
La Corte dei conti contesta all'Istat di non aver mai applicato una norma che prevede multe per chi non risponde ai suoi questionari. Ma si tratta di una disposizione gravemente intrusiva della privacy. Non solo: non contribuisce a ottenere dai cittadini risposte attendibili, minando la qualità delle indagini. Oltretutto la sua applicazione costerebbe all'Istituto o all'erario circa 10 milioni di euro l'anno. Bene ha fatto il governo a intervenire con un decreto che ha anche effetti retroattivi. E che ora deve essere convertito in legge.
Il problema non è tanto l'ammenda, ma la conoscenza dei fatti. Se il dato non è vero, ma verosimile, allora è falso. E su dati non certi e certificati non si può costruire la conoscenza della nostra società civile. Nei Paesi alglosassoni si dice: "no statistics no policy" e sulla base delle informazioni statistiche si fondano molte decisioni:da noi si suppone e non si fa uso operativo delle statistiche. Molte "statistiche" non sono esaustive, come quelle basata sul "costo della vita" che vengono rilevate solo su 87 città capoluoghi di provincia e non su tutti, mentre il CNEL dice che le città dovrebbero essere 316, in base a disposizioni dell'Unione Europea. Molte serie statistiche sono carenti di dati per omessa risposta non dei cittadini, ma di enti pubblici, che sono 10 mila e che dovrebbero avere un loro ufficio di statistica in base al detto decreto legislativo n. 322/1989, sia per la rilevazione di dati interni che quelli esterni. Il Parlamento farebbe meglio a riformare e professionalizzare il Sistema Statistico Nazionale - SISTAN e il Governo a fare rendere trasparenti gli atti e fatti negli enti pubblici, mediante loro specifiche statistiche certificate.
Ecco un altro capolavoro del sistema giuridico italiano che, per fortuna, questa volta è stato disinnescato in tempo dal governo. La Corte dei Conti è stata costretta (su forti sollecitazioni esterne) a giudicare sul possibile danno erariale provocato dall'Istat per non aver applicato una norma assurda e controproducente e, come al solito, si è limitata a tenere conto solo degli effetti "diretti" di questa possibile omissione, senza tener conto minimamente delle ricadute indirette. Per esempio, non si è preoccupata neanche di valutare il fatto che l'omissione dell'Istat ha permesso allo stato di risparmiare una cifra colossale, che sarebbe stata necessaria per notificare, accertare e incassare effettivamente le sanzioni per i non rispondenti. La Corte non ha neanche tenuto conto che non c'è mai stato un giudizio favorevole all'Istat nei rarissimi casi in cui la procedura di infrazione è stata effettivamente intrapresa, perchè la legge, qualche avvocato perspicace e qualche giudice dotato di buon senso hanno di fatto vanificato la norma.