
La questione salariale è al centro dell'incontro tra Governo e parti sociali. C'è il rischio che il confronto si risolva con un taglio marginale dell'Irpef. Sarebbe un errore e un'occasione sprecata. Se invece si detassassero, almeno parzialmente, gli incrementi di produttività futuri per i prossimi cinque-otto anni, si innescherebbe un circolo virtuoso per produttività, salari, consumi e investimenti, mentre si ridurrebbe la pressione fiscale e la spesa pubblica.
Si è sempre alla ricerca di soluzioni eccezionali per ridurre gli spechi pubblici e la spesa e non si vedono le soluzioni che si hanno sotto gli occhi. Le amministrazioni statali si comportano come sostituti di imposta per l'irpef, pertanto gli enti come Inps, inpdap, e tutte le amm.ni statali sono finaziate per gli emolumenti principali ed accessoir, pesnioni etc al lordo dell'irpef che poi calcolano, trattengono e riversano allo Stato stesso. Bene, considerando che parliamo di cifre che oscillano oltre i 400 m.ld di euro, una norm ache cosnentisse alle amm.ni pubbliche di calcolare l'irpef senza versarla ( e senz ail finanziamento relativo)sui compesi erogati con fondi statali, consentirebbe un risparmio tra spesa per minori interessi e minori costi burocratici (mandati di pagamento, atti, etc) per almeno 3-4 m.ldi di euro l'anno.Inoltre, riducendo le incombenze burocratiche si potrebbero liberarre risorse umane da da destinare al core business delle varie amm.ni, ovvero il soddisfacimento dei cittadini e no meri (ed inutili) atti burocratici. Troppo semplice? Può darsi, ma sicuramente efficace, fatti due conti.