
Nel periodo 1998-2006 la grande maggioranza delle società quotate italiane è stata collegata in un'unica rete attraverso una piccola minoranza di amministratori. Un gruppo, questo, che mostra grande stabilità nel tempo e con componenti che spesso appartengono alle stesse famiglie. Assai alto il grado di connettività per le blue chips e in particolare per quasi tutte le principali società bancarie e finanziarie. Negli ultimi anni tende a ridursi il numero dei collegamenti, ma non delle società coinvolte, con una maggiore centralità di Mediobanca. E la concorrenza?
In fondo se l'allenatore della squadra A fosse anche allenatore della squadra B credo ci sarebbero forti dubbi che l'incontro tra le due potesse essere competitivo...
Ottima conferma empirica di una debole concorrenza, fenomeno d'altronde ben noto. Ma occorre andare oltre, puntare alle cause. Una traccia la offre un ambiente caratterizzato da concentrazione del comando e scarsa contendibilità delle imprese, che rende ovvio scegliere su base essenzialmente fiduciaria, in seno ad uno stesso gruppo sociale o magari familiare, cementato da solide amicizie, incroci di parentela antichi e recenti, da regolari frequentazioni e simili. Tra l'altro, ciò concorre a mantenere la condizione di non scalabilità. E la risposta dei prescelti non può non essere a sua volta fiduciaria: mi hai scelto, ti conosco e ti vedo di continuo, non servono severità e rigore, perchè "so" di potermi fidare. Da un punto di vista diverso, che sembra tentare gli stessi Autori della nota, ci si può chiedere se in effetti i Cda non contino nulla. Se cioè il comando concentrato escluda di per sé la scelta di persone motivate e competenti. Ecco il punto: il problema non è "chi" c'é in Consiglio, e tanto meno se è "indipendente" in senso normativo. ma le regole di governance, questione molto più ampia e difficile, non risolvibile purtroppo nel breve periodo