
La recente lunga fase di turbolenza finanziaria ha messo in evidenza i fallimenti nella conduzione della politica monetaria, nei metodi di gestione delle linee di credito di ultima istanza delle banche centrali e nel sistema di regolazione dei mercati finanziari. I rimedi ci sono, ma non sono semplici da applicare. Si dovrebbero sanzionare, oltre alle banche, i banchieri che, pur non colpevoli di atti illegali, abbiano prodotto gravi danni al sistema finanziario e ai risparmiatori. Con la loro esclusione per lunghi periodi, magari per sempre, dalla comunità finanziaria. Un commento di Guido Tabellini all'articolo.
Essendo troppo importanti per fallire,le grandi banche devono essere salvate......dalle scorrerie di banchieri avidi, truffaldini e dissennati. Costoro devono certamente essere estromessi per sempre dalla comunità finanziaria, e mi meraviglio che questo non sia già accaduto. Il terremoto che hanno messo in atto ha prodotto ingenti danni,dei quali il più grave a mio avviso è la perdita della fiducia nella correttezza dei mercati finanziari. Per ripristinare la fiducia ci vorrà del tempo e molto impegno,ma il primo indispensabile passo sarà cacciare con disonore questi moderni insopportabili pirati.
La Fed non ha "inondato il mondo di liquidità", il cui eccesso ha altre origini. Come tutti i regolatori si è cullata nell'illusione che il >, frazionandoli, riducesse la componente sistemica dei rischi. Nessun regolatore si è accorto che il si risolveva in un round trip alle banche originatrici; e nessuno ha preteso informazioni dalle banche sulle esposizioni fuori bilancio (Basilea I consentiva di non portare a bilancio le linee di credito inferiori a 365 giorni). La concessione dei mutui fondiari infine era del tutto de-regolata negli Stati Uniti. Non si confonda fra provvista indifferenziata di liquidità e funzione di . Comunque è caduto il mito del regolatore unico: la supervisione bancaria deve essere affidata a chi eroga credito di ultima istanza. Il caso inglese (Northern Rock) è effetto della crisi dei subprime americani, ma è diverso nella natura: non debitori insolventi, ma fragilità di prestiti a lungo finanziati a breve sul mercato wholesale (75% del passivo). In Italia una volta tanto non poteva succedere. Si deve ora lavorare a una revisione di Basilea II, che, per ora, migliora solo di poco Basilea1.
Lei dice testualmente "si dovrebbero sanzionare anche i banchieri che, pur non colpevoli di atti illegali, abbiano prodotto gravi danni al sistema finanziario e a risparmiatori"; in un economia globale che è caratterizzata per il 75% da economia finanziaria ed per il 25% da economia reale, l'attuazione della sua affermazione (per quando possa essere condivisibile) rende necessarie una riprogettazione degli strumenti finanziari, degli organi di vigilanza nazionale ed transnazionale che per essere tale dovrebbe concretizzarsi in una nuova forma di dirigismo nazionale, coordinata a livello internazionale in una nuova bretton woods. Il fatto stesso che le banche centrali stiano inondando i mercati di liquidità (tipico strumento dirigista) per mantenere a galla gli speculatori (siano essi banche o broker) ed i labili risultati che esse hanno prodotto dimostra che è necessario un coordinamento della crisi da parte degli stati nazionali, anche se sullo sfondo non si riesce ad intravedere una classe politica capace di affrontare le sfide che sono all'orrizonte oramai prossimo, ma questo è un'altro problema.
Le ultime, centratissime osservazioni di Stefano Micossi sull'incentivo a comportamenti di "moral hazard" connaturato al "vincolo di protezione" delle banche, specie delle maggiori (anche in Paesi quali GB e USA il principio "too big to fail" risulta ineludibile nella prassi), potrebbero sollecitare un interrogativo. E' vero che"ratios" patrimoniali severi sono un valido disncentivo a scelte troppo disattente o incuranti del rischio: ma d'altronde troppa severità genera indesiderabili fenomeni di contrazione del credito complessivamente erogato. Questo delicato equilibrio, rileva Micossi, assicura pingui profitti alle banche. Ma allora, è così inconcepibile vietare anche solo temporanemamente a quelle fra esse i cui mezzi propri si presentino complessivamente sproporzionati ai rischi complessivamente assunti, di distribuire utili oltre una soglia rapportata appunto ai mezzi propri, ed obblighi ad accantonare a riserva la parte non distribuibile? La banca e i suoi azionisti non perderebbero nulla e il sistema se ne avvantaggerebbe, moderando almeno un poco le troppe ingordigie di breve periodo. Tecnicamente arduo, certo, ma c'è qualcosa di facile oggi, in questo campo?