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BCE: CREDIT CRUNCH CHI?

di Fabrizio Ghisellini, Categoria Finanza, Data 17.12.2007

Cresce il differenziale fra tassi ufficiali Bce e tassi Euribor, con un notevole impatto sulle famiglie con mutui a tasso variabile. Ma il fenomeno non è dovuto a una crisi di liquidità, è imputabile a un aumento significativo dei premi per il rischio dopo le turbolenze finanziarie dell'estate. Finora la Bce non ha identificato la natura del problema che richiede una politica monetaria più espansiva. Il pericolo è la completa illiquidità di interi settori di mercato, fino al manifestarsi di problemi di rifinanziamento del debito per alcuni paesi dell'area euro.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • inflazione o recessione?
    Nome: Giuseppe Caffo  Data: 27.12.2007

    Personalmente condivido la preoccupazione della BCE di un'inflazione che si avvita su se stessa sfuggendo ad ogni controllo.L'eccesso di liquidità e i bassissimi tassi d'interesse degli anni scorsi hanno contribuito alla costruzione di una colossale truffa finanziaria che ha coinvolto tutto il mondo. Inoltre una riconsiderazione del premio al rischio dopo i passati eccessi mi sembra auspicabile.Secondo me il problema è ridare fiducia al sistema finanziario globale (in primis americano).L'eventuale problema del rifinanziamento del debito si può superare aumentando i rendimenti dei titoli pubblici,trovando le risorse contenendo la spesa pubblica e i suoi sprechi.

  • Credit crunch
    Nome: fabio gallazzi  Data: 21.12.2007

    Come investitore in oro sono felicissimo che la banche centrali inondino i mercati di liquidità per salvare la truffa della banca a riserva frazionaria liberamente creatrice di tutte le truffe derivate: il risultato, come predetto da Mises, sarà il crack up boom: iperinflazione dei prezzi!

  • BCE teme l'inflazione
    Nome: Alessandro  Data: 18.12.2007

    La politica BCE è di stampo monetarista e resta quindi orientata alla lotta all'inflazione: i prezzi al consumo stanno accelerando (CPI +3.1% annuo in novembre), la dinamica della massa monetaria è del tutto fuori controllo (M3 +12% annuo in ottobre) così come quella dei prestiti ai privati residenti (+11% annuo nello stesso mese) malgrado l'elevato livello dei tassi a breve. Non so se la BCE faccia bene o meno a mantenere con estrema coerenza la propria impostazione, oppure se la strada della Fed (abbassere i tassi per "aiutare" i mercati) sia davvero preferibile: certamente un'inflazione eccessiva è altrettanto dannosa di un brusco rallentamento congiunturale; le due cose messe insieme si chiamano però "stagflazione" ed alla fine, come insegna l'esperienza degli anni '70, portano comunque ad interventi restrittivi sui tassi. Cordialità http://ac-finanza.investireoggi.it/

    Risposta:

    La crisi del credito rischia di avere conseguenze assai più devastanti di un momentaneo “blip” dell’inflazione( per il 2009 la BCE prevede inflazione sotto al 2%): secondo Goldman Sachs, le perdite potrebbero arrivare a 400 miliardi di dollari e, ceteris paribus, il mantenimento dei capital ratios implicherebbe in questo caso un taglio dell’attività creditizia per circa 2000 miliardi di dollari.

  • Quindi recessione?
    Nome: luca spaventi  Data: 18.12.2007

    Di fatto condivido la conclusione, a cui in maniera forse più ingenua sono arrivato dando un'occhiata all'attuale pendenza della curva, sempre più inclinata verso il basso. quindi, derubricati come manifestazione di ottimismo gli interventi di alcuni banchieri, profumo in primis, che suggerisce nella crisi di liquidità la ragione dello spread euribor - tassi ufficiali, mi chiedo / le chiedo: è un progetto reversibile questo dipinto (che intuisco essere qualcosa in più di un rallentamento), attraverso un taglio dei tassi della BCE? o un taglio verrebbe "assorbito" nuovamente dal mercato attraverso un ulteriore ampliamento dello spread?

    Risposta:

    In un contesto del genere, il supporto alla crescita (quest’ultima  è fondamentale per ridurre la rischiosità percepita degli asset detenuti dalle banche) attraverso una riduzione dei tassi BCE è condizione forse non sufficiente ma necessaria per minimizzare rischi che possono diventare enormi.