
Nella vicenda Alitalia e della sua possibile cessione ad Air France bisogna tener conto anche degli aspetti fiscali. Perché dopo la ristrutturazione la compagnia tornerà probabilmente a creare valore. La convenzione Ocse contro le doppie imposizioni dispone che la tassazione avvenga solo nel luogo in cui è localizzata la sede di direzione effettiva. Oggi è ovviamente l'Italia, ma domani? Il ministero dell'Economia deve pretendere adeguate garanzie in merito. Magari prendendo esempio dal governo olandese, che ha fatto bene i conti prima dell'accordo per Klm.
Gentile Lettore,
la ringrazio per l'attenzione e soprattutto per la domanda, tutt'altro che provocatoria, che mostra un particolare interesse alla questione. Innanzitutto spero anch'io che dell'Alitalia resti nel nostro Paese, almeno, una stabile organizzazione. Non tanto per motivi fiscali, quanto per ragioni, come dire, di opportunità sociale.
In merito al suo quesito, ritengo che nel nostro contesto l'art.8 della Convenzione Italia - Francia, del tutto in linea con il Modello
di convenzione OCSE, introduca una disciplina "ad hoc" per la tassazione del reddito di determinate imprese: come appunto le
compagnie di trasporto aereo. Non è ovviamente questa la sede per citare la letteratura (dal Prof. Guglielmo Maisto in poi) che si è dedicata all'argomento, ma il senso è quello per il quale l'art.8 introduce un sistema di tassazione esclusiva in capo al paese in cui è localizzata (non tanto la sede ma) la gestione effettiva dell'impresa (Place of effective management: PoEM).
Tassazione esclusiva in questo senso significa che solo in quel Paese gli eventuali profitti potranno essere tassati: si tratta, come vede di una disposizione speciale che deroga al criterio di tassazione sulla base della presenza di una stabile organizzazione.
L'Amministrazione finanziaria olandese si è accorta di questa situazione, ed è corsa ai ripari nel modo che ho descritto
nell'articolo. La nostra saprà fare (o riuscirà a fare) altrettanto?
Il rilievo mi pare cogliere perfettamente nel segno, ma bisogna considerare che in Olanda la tassazione attualmente vigente per le società operanti sul suo territorio è pari al 25% dei profitti, tant'è che grossi operatori internazionali hanno deciso di piantare radici proprio lì (es Vodafone NV). Mi sembra che al contrario il nostro paese sia decisamente meno competitivo. Quantomeno dovrebbe essere prevista la possibilità, in situazioni particolari come questa, di contrattare un regime fiscale ad hoc. Cordialmente. Francesco Mendini
Gentile Professore, la speranza di tutti i cittadini italiani e' che Alitalia non gravi piu' sulle finanze pubbliche. Sarebbe in effetti una beffa che Alitalia in mani straniere producesse utili dopo (quanti?) anni di perdite. Tuttavia credo sarebbe il male minore.
Mi permetta di eccepire. Gli equipaggi di Alitalia e gli uomini della manutenzione sono dello stesso buon livello di tutti gli altri, perché gli standard sono internazionali. Purtroppo questo garantisce soltanto una cosa importantissima, che gli aerei Alitalia volino con lo stesso grado di sicurezza degli altri, ma non implica affatto che l' azienda produca utili. Del resto i dipendenti di domani saranno gli stessi con cui ci sono le perdite oggi. Il piano Prato non è in grado di riportare in equilibrio i conti di Alitalia, è una barzelletta che basti eliminare Malpensa, l' hub peggio congegnato (da Alitalia) del mondo. Alitalia andrebbe totalmente ristrutturata, ben oltre l' attuale piano industriale, ma non lo si farà come non lo si è fatto fin adesso, per paura dei sindacati. La flotta è e resterà patetica, il management invece verrà da Parigi, per fortuna. Ma gli utili veri saranno sempre e solo quelli generati dai passeggeri intercontinentali del nord, che voleranno con Air France e KLM via Parigi e Amsterdam e con loro utili e tasse voleranno via dall' Italia.
Gentile lettore,
prendo atto delle sue osservazioni in merito alle previsioni sulla compagnia di bandiera. Se non ho inteso male, lei ritiene quantomeno difficile un qualsiasi
futuro per l'Alitalia (in qualsiasi forma essa riemerga dopo la ristrutturazione) che sia diverso dalla pura e semplice liquidazione di tutti gli assets.
Non sono d'accordo: nella compagnia lavorano anche grandi professionisti, piloti e assistenti formati e addestrati con investimenti italiani per parecchi anni. Li conosco per esperienza diretta. Sono un valore che, credo, se collocato nel giusto contesto possa tornare a creare ricchezza. Sarebbe bello che lo facesse per quello
Stato che in loro ha creduto e investito. Per questo motivo non credo che si tratti di un esercizio accademico: se le sue previsioni non avverassero, rischieremmo di perderci comunque.