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MA IL DATO NON VA ESTORTO

di Daniela Del Boca, Categoria Informazione, Data 14.01.2008

La Corte dei conti contesta all'Istat di non aver mai applicato una norma che prevede multe per chi non risponde ai suoi questionari. Ma si tratta di una disposizione gravemente intrusiva della privacy. Non solo: non contribuisce a ottenere dai cittadini risposte attendibili, minando la qualità delle indagini. Oltretutto la sua applicazione costerebbe all'Istituto o all'erario circa 10 milioni di euro l'anno. Bene ha fatto il governo a intervenire con un decreto che ha anche effetti retroattivi. E che ora deve essere convertito in legge.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • MA IL DATO NON VA DISTORTO
    Nome: Carlo Tasciotti -Statistico  Data: 18.01.2008

    Il problema non è tanto l'ammenda, ma la conoscenza dei fatti. Se il dato non è vero, ma verosimile, allora è falso. E su dati non certi e certificati non si può costruire la conoscenza della nostra società civile. Nei Paesi alglosassoni si dice: "no statistics no policy" e sulla base delle informazioni statistiche si fondano molte decisioni:da noi si suppone e non si fa uso operativo delle statistiche. Molte "statistiche" non sono esaustive, come quelle basata sul "costo della vita" che vengono rilevate solo su 87 città capoluoghi di provincia e non su tutti, mentre il CNEL dice che le città dovrebbero essere 316, in base a disposizioni dell'Unione Europea. Molte serie statistiche sono carenti di dati per omessa risposta non dei cittadini, ma di enti pubblici, che sono 10 mila e che dovrebbero avere un loro ufficio di statistica in base al detto decreto legislativo n. 322/1989, sia per la rilevazione di dati interni che quelli esterni. Il Parlamento farebbe meglio a riformare e professionalizzare il Sistema Statistico Nazionale - SISTAN e il Governo a fare rendere trasparenti gli atti e fatti negli enti pubblici, mediante loro specifiche statistiche certificate.

  • Corte dei conti
    Nome: ciro daniele  Data: 17.01.2008

    Ecco un altro capolavoro del sistema giuridico italiano che, per fortuna, questa volta è stato disinnescato in tempo dal governo. La Corte dei Conti è stata costretta (su forti sollecitazioni esterne) a giudicare sul possibile danno erariale provocato dall'Istat per non aver applicato una norma assurda e controproducente e, come al solito, si è limitata a tenere conto solo degli effetti "diretti" di questa possibile omissione, senza tener conto minimamente delle ricadute indirette. Per esempio, non si è preoccupata neanche di valutare il fatto che l'omissione dell'Istat ha permesso allo stato di risparmiare una cifra colossale, che sarebbe stata necessaria per notificare, accertare e incassare effettivamente le sanzioni per i non rispondenti. La Corte non ha neanche tenuto conto che non c'è mai stato un giudizio favorevole all'Istat nei rarissimi casi in cui la procedura di infrazione è stata effettivamente intrapresa, perchè la legge, qualche avvocato perspicace e qualche giudice dotato di buon senso hanno di fatto vanificato la norma.

  • dati estorti e dati veri
    Nome: mirco  Data: 15.01.2008
    Per evitare la multa basta rispondere al contrario di come la si pensa.Tanto anche sul tasso di inflazione calcolato in questi anni di euro mica ci ha azzeccato l'istat........I politici sono ormai non più credibili ma anche i giuristi gli economisti e gli statistici mica scherzano
  • STATISTICI O INQUISITORI?
    Nome: Marco Di Marco (*)  Data: 15.01.2008
    In tutti i paesi democratici, lo stato raccoglie informazioni senza ricorrere a metodi coercitivi. La ragione ‘tecnica’ è ovvia: i dati estorti sotto minaccia di sanzione sono meno affidabili. Fino alla fine del 2007, l’Istat è stato quindi costretto a seguire, da un lato, le migliori pratiche professionali (che sconsigliano la minaccia di multe) e, dall’altro, ad informare gli intervistati dell’obbligo di legge e delle relative sanzioni, che scattavano qualunque fosse il motivo della mancata risposta. Alle perplessità tecniche si aggiungevano i dubbi etici. E giusto multare una famiglia colpita da un lutto recente perché non risponde all’indagine dell’Istat? La nuova normativa, quindi, riconosce l’erroneità della precedente per quanto riguarda i criteri di raccolta efficiente delle informazioni statistiche. Per questo motivo, è eticamente improponibile l’applicazione delle vecchie sanzioni. E’ profondamente incoerente applicare le sanzioni previste da una normativa superata proprio perché si era rivelata scientificamente insostenibile ed inopportuna. (*) Il commento riflette esclusivamente le mie opinioni personali