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AMMINISTRATORI IN CONDOMINIO *

di Carlo Drago, , Andrea Polo, e Paolo Santella, Categoria Finanza, / Corporate Governance, Data 06.12.2007

Nel periodo 1998-2006 la grande maggioranza delle società quotate italiane è stata collegata in un'unica rete attraverso una piccola minoranza di amministratori. Un gruppo, questo, che mostra grande stabilità nel tempo e con componenti che spesso appartengono alle stesse famiglie. Assai alto il grado di connettività per le blue chips e in particolare per quasi tutte le principali società bancarie e finanziarie. Negli ultimi anni tende a ridursi il numero dei collegamenti, ma non delle società coinvolte, con una maggiore centralità di Mediobanca. E la concorrenza?

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • ...e la cura?
    Nome: Stefano Martemucci  Data: 03.01.2008
    Tutti i lettori concordano sugli esiti degli studi degli autori ma sarebbe necessario aprire una finestra sui possibili rimedi e cio' a tutela dei soci di minoranza (risparmiatori) che vedono ridursi i dividendi percepiti dovendo corrispondere lauti compensi a membri dei diversi CDA che aggiungono poca o nulla utilità e professionalità alla società. Se si vuole una oggettiva misura della mole di compensi corrisposti a tal proposito ci si puo' rifare al rapporto annuale di Milano Finanza sui compensi ai manager. Penso che la cura debba trovarsi in una normativa di maggiore tutela dei risparmiatori che imponga un controllo della professionalità delle diverse nomine e del tempo effettivamente dedicato alle attivita' dell'azienda considerata
  • Condominio ma non solo
    Nome: luigi_zoppoli  Data: 19.12.2007
    L'articolo conferisce dignità scientifica alle osservazioni che empiricamente pure erano riscontrabili attraverso una costante lettura della stampa specializzata. Volendo semplificare pur senza allontanarsi dalla realtà, si tratta di un'altra casta dalla quale, una volta cooptati, non si esce più determinando quella che può definirsi "stabilità" o,con maggior precisione terminologica "immobilismo". Aggiungo anche che le tristi vicende delle scalate bancarie sono state obiettivamente facilitate dalle "connessioni" personali, economiche e finanziarie di alcuni componenti del network (si fa per dire). E' una ulteriore prova dell'insufficienza di cultura liberale che attanaglia questo paese. Purtroppo.
  • In un certo senso è solo buon senso...
    Nome: Giacomo Dorigo  Data: 17.12.2007

    In fondo se l'allenatore della squadra A fosse anche allenatore della squadra B credo ci sarebbero forti dubbi che l'incontro tra le due potesse essere competitivo...

  • Concorrenza e controllo
    Nome: michele giardino  Data: 16.12.2007

    Ottima conferma empirica di una debole concorrenza, fenomeno d'altronde ben noto. Ma occorre andare oltre, puntare alle cause. Una traccia la offre un ambiente caratterizzato da concentrazione del comando e scarsa contendibilità delle imprese, che rende ovvio scegliere su base essenzialmente fiduciaria, in seno ad uno stesso gruppo sociale o magari familiare, cementato da solide amicizie, incroci di parentela antichi e recenti, da regolari frequentazioni e simili. Tra l'altro, ciò concorre a mantenere la condizione di non scalabilità. E la risposta dei prescelti non può non essere a sua volta fiduciaria: mi hai scelto, ti conosco e ti vedo di continuo, non servono severità e rigore, perchè "so" di potermi fidare. Da un punto di vista diverso, che sembra tentare gli stessi Autori della nota, ci si può chiedere se in effetti i Cda non contino nulla. Se cioè il comando concentrato escluda di per sé la scelta di persone motivate e competenti. Ecco il punto: il problema non è "chi" c'é in Consiglio, e tanto meno se è "indipendente" in senso normativo. ma le regole di governance, questione molto più ampia e difficile, non risolvibile purtroppo nel breve periodo

  • Conferma dell'evidenza.
    Nome: Augusto Aldeghi  Data: 06.12.2007
    Questo studio quantitativo non fa altro che confermare l'evidenza anedottica del comportamento delle aziende italiane che è sotto gli occhi di tutti. Il vero problema è che esiste il fondato sospetto che anche tra gruppi geograficamente o settorialmente affini di medie imprese italiane si verifichi lo stesso fenomeno.