
La Bce decide di lasciare i tassi di interesse invariati. In una fase di grande incertezza come quella attuale, è una scelta che non fa chiarezza. Soprattutto perché è di difficile comprensione sulla base del mandato esplicito affidato alla Banca. Le sue previsioni descrivono un panorama di chiare pressioni inflazionistiche. Eppure decide di non muoversi. Una strategia che si può seguire solo a patto di agire con totale trasparenza. Ovvero pubblicando un sentiero futuro dei tassi, con margini di incertezza ragionevoli e ben specificati, che la giustifichi.
Forse la BCE non è così indipendente dal potere politico e economico come si vuol far credere. Credo che ci attendono anni di inflazione in aumento anche per effetto dei cambiamenti in corso delle economie dei paesi emergenti,Cina in primis. Le politiche ( ingiuste ) dei bassi salari in quei paesi,che hanno contribuito in modo sostanziale a contenere l'inflazione a livello globale,sono destinate a modificarsi progressivamente; la Cina sta sperimentando recentemente un importante crescita dell'inflazione.Probabilmente la BCE rimanda l'aumento dei tassi d'interesse a quando l'inflazione sarà così elevata che politici e poteri economici non avranno più nulla da obiettare.
Le perplessità della BCE sono ben comprensibili. Di fronte ad un sensibile aumento dei tassi di mercato, alle gravi conseguenze che questo provoca per alcune categorie di debitori e al recente apprezzamento dell'euro sul dollaro è più che logico che la BCE esiti a procedere sulla strada del graduale inasprimento dei tassi ufficiali intrapresa nel dicembre 2005, per gli effetti negativi che può avere sull'economia europea. Siamo forse arrivati al punto in cui la famosa "teoria monetaria dell'inflazione" sulla quale è ufficialmente impiantata tutta la politica monetaria della BCE, mostra la corda. Alcuni anni or sono ebbi occasione di scrivere al prof. Issing, allora consigliere della BCE, che "raising the rate of interest is not the best weapon to fight inflation". Ma su questo punto non mi rispose....
Non condivido la Sua analisi del comportamento della BCE, pur apprezzandone i richiami al ruolo delle aspettative che la Banca centrale dovrebbe generare e non subire.Mi pare però che Trichet sia stato giustamente pragmatico considerando che l'inflazione non si genera all'interno di Eurozona, ma è importata. l'Euribor provoca una stretta creditizia di fatto; l'economia è prevista in rallentamento. D'altra parte il messaggio che la BCE è pronta ad intervenire mi sembra annunciare con chiarezza che all'innescarsi di una spirale prezzi-salari i tassi saliranno. Non crede sia saggio aspettare per vedere se questa fiammata inflazionistica non finanziata si ferma qui?
Grazie per il suo commento. E' vero che i tassi Euribor stanno salendo. Ma questo è irrilevante per la condotta ottimale della politica monetaria. Perché tassi Euribor in crescita oggi non forniscono alcun segnale sull'andamento futuro della politica monetaria. Solo le azioni della BCE sui tassi, e il modo in cui sono comunicate, possono orientare tali aspettative, che sono l'unica cosa che conta per la performance di inflazione di oggi.
Considerazioni ineccepibili. Quindi quale sarebbe la conclusione "se manca la trasparenza" e la Banca Centrale Europea come si evince naviga a vista? Certo e se non si trattasse solo di trasparenza ma di semplice irrazionalità?
L'articolo è molto interessante e riprende un tema importantissimo, collegato all'importanza delle aspettative ed alla credibilità della banca centrale. Le chiederei: 1. E' possibile che la Bce stia "assecondando" il mercato per qualche motivo? Se si, quale? 2. Può essere che la Bce eviti di rendere pubblico il proprio target avendo precise motivazioni macroeconomiche? Se si, quali? Grazie e complimenti
Mi sento di non condividere appieno l'analisi fatta sulle decisioni della Bce. Innanzitutto le decisoni sono state motivate tenendo conto, anche appunto della cosiddetta "spinta inflazionistica", ma un elemento che a mio avviso non è stato analizzato è l'aumento forte che c'è stato negli ultimi mesi dell'ormai famoso "tasso Euribor" (per via del credit crunch), che nelle ultime settimane ha subito forti rialzi. Visto che la gran parte dei finanziamenti retail a medio-lungo termine, a tax variabile è fissato all'Euribor (in Italia i più sono legati all'Euribor a un mese) appare di buon senso una decisione che contempera due forze, da una parte le spinte inflazionistiche (nelle previsioni non oltre il 3%) dall'altra i forti rialzi dei costi dei mutui, alla luce soprattutto della crisi "sub-prime" e dell'aumento (almeno in Italia) dei pignoramenti. Penso per queste ragioni che la decisione di non aumentare i tassi non solo sia di buon senso, ma sia stata rinviata probabilmente al periodo successivo in cui il tax Euribor placherà la sua spinta al rialzo assestandosi a valori "normali", questo per dare maggiore stabilità (per es al mercato dei mutui).