, dell’apporto personale di ciascun lavoratore al risultato complessivo dell’ufficio. Infatti, il sistema degli obiettivi, di produzione e qualitativi, assegnati annualmente agli uffici non è ulteriormente “sostenibile” confidando sull’apporto dei soliti volenterosi e agendo su leve motivazionali deboli. Occorre, invece, che il gruppo dirigente dell’Agenzia delle Entrate si faccia attore di un nuovo cambiamento con: a) una presa di coscienza della necessità di utilizzare nuove leve gestionali come quella del riconoscimento dell’apporto personale, b) il coraggio di introdurre criteri di meritocrazia, iniziando dalla distribuzione dei premi di produttività (gli strumenti di misurazione già esistono), ottenendo su essi il consenso sindacale ricordando che questa è ormai l’aspettativa della maggior parte dei lavoratori. L’esperienza trentina è l’esempio di tale coraggio gestionale.
Misurare la proficuità di un controllo sostanziale, o di un controllo esterno, costituisce il presupposto più valido ed efficace per incentivare la produttività individuale, ancorandola al risultato raggiunto, in termini di maggiore imposta accertata, definita, riscossa. Il dott. Gentile, con la consueta lucidità e puntualità, delinea un sistema di valutazione di grande interesse, che consente di premiare il merito, innescando un meccanismo virtuoso con effeti positivi sulla produttività del personale, le cui performance possono essere remunerate con i compensi accessori. L'abbandono della consuntivazione in termini di ore equivalenti di capacità operativa e la considerazione, come parametro di riferimento, della proficuità del controllo, trovano un corollario coerente con l'effettiva incentivazione del merito, ottenuta con una misurazione attenta ed oggettiva dei risultati concreti ottenuti.
Ho letto con grande interesse l'intervento del Dott.Gentile. Ne condivido i contenuti ed apprezzo che si siano tradotti in atti concreti per dare maggiore efficienza alla P.A. L'esigenza è oramai condivisa sia dal paese che dalla maggior parte degli operatori del settore pubblico, per la indifferibile necessità che la P.A. dia risposte adeguate alle richieste della collettività. Affinché ciò possa realizzarsi occorre una precisa identificazione degli obiettivi, sistemi di valutazione trasparenti,attività formativa adeguata, sviluppo del senso di appartenenza,proposta di modelli comportamentali idonei. Diversamente non sarebbe credibile. Si potrà così ridurre l'area dell'indifferenza prospettando opportunità concrete. E' necessario che la valutazione si estenda a tutti i livelli e divenga cultura condivisa e predominante della P.A. Così come è opportuno aumentare, sì da diventare effettivamente incentivante, la retribuzione legata al merito e nel contempo prefigurare percorsi di carriera onde consentire di superare la soglia individuale della convenienza fra assenza e partecipazione,immobilismo e prospettiva di sviluppo. Il segnale che viene da Trento può rappresentare l'inizio del nuovo.
Riconosco nel metodo adottato dal Dott. Gentile con il quale ho avuto l’onore di lavorare , il raggiungimento di un efficace sintesi di anni dedicati non solo al raggiungimento degli obiettivi di produzione ma anche all’osservazione critica della “catena di produzione” .Il personale costituisce la risorsa principe per l’attività dell’Agenzia e pertanto l’efficacia dell’azione amministrativa dipende direttamente dalla qualità delle prestazioni lavorative rese. In questo senso un sistema premiante in grado di “differenziare” in base ai risultati genera un circolo virtuoso non solo sotto l’aspetto della crescita della motivazione nel personale che già collabora attivamente, ma sollecita anche una sorta di “competizione ” inducendo anche il personale più “appiattito ” a “mettersi alla prova”, affrontando nuove linee lavorative . In sintesi ritengo di grande utilità il metodo proposto, anche nella misura in cui promuove una visione dinamica del modello organizzativo, vincente per un organizzazione come la nostra chiamata a confrontarsi quotidianamente con mutamenti del contesto e quindi bisognosa di risorse non solo competenti ma anche effettivamente “flessibili”.