
La Conferenza di Bali sul cambiamento climatico è un passaggio che darà i suoi frutti più concreti nei mesi a venire. I paesi che hanno firmato e ratificato il protocollo di Kyoto sono all'alba di una scadenza istituzionale rilevante: il primo gennaio 2008 inizia ufficialmente il primo periodo di impegno. L'Europa a 15 sembra sulla buona strada per rispettare gli impegni. Convincere Stati Uniti, Cina e India a intraprendere una strada negoziale è comunque indispensabile, anche se non semplice, perché richiede di saper guardare al di là del proprio interesse immediato.
Non sono molto esperto in questioni ambientali, ma sono portato a ritenere che, se si parla tanto di conseguenze del riscaldamento globale, ci sia qualcosa di vero nelle teorie proposte. Credo che gli stati non riescano a fare nulla di determinante per l'ambiente in quanto sono legati ad un modo di vita ed a tecnologie che oggi stanno segnando il passo. Il petrolio si sta esaurendo, e diventa molto costoso. Sarà ben presto imprescindibile il ricorso a tecnologie innovative, nei PVS in molti casi già si ricorre a carburanti di origine vegetale. Le possibilità tecnologiche esistono, bisogna solo renderle accessibili al mercato. Gli stati potrebbero e dovrebbero impegnarsi a raggiungere questi obiettivi, mediante politiche economiche/fiscali adeguate e sostenendo l'impiego di tecnologie non inquinanti. Ma lo faranno seriamente soltanto quando il loro "vincolo di bilancio" imporrà di abbandonare il petrolio e le altre fonti energetiche tradizionali.
A causa della propaganda eco-catastrofista, è diventato ormai un luogo comune il tema del "riscaldamento globale" come pure quello dei cambiamenti climatici sostanzialmente indotti dall'uomo. Nella speranza che infine si voglia dare ascolto ai molti scienziati ed esperti di tali materie e prendendo per il momento per "buoni" i concetti finora proposti, sembra doveroso definire dei parametri che abbiano una valenza proporzionale e comune (es. fissare un valore di emissioni pro-capite oppure, limitando il campo d'applicazione a quello della generazione elettrica, fissare un parametro di efficienza energetica Paese, derivato dal rapporto tra combustibili utilizzati ed E.E. prodotta.). Ovviamente, occorre decidere se il nucleare debba entrare o meno in questo calcolo (Domanda: perchè no ?). Questo quantomeno permetterebbe di limitare effetti distorsivi che, indotti solo da forzature ideologiche tutt'altro che utili, falsano la capacità di competere di alcuni paesi rispetto ad altri, addirittura nella stessa area geografica (EU) ! Se applicassimo questi ragionevoli concetti, anche solo all'interno della EU, l'Italia anzichè essere in "ritardo" sarebbe addirittura in CREDITO!
Le obiezioni sulle responsabilità dell'uomo secondo me basano su basi infondate, è vero che il clima è sempre mutato ma non cosi in fretta (150anni appena).Il clima reagisce creando nuovi equilibri ma se le perturbazioni sono troppo grosse rispetto alla capacità di assorbirle si va verso il collasso.Il problema del clima è l'aumento di energia dell'atmosfera dovuta al minore emissione di valore a causa dei vari gas serra.Kyoto rispetto ai problemi del clima fa ridere ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Oggi investire nella riduzione delle emissioni spesso vuol dire risparmiare molto denaro evendo la produzione di petrolio superato il picco di produzione.
La cd "tesi del riscaldamento climatico" si basa sui seguenti assunti: 1-la temperatura della terra negli ultimi anni sta aumentando progressivamente; 2-questo aumento è dovuto principalmente all'immissione di CO2 nell'atmosfera; 3-le immissioni di cui al punto precedente sono prodotte da attività umane quali le industrie, i trasporti etc etc. 4- è possibile fermare i cambiamenti riducendo le emissioni di "gas serra" Tuttavia, taluni hanno confutato questa tesi, in quanto: 1-il clima è per sua natura mutevole, e, nel nostro caso, dopo una breve glaciazione, la temperatura ha cominciato ad alzarsi nel 1700 (ad esempio la Groenlandia si chiama terra verde perché anticamente era presente vegetazione); 2-l'anidride carbonica non avrebbe un ruolo determinante (ad es si sottovaluta l'impatto del vapore acqueo); 3-non si tiene conto delle attività naturali che producono CO2 (fotosintesi clorofilliana, vulcani...) enfatizzando il ruolo dell'uomo. 4-si tratterebbe in ogni caso di un fenomeno irreversibile. L'impressione è che sia un pretesto dei governi per nuove tasse con conseguenti nuove spese pubbliche da spartirsi.
Secondo me trascurate alcuni fatti nell'esprimere le vostre opinioni: - Una parte rilevante della comunità scientifica non approva le conclusioni del Ipcc e piu' in generale l'approccio "ecologicamente corretto". - Anche trascurando il punto precedente, l'efficacia ecologica del protocollo di Kyoto non è scontata. - Anche trascurando i punti precedenti, per certi versi USA, Cina, India e piu' in generale quelli che pensano che la protezione dell'ambiente debba essere perseguita anche tenendo conto di altri aspetti come il rapporto costo/benefici, pongono delle questioni che non possono essere ridotte ad "interesse immediato".
Ritengo che NON sia più rinviabile un accordo, soprattutto da parte degli USA che hanno sempre fatto "orecchi da mercante"! Ai quali, purtroppo, vedo si associano altre importanti Paesi quali la Cina e l'India. Al bando, quello SI', gli interessi di parte. Ne va della vita del nostro pianeta e di coloro che l'abitano.