
Nella legge finanziaria 2008 c’è un sostegno alle famiglie numerose. Ma l’effetto redistributivo della manovra è modesto. Perché lo sconto sull’Ici è generalizzato, senza legame col reddito complessivo Irpef dei proprietari. Intanto l’Irpef negli ultimi anni sta assumendo una struttura nuova: da una parte tecnicamente più complessa (forse troppo per essere comprensibile da parte del contribuente) e dall’altra un po’ più attenta ai fenomeni di povertà e ai limiti intrinseci di una imposta personale sul reddito.
Lei afferma in una risposta a un lettore che " Non esiste una definizione specifica per “ricco”. Come d’altra parte non è facile dare una definizione di povertà". In effetti si tratta di definizioni difficili da formulare, e tuttavia a mio parere sarebbe pressochè necessario che si provasse a farlo, anche delineando come - storicamente - le soglie di benessere o malessere che corrispondono alle due opposte definizioni si siano situate (i trend) e in che misura la letteratura economica prevalente abbia contribuito a definirle. Infatti, noi usiamo normalmente indicatori statistici che stabiliscono una soglia di povertà: come sono individuati, questi indicatori? Come sono variati nel tempo? A quale logica rispondono? Non credo sia impossibile indagrlo, penso anzi che alcuni - Gorreri,ad esempio - l'abbiano fatto in passato. Ci sono state anche, se non vado errato, inchieste nazionali sulla povertà nel corso del XIX secolo. Insomma: non mi pare trattarsi di dettagli, perchè poi certe scelte di politica economica vengono fatte proprio sulla base della definizione di quelle soglie. Che a me paiono assai soggette ai rapporti di forza contrattuale/sociale vigenti.
La microsimulazione sul 2006, 2007 e 2008 replica fedelmente la normativa in ogni periodo d’imposta. Pertanto tra il 2006 e il 2007 è stato considerato il passaggio dalle deduzioni per carichi di lavoro e di famiglia in detrazioni. Per dettagli si veda Simone Pellegrino “IRPEF 2007: una redistribuzione (quasi) irrilevante?”, Rivista di Diritto Finanziario e Scienza delle Finanze, anno LXVI, fasc. 1, 2007, pp. 24-43. Oppure, in una versione precedente, Simone Pellegrino “IRPEF 2007: una redistribuzione (quasi) irrilevante?” SIEP, 2007, WP n. 584, scaricabile dal sito www.unipv.it/websiep.
In questi articoli si sottolinea anche come, a parità di addizionali, tra il 2006 e il 2007 molti sgravi fiscali sono stati compensati proprio a causa delle modalità di calcolo della base imponibile per le addizionali e del passaggio da un sistema di deduzioni a quello di detrazioni. Il titolo dell’articolo, infine, concorda pienamente con le osservazioni fatte.
È difficile che i cittadini nel breve periodo possano nel complesso percepire un elevato o un modesto effetto redistributivo. Possono semmai valutare individualmente la variazione del loro reddito disponibile a seguito di una modifica legislativa.
Il sistema fiscale italiano, come quello degli altri paesi industrializzati, è solo lievemente progressivo. Questo perché l’imposizione personale è molto progressiva, mente l’imposizione indiretta è regressiva rispetto al reddito delle famiglie (e lievemente progressiva rispetto alla spesa). Per dettagli si veda Massimo Baldini e Stefano Toso “Diseguaglianza, povertà e politiche pubbliche”, Il Mulino, Bologna, 2004. Non potrebbe essere diversamente, dato che oggi il peso dell’imposizione diretta e di quella indiretta rispetto al PIL è più o meno simile.
1) Ho usato nel grafico una famiglia di sei componenti con 4 figli perché è il requisito minimo per ottenere la detrazione/sussidio previsto dalla finanziaria. Pertanto, non si fa riferimento ad una famiglia beneficiaria della detrazione sulla base solo del numero dei componenti, ma sulla base del numero dei componenti e del numero dei figli a carico. Come precisato nell’articolo, le famiglie numerose beneficiarie dei 1.200 euro sono circa 140 mila, pari allo 0,65 per cento del totale delle famiglie.
2) Non esiste una definizione specifica per “ricco”. Come d’altra parte non è facile dare una definizione di povertà.
3) Premetto che le osservazioni e i commenti presenti nel mio articolo sono di carattere tecnico e non politico. Dipende dunque da quanto costa in termini di gettito e come si distribuiscono gli aumenti del reddito disponibile. Aumentare il reddito disponibile annuo di 500 euro, ad esempio, per una famiglia con un reddito di 20 mila euro ha effetti ben diversi anche sull’impulso ai consumi rispetto ad un aumento analogo per una famiglia con un reddito di 100 mila euro. Per le prime 500 euro sono molti soldi, per le seconde no. E poi famiglie con un reddito di 20 mila euro sono moltissime, mentre quelle con un reddito sopra i 100 mila euro sono molto poche. Quindi sostenere la domanda e privilegiare l’effetto redistributivo dovrebbero andare nella stessa direzione.
4) Da una parte strutturale significa che le modifiche normative sono destinate a perdurare negli anni, e non una tantum come il bonus incapienti i cui effetti sono stati stimati nel mio articolo di ottobre. Dall’altra una riforma strutturale significa pensare veramente ad una struttura dell’imposta (ma anche della spesa) che realizzi gli obiettivi prioritari. Molte di queste considerazioni, oggi come oggi, possono però rimanere solo sulla carta a causa dell’evasione fiscale. È obiettivo indiscutibile aiutare un vero incapiente; è spreco di risorse aiutare un falso incapiente. Stesso discorso vale per gli assegni familiari: si parla molto dell’evasione dei lavoratori autonomi; ma molto spesso si dimentica che anche i lavoratori dipendenti possono evadere per mezzo del secondo lavoro in nero. Gli incapienti, poi, sono molti: come si è visto dall’effetto temporaneo del bonus incapienti, misure a loro favore sono in grado veramente di incrementare il loro reddito disponibile; cosa che invece non può avvenire con un’imposta personale che non consente ai contribuenti di sfruttare pienamente gli elementi di personalizzazione dell’imposta a causa di una imposta lorda troppo bassa. Ci sono però anche punti negativi (si veda il libro del Prof. Paolo Bosi, Corso di Scienza delle finanze, il Mulino, 2006). In primo luogo un’imposta negativa pura richiede a tutti i cittadini di presentare all’Amministrazione Finanziaria la propria posizione reddituale, quando oggi non tutti i contribuenti dell’imposta personale sono tenuti alla presentazione della dichiarazione dei redditi. In secondo luogo potrebbe comportare un notevole incremento dell’aliquota media d’imposta, e quindi delle aliquote marginali legali, per i contribuenti più ricchi al fine di consentire un trasferimento di risorse a tutti i contribuenti incapienti, cioè quelli che potenzialmente potrebbero beneficiare del sussidio. Rimarrebbe poi il problema politico di attuare una riduzione anche per il ceto medio: probabilmente lo sconto generalizzato sull’Ici attuato da questa finanziaria ha questa giustificazione. Oggi si vincono le elezioni proponendo riduzioni di tributi. Tuttavia il livello della spesa è alto (anche a causa delle sue inefficienze e degli sprechi) e il gettito dell’Irpef è pari a circa 10 punti di Pil (un quarto della pressione fiscale).