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BANCHIERI SOTTO ACCUSA

di Stefano Micossi, Categoria Finanza, Data 21.12.2007

La recente lunga fase di turbolenza finanziaria ha messo in evidenza i fallimenti nella conduzione della politica monetaria, nei metodi di gestione delle linee di credito di ultima istanza delle banche centrali e nel sistema di regolazione dei mercati finanziari. I rimedi ci sono, ma non sono semplici da applicare. Si dovrebbero sanzionare, oltre alle banche, i banchieri che, pur non colpevoli di atti illegali, abbiano prodotto gravi danni al sistema finanziario e ai risparmiatori. Con la loro esclusione per lunghi periodi, magari per sempre, dalla comunità finanziaria. Un commento di Guido Tabellini all'articolo.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • davvero hanno fallito?
    Nome: csepel  Data: 29.12.2007
    L'articolo solleva problemi importanti, ma da per buona una tesi del tutto non provata e cioè che i "troppi" rischi assunti dalle banche siano state un fallimento per loro e per le banche centrali e gli altri regulators. Ciò presuppone una visione dell'agire di questi signori basata sul benessere sociale di lungo periodo, cosa che ovviamente non è. Sapevano benissimo cosa facevano e lo hanno fatto benissimo: i profitti delle banche sono stati colossali per anni. Non appena sono cominciati i problemi i soldi ce li ha messi lo Stato: profitti privati, perdite pubbliche. Così funziona il sistema e chi si beve l'idea del "fallimento" degli strumenti di vigilanza o sottolinea quanto maldestri siano questo o quel banchiere è meglio che lasci perdere l'economia del mondo reale e continui a leggere i manuali universitari. Farà meno danni.
  • Ripristino della fiducia
    Nome: Giuseppe Caffo  Data: 28.12.2007

    Essendo troppo importanti per fallire,le grandi banche devono essere salvate......dalle scorrerie di banchieri avidi, truffaldini e dissennati. Costoro devono certamente essere estromessi per sempre dalla comunità finanziaria, e mi meraviglio che questo non sia già accaduto. Il terremoto che hanno messo in atto ha prodotto ingenti danni,dei quali il più grave a mio avviso è la perdita della fiducia nella correttezza dei mercati finanziari. Per ripristinare la fiducia ci vorrà del tempo e molto impegno,ma il primo indispensabile passo sarà cacciare con disonore questi moderni insopportabili pirati.

  • Banchieri sotto accusa
    Nome: Luigi Spaventa  Data: 24.12.2007

    La Fed non ha "inondato il mondo di liquidità", il cui eccesso ha altre origini. Come tutti i regolatori si è cullata nell'illusione che il >, frazionandoli, riducesse la componente sistemica dei rischi. Nessun regolatore si è accorto che il si risolveva in un round trip alle banche originatrici; e nessuno ha preteso informazioni dalle banche sulle esposizioni fuori bilancio (Basilea I consentiva di non portare a bilancio le linee di credito inferiori a 365 giorni). La concessione dei mutui fondiari infine era del tutto de-regolata negli Stati Uniti. Non si confonda fra provvista indifferenziata di liquidità e funzione di . Comunque è caduto il mito del regolatore unico: la supervisione bancaria deve essere affidata a chi eroga credito di ultima istanza. Il caso inglese (Northern Rock) è effetto della crisi dei subprime americani, ma è diverso nella natura: non debitori insolventi, ma fragilità di prestiti a lungo finanziati a breve sul mercato wholesale (75% del passivo). In Italia una volta tanto non poteva succedere. Si deve ora lavorare a una revisione di Basilea II, che, per ora, migliora solo di poco Basilea1.

  • crisi
    Nome: eforo  Data: 24.12.2007

    Lei dice testualmente "si dovrebbero sanzionare anche i banchieri che, pur non colpevoli di atti illegali, abbiano prodotto gravi danni al sistema finanziario e a risparmiatori"; in un economia globale che è caratterizzata per il 75% da economia finanziaria ed per il 25% da economia reale, l'attuazione della sua affermazione (per quando possa essere condivisibile) rende necessarie una riprogettazione degli strumenti finanziari, degli organi di vigilanza nazionale ed transnazionale che per essere tale dovrebbe concretizzarsi in una nuova forma di dirigismo nazionale, coordinata a livello internazionale in una nuova bretton woods. Il fatto stesso che le banche centrali stiano inondando i mercati di liquidità (tipico strumento dirigista) per mantenere a galla gli speculatori (siano essi banche o broker) ed i labili risultati che esse hanno prodotto dimostra che è necessario un coordinamento della crisi da parte degli stati nazionali, anche se sullo sfondo non si riesce ad intravedere una classe politica capace di affrontare le sfide che sono all'orrizonte oramai prossimo, ma questo è un'altro problema.

  • Articolo Int.l Herald Tribune:Plenty of Warning of Subprime Storm
    Nome: F. Ballarini  Data: 21.12.2007
    Subito dopo lo scoppio della crisi dei subprime non ho mai trovato critiche ai gestori della politica monetaria statunitense . Alcuni mesi fa, inviai a voi un commento in cui affermavo che questi responsabili avrebbero fatto bene a scegliere un lavoro più adeguato alle loro capacità. Era un pò forte e non l’avete pubblicato. Dopo l’articolo in oggetto, sto inviando il seguente commento al giornale di lingua inglese che vi giro: “The world of business is a jungle of conflicts of interest dominated by the strong business powers ( big banks, large oil companies etc ). In periods when these powerful entities earn huge profits, they are like trains without brakes : nobody can stop the run of the train gone crazy and greed is driving the train. In this article, people known to be quite brilliant like Greenspan are apparently behaving like sleepwalker, in fact having in mind only one objective: not to disturb the drivers.
  • Mezzi propri inadeguati al rischio e profitti elevati
    Nome: michele giardino  Data: 21.12.2007

    Le ultime, centratissime osservazioni di Stefano Micossi sull'incentivo a comportamenti di "moral hazard" connaturato al "vincolo di protezione" delle banche, specie delle maggiori (anche in Paesi quali GB e USA il principio "too big to fail" risulta ineludibile nella prassi), potrebbero sollecitare un interrogativo. E' vero che"ratios" patrimoniali severi sono un valido disncentivo a scelte troppo disattente o incuranti del rischio: ma d'altronde troppa severità genera indesiderabili fenomeni di contrazione del credito complessivamente erogato. Questo delicato equilibrio, rileva Micossi, assicura pingui profitti alle banche. Ma allora, è così inconcepibile vietare anche solo temporanemamente a quelle fra esse i cui mezzi propri si presentino complessivamente sproporzionati ai rischi complessivamente assunti, di distribuire utili oltre una soglia rapportata appunto ai mezzi propri, ed obblighi ad accantonare a riserva la parte non distribuibile? La banca e i suoi azionisti non perderebbero nulla e il sistema se ne avvantaggerebbe, moderando almeno un poco le troppe ingordigie di breve periodo. Tecnicamente arduo, certo, ma c'è qualcosa di facile oggi, in questo campo?