
I fondi sovrani rappresentano ormai un’importante realtà nei mercati finanziari mondiali. La loro opacità può divenire fattore di instabilità e ridurre le capacità di monitoraggio delle autorità pubbliche. Devono essere disciplinati, dunque. Ma ci vogliono istituzioni in grado di applicare regole uniformi e valide per tutti. Come un’autorità di controllo europea, in grado di garantire la vigilanza sul rispetto di norme condivise nell'attività dei fondi e la verifica indipendente sulla effettiva esistenza di condizioni di reciprocità.
Credo che la questione debba essere affrontata da due aspetti: controllo sui fondi di PE (sovrani o meno che siano) e controllo degli investimenti esteri (effettuati da fondi sovrani o da altri soggetti esteri) in alcuni settori economici che per le loro specificita’ sono, o possono, considerarsi “sensibili” se partecipati da soggetti esteri ed ancor piu’, ovviamente, se soggetti “sovrani”. Il controllo sui fondi di PE, che ha gia’ affrontato altrove il prof.Vella, anche se in un’ottica particolare (art. del 116.11.2007 su cui ho lasciato un commento), e’ sicuramente tema attuale che riguarda, o dovrebbe riguardare, la normativa sovranazionale, per i riflessi, a volte industriali e sociali, ma sempre finanziari, che riveste l’attivita’ di questi fondi, indipendentemente dal fatto che siano finanziati da entita’ sovrane o meno. Diverso e’ il tema degli investimenti esteri nei “settori sensibili”, principalmente per la definizione di “sensibilita’” che necessariamente varia da paese a paese e che rappresenta, a mio avviso, uno dei nodi cruciali della globalizzazione di questo inizio secolo e per il quale il principio della reciprocita’, sempre a mio avviso, poco conta-
La ringrazio per il commento, che affronta importantissime questioni di carattere generale sulle quali discutere..ma il problema rimane! Possiamo, cioè, riflettere, ed è giusto farlo, sul modello di sviluppo e sulla propensione alla finanziarizzazione dell'attività bancaria, ma i fondi sovrani è un fenomeno attuale e sempre più diffuso con il quale fare i conti adesso e non in un futuro lontano. In altri termini, quali possono essere soluzioni sul terreno della regolamentazione che evitino logiche protezionistiche e nel frattempo introducano adeguate tutele? E' questa la domanda alla quale rispondere e temo che parlare di nuovo modello di sviluppo, per quanto utile, finisca per spostare troppo in là i tempi della risposta. Con i più cordiali saluti
Francamente non credo che il problema, e la sua soluzione, sia tanto la reciprocità. E' tanto difficile in campo religioso quanto in campo finanziario... Pensare di avere reciprocità e trasparenza, e che queste risolvano il problema, dai nuovi fondi sovrani di paesi come la Cina, gli Emirati Arabi piuttosto che Singapore o Taiwan, è arduo. La miglior cosa da fare è rafforzare e armonizzare il ruolo di controllo delle autorità creditizie e delle banche centrali in Europa e US a prescindere dalla reciprocità in modo da evitare che si debba in caso di problemi discutere se "pecunia non olet". Il problema è la gestione del rischio dell'attività bancaria non del rischio e reciprocità degli investitori nelle banche. Pensare ora a risolvere il secondo significa ignorare le origini del primo. E qualcuno si domanda se non sia meglio piuttosto lasciare fallire quelle istituzioni creditizie, in fin dei conti mal gestite, piuttosto che ricorrere a investitori sul quale si hanno dubbi.
La ringrazio per le osservazioni che però solo in parte condivido; in effetti il problema della gestione del rischio delle banche è di grande rilievo, così come (e mi permetto di dire che è ormai una vecchia battaglia da tempo condotta con vari interventi su nostro sito) è necessaria una armonizzaione e integrazione dei controlli. Ma quando i vari paesi cominciano a erigere barriere difensive (per una indagine comparata sul tema ho visto un recente studio S. Kern, Sovereign wealth funds -state investments on the rise, Deutsche Bank Research - sito www. dbresearch.com) cavarsela soltanto con il semplice rafforzamento dei controlli, mi sembra soluzione troppo debole, e che alla fine corre il rischio di non incidere sul pericolo del diffondersi di politiche protezionistiche. E appunto perchè la reciprocità è difficile dovrebbe essere di competenza di una autoritàeuropea! Con un cordiale saluto