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LA PAGA DEL POSTINO. E QUELLA DEL MANAGER *

di Michael Burda, Categoria Internazionali, / Lavoro, Data 03.01.2008

La Germania ha davvero fatto progressi nelle riforme del mercato del lavoro? Non sembra a giudicare dalla scelta di imporre un salario minimo per i dipendenti delle poste alla vigilia della privatizzazione del servizio. E' un ostacolo al decollo della distribuzione privata della corrispondenza e impedirà la creazione di un buon numero di posti di lavoro. E che dire del dibattito su un possibile tetto agli stipendi dei manager? E' solo demagogia. Basterebbe applicare ai più alti dirigenti d'azienda le stesse regole che vigono per le stelle del calcio.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Citazione di Ruosseau
    Nome: enrico dazzani genova  Data: 22.03.2008

    Pensare il futuro - tre regole fondamentali: 1) Non c’è riforma efficace e duratura se non accompagnata da una ridistribuzione della ricchezza orientata verso l’uguaglianza. Questo principio e’ importante non solo per il risultato ma per lo spirito che anima chi lo persegue. E’ uno spirito di apertura e di cooperazione. La violenza nel mondo è sempre stata conseguenza della sopraffazione del più forte con l’obiettivo di ottenere privilegi e vantaggi economici. Un utile suggerimento viene da J. J. Rousseau: “Nessuno sia tanto povero da doversi vendere ne tanto ricco da poter comprare un altro uomo”. 2) Porre al centro delle scelte politiche il lavoro produttivo cioè quello che genera ricchezza sociale. Il lavoro attuale dovrà essere trasformato. Occorre ricostruire i lavori in modo che siano insieme efficienti per la società e gratificanti per il lavoratore. La cosa è possibile: l’uomo sano rifiuta l’inattività. La esasperata divisione del lavoro può creare alienazione e disaffezione, occorre ricomporre, per situazioni idonee, lavoro intellettuale e manuale. I lavori nocivi, pesanti, pericolosi e ripetitivi andranno ridotti al minimo con l’aiuto della tecnologia e comunque andran

  • La paga del manager
    Nome: Filippo  Data: 26.02.2008

    La conclusione sulla fuga dei talenti per un'elevata imposzione progressiva mi sembra banale e tutta da dimostrare. Se la realtà è come in italia dove molti manager sono sovrapagati rispetto ai loro risultati è tutto da verificare se questi troverebbero all'estero, senza la loro rete di contatti e favori, occupazioni migliori. Con queste conclusioni si rimane legati a una certa visione dello stato che non ha alcuna innovazione rispetto alle teorie di 200 anni fa: un passetto avanti per favore.