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SALARI PIU' ALTI? E' UNA QUESTIONE DI PRODUTTIVITA'

di Tito Boeri, e Luigi Guiso, Categoria Relazioni Industriali, / Conti Pubblici, Data 08.01.2008

La questione salariale è al centro dell'incontro tra Governo e parti sociali. C'è il rischio che il confronto si risolva con un taglio marginale dell'Irpef. Sarebbe un errore e un'occasione sprecata. Se invece si detassassero, almeno parzialmente, gli incrementi di produttività futuri per i prossimi cinque-otto anni, si innescherebbe un circolo virtuoso per produttività, salari, consumi e investimenti, mentre si ridurrebbe la pressione fiscale e la spesa pubblica.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Ridurre la burocrazia riduce le spese
    Nome: mauro salvatore  Data: 22.01.2008

    Si è sempre alla ricerca di soluzioni eccezionali per ridurre gli spechi pubblici e la spesa e non si vedono le soluzioni che si hanno sotto gli occhi. Le amministrazioni statali si comportano come sostituti di imposta per l'irpef, pertanto gli enti come Inps, inpdap, e tutte le amm.ni statali sono finaziate per gli emolumenti principali ed accessoir, pesnioni etc al lordo dell'irpef che poi calcolano, trattengono e riversano allo Stato stesso. Bene, considerando che parliamo di cifre che oscillano oltre i 400 m.ld di euro, una norm ache cosnentisse alle amm.ni pubbliche di calcolare l'irpef senza versarla ( e senz ail finanziamento relativo)sui compesi erogati con fondi statali, consentirebbe un risparmio tra spesa per minori interessi e minori costi burocratici (mandati di pagamento, atti, etc) per almeno 3-4 m.ldi di euro l'anno.Inoltre, riducendo le incombenze burocratiche si potrebbero liberarre risorse umane da da destinare al core business delle varie amm.ni, ovvero il soddisfacimento dei cittadini e no meri (ed inutili) atti burocratici. Troppo semplice? Può darsi, ma sicuramente efficace, fatti due conti.

  • Aumento dei profitti e dei salari
    Nome: Giacomo Dorigo  Data: 14.01.2008
    Non sono un economista tuttavia il vostro ragionamento mi sembra plausibile e mi sembrerebbe un'ottima idea, tuttavia ho trovato (via il sito di AnnoZero che cita Ires-Cgil ) i seguenti dati: +8,1% , profitti generati da ciascun dipendente per la propria azienda ogni anno +0,4%, salario di un dipendente ogni anno +90%, profitti delle grandi imprese industriali in dieci anni +5%, redditi di un dipendente in dieci anni Sono io che interpreto male i dati oppure non c'è solo un problema di produttività? E se non è solo un problema di produttività, la vostra proposta può comunque risolverlo o perlomeno concorrere a risolverlo?
  • poche regole ma chiare
    Nome: Vincenzo Iorio  Data: 14.01.2008
    1) una proporzione precisa e immutabile per 5 anni tra il salario base di un lavoratore ed ogni figura del pubblico impiego. 2) La percentuale delle tassazioni la stabilisce l’opposizione e la maggioranza governa. 3) Se l’opposizione va al governo dopo 5 anni non può aumentare le tasse a nessun livello ed in nessun ambito: comunale, provinciale o regionale. 4) In caso di evasione totale (o parziale ripetuta per 3 volte) il patrimonio dell’evasore va incamerato immediatamente dallo stato.
  • Ipotesi alternativa?
    Nome: marco pierini  Data: 12.01.2008
    L'ipotesi proposta non mi sembra alternativa ad altre manovre, visto che avverrebbe a costo zero per lo stato. Sono molto dubbioso sugli effetti di rilancio via aspettattive di reddito più elevato sia dal lato della domanda che dell'offerta. Personalmente sono d'accordo su di una riduzione marginale dell'aliquota IRPEF, perchè l'ipotesi proposta colpisce esclusivamente chi è sottoposto a contrattazione di secondo livello, l'obiettivo quindi della manovra non dovrebbe essere solo di rilancio ma anche ampiamente redistributivo. Naturalmente la riduzione della spesa resta fondamentale per ridurre strutturalmente il prelievo fiscale, ma sembra già possibile operare in tal senso sebbene con variazioni minime. Avrà scarsi effetti sulla domanda aggregata? forse, non credo minori di quelli derivanti da aspettative di reddito più elevato, non fosse altro per il fatto che è una certezza contro un'ipotesi.
  • Effetti regressivi
    Nome: Angelo Re  Data: 12.01.2008
    La proposta mi sembra intelligente ma credo sia necessario utilizzare un meccanismo di misurazione degli incrementi di produttività in termini reali e non percentuali. Poiche la proposta si ispira ad una misurazione sul valore aggionto, con misurazione percentuale si potrebbe incrementare il valore aggionto non tramite la crescita dei volumi ma tramite una riduzione di costi fissi, ammortamenti e accantonamenti con il conseguente rischio di incentivare ristrutturazioni del personale, scarsi rinnovi degli impianti e assenza di accantonamenti per rischi. A parità di fatturato con operazioni strutturli di questo tpo ci sarebbe un ritorno immediato di risparmio fiscale e conseguenti minori entrate per lo stato
  • AUMENTO DI PRODUTTIVITA' ? C'E' GIA' STATO.
    Nome: Andrea  Data: 12.01.2008
    Sono favorevole a basare gli aumenti contrattuali sugli aumenti di produttività. STA DI FATTO che da 10 anni a questa parte, la produttività è aumentata molto di più dell'aumento salariale ma gli imprenditori hanno preferito TENERSI i proventi della produttività e non CONDIVIDERLI anche con la forza lavoro. Oggi è assolutamente indispensabile ristabilire l'equillibrio salariale. Paradossalmente il prosieguo della scala mobile avrebbe spinto le imprese ad innovare (sapendo di avere un costo del lavoro via via superiore). Io non voglio ritornare a 60 anni fa, dove si cercava l'export tramite salari da fame, e Montezemolo dovrebbe farsi qualche esame di coscienza, visto che ogni volta che apre bocca, si percepisce come preferirebbe avere operai che lavorano 16 ore al giorno dormendo in fabbrica...
  • agevolazione fiscali per i redditi da lavoro dipendente
    Nome: Luca Guerra  Data: 11.01.2008
    considero la sola idea una aberrazione costituzionale, d'altronde i sindacati fanno il loro mestiere, quello di difendere i "lavoratori" mentre imprenditori, professionisti, artigiani etc non lo sono, pur lavorando e rischiando in proprio tutti i giorni. si dovrebbe aiutare e premiare chi rischia ed investe, solo così si potrebbe aumentare la ricchezza nazionale. cordiali saluti
  • Salari e potere d'acquisto
    Nome: Daniel  Data: 11.01.2008
    Finora ho sempre sentito parlare di aumenti salariali, ma il potere d'acquisto può essere difeso anche attraverso un controllo sui prezzi. Gli aumenti accordati ai lavoratori vengono infatti "scaricati" poi sui prodotti finali. Perchè allora non promuovere delle efficaci politiche di concorrenza in settori quali quello assicurativo, bancario ed energetico (solo per citarne alcuni)?!? Solo agendo contemporaneamnete sulla spesa pubblica, sulla pressione fiscale e sulla concorrenzialità dei mercati si può far ripartire questo Paese. Cordiali saluti
  • Salari e produttività
    Nome: Adriano Sala  Data: 11.01.2008
    Leggendo l'articolo e i commenti, mi sono ricordato la pagina de I Promessi Sposi nella quale Manzoni descrive i capponi di Renzo. Allora proviamo a fare un ragionamento di buon senso. Negli anni '50 e '60 non solo gli operai arrivavano alla fine del mese, ma avanzava anche qualcosa; gli imprenditori investivano e rischiavano. C'era la speranza concreta di un mondo migliore dopo le distruzioni della guerra. In quegli anni c'erano solo tasse statali e comunali, l'IGE (attuale IVA) era al 2 %. Nonostante questo, l'economia si sviluppava, si costruivano infrastrutture e non c'era monnezza a Napoli. Oggi, con tasse statali, comunali, provinciali, regionali ed europee non si fa' nulla o quasi. E' naturale: caro Zelva, chi se la sente di rischiare se lo stato si prende le tasse anche se l'impresa va male? No, meglio lasciare il rischio agli imprenditori e dare loro dei cialtroni, come fai tu. Meglio attaccare gli stipendi dei topo manager, come fa' Angelo, anche se il rapporto fra stipendi e ricchezza creata dalla maggior parte dei top manager (non tutti) è quasi trascurabile: vedi Arpe che ha inciso dello 0,3 % sui risultati di Capitalia. Il è che l'Italia è una repubblica socialista!
  • Complici dell'imprenditore bestia
    Nome: zelva  Data: 10.01.2008
    Tutte le cose che ho letto sono razionali e condivisibili.Il problema che non viene mai affrontato, però, è quello della cultura antropologica dell'imprenditore italiano.L'imprenditore medio italiano se ne sbatte alla grande della ricerca e della innovazione,la sua concorrenza la va a fare sul prezzo e quindi va a risparmiare sulla variabile lavoro.Dopo tutti i soldi dati dal 2001 alle imprese è arrivi a parlare di detassazioni alle imprese etc.Vuol dire o che si è in malafede o che non si è capito nulla del nucleo psichico avido e privo di alcuna progettualità dell'imprenditore medio italiano.