
Al di là degli aspetti tecnici, i meccanismi automatici di sterilizzazione degli incrementi del prezzo del barile attraverso la fiscalità pongono alcuni problemi. Intanto, ha senso fissare per legge una soglia di prezzo del petrolio? E in caso, non si dovrebbe anche aumentare l'accisa per mantenere inalterato il costo dei carburanti? Né i prodotti petroliferi sono gli unici inflattivi. Soprattutto però è sbagliato il messaggio. Perché non bisogna mai dimenticare che il petrolio è una risorsa esauribile e il suo consumo produce effetti negativi sull'ambiente.
Il prezzo del petrolio è determinato ed uguale per tutti, ma vi sono forti differenze nell'efficienza di trasformazione. Noi europei siamo estremamente efficienti, le nuove economie e anche gli USA lo sono molto meno. Siamo arrivati all'assurdo economico che i nostri incrementi di efficienza energetica se ne vanno a vantaggio del Fisco anziché diventare un fattore competitivo. Un legislatore attento potrebbe recuperare competitività detassando fortemente i prodotti energetici, consentendo alle imprese di abbattere i costi ma soprattutto ai privati di avere maggior reddito disponibile, in particolare nelle fasce basse che hanno una domanda, particolarmente di prodotti per il riscaldamento, più rigida rispetto al prezzo. Per dare i 100 euro in più al mese in busta paga (come proposto dall'ineffabile Ministro Ferrero) basterebbe dimezzare il carico fiscale sui carburanti e sul gas, e ridurre del 30% quello sui consumi elettrici. Ma questa non è proprio la logica dei governi tax and spend...
Non credo che lo scopo delle accise sui carburanti sia e debba essere quello di mandare messaggi educativi. Sta di fatto che qualsiasi governo si trova ad essere cointeressato agli aumenti ricevendone entrate in altro modo difficilmente ottenibili .Intendo dire che queste maggiori entrate non vengono chieste direttamente al contribuente ma causate dai "cattivi" (petrolieri, paesi produttori ,ecc). Una provocazione: mantenere il legame fra accise e prezzo industriale non è un disincentivo per i governi ad attuare politiche favorevoli alla sostituzione del petrolio? Ogni riduzione delle vendite di petrolio comporterebbe una riduzione delle entrate.
Sono d'accordo con la vostra tesi per cui sterilizzare gli aumenti di prezzo dei prodotti petroliferi tramite la fiscalità mascheri l'irreversibile aumento di costo per una risorsa che si sta esaurendo, favorendone quindi ancora di più il consumo e quindi l'esaurimento. Inoltre col debito pubblico italiano chiedere allo Stato incisive riduzioni fiscali è inverosimile. Tuttavia anche se la tassazione dei prodotti petroliferi è abbastanza in linea con quella europea, finchè lo Stato col sistema accisa + iva continuerà a guadagnare da un aumento del prezzo industriale sarà difficile per il cittadino credere ad un suo serio imopegno nel combattere quell'oligopolio che c'è proprio in tale settore industriale e che molto probabilmente è la causa primaria della maggiore vulnerabilità agli aumenti del nostro paese.
Credo che nel merito della vostra tesi manchi uno sguardo pratico su quanto possa influire un intervento statale in materia di defiscalizzazione o attenuazione del carico fiscale statale sul prezzo del greggio, sulle tasche di molti italiani. Rendendomi conto che ne siete perfettamente consci, è utile però ricordare che aldilà della non opportunità "etica" di un intervento di questo tipo sul petrolio, che favorirebbe un maggiore consumo di una risorsa che produce danni all'ambiente oltre ad incidere sulla riduzione della quantità di una risorsa esauribile, il fatto che esista una soglia di spesa in benzina indispensabile per ognuno, l'alleviazone del peso di questa, per la singola economia familiare è più che rilevante. Credo sia il dovere di ogni amministratore dello stato cercare di andare incontro alle difficoltà innescate dal processo inflattivo che sta erodendo il potere d'acquisto di molti italiani, per effetto di una sommatoria di agenti (prezzi dei beni primari, prezzo del petrolio, fiscal drag etc) che costituisce il primo problema reale nella microeconomia familiare. E' quindi a mio avviso auspicabile una revisione dei meccanismi di tassazione sulla benzina.
Sono totalmente d'accordo con le conclusioni: il prezzo del carburante deve agire da deterrente al consumo irrazionale di una risorsa che oltre ad essere scarsa genera costi esterni in buona parte irrecuperabili. Semmai occorrerebbe un'addizionale per finanziare il trasporto pubblico. A fronte degli effetti inflattivi vi sarebbero vantaggi in termini di bilancia commerciale derivanti dal minore consumo di idrocarburi per locomozione privata.