
La produzione alimentare si adeguerà alla crescente domanda dei paesi in via di sviluppo e i prezzi dei generi alimentari continueranno nella loro tendenza al ribasso. Restano però due incertezze. La prima correlata al fenomeno di riscaldamento del globo, che potrebbe influire molto negativamente sulla produttività agricola e quindi sui prezzi dei prodotti. L'altra è legata ai biocarburanti: superfici sempre più ampie di terreno potrebbero essere dedicate alla produzione di etanolo, nel vano sforzo di diminuire drasticamente l'uso del petrolio.
Il maggiore produttore di etanolo è il brasile, paese che ricava tale biocarburante dalla canna da zucchero e non dal mais (come fanno in usa). Il governo di lula sta recuperando terreni incolti per implementare la produzione, quindi non vengono tolte terre ad altre colture e per fortuna la foresta amazzonica non viene "toccata". per non far aumentare prezzi alimentari bisogna produrre biocarburanti da canna da zucchero e dalla soia (che ha il grande vantaggio di divenire cibo per l'allevamento di bovini dopo la lavorazione che subisce per venir trasformata in carburante, quindi non ci sarebbero residui).
Il prossimo anno per la globalizzazine del mercato verranno a mancare le materie prime necessarie alla produzione dei fertilizzanti a tutto campo e quella produzione che ancora sarà possibile viene indirizzata verso i mercati che pagano di più, certamante non quello italiano. Questo vorrà dire che il prodotto necessario alla coltivazione non sarà nemmeno disponibile con tutto quello che comporterà sul livello dei prezzi dei prodotti agricoli. E meno male che siamo in un continente, e in una comunità economica, che ha la programmazione delle politiche agricole.
La terra è un sistema finito, le sue risorse sono finite. Il punto di saturazione è molto lontano e dipende da molteplici fattori indipendenti. Infatti esistono deserti potenzialmente fertilissimi che possone divenire produttivi deviando in essi fiumi artici, (Gobi, lago di Aral) bilanciando anche il disgelo dei ghiacci con un minor apporto di acqua dai fiumi ; il clima può migliorare ove si producano grandi quantità di energia da fonte rinnovabile ed ove giungano alla fase produttiva le tecnologie che trasformano CO2 in metanolo o altri combustibili; si tragga fruttosio/glucosio per alimentazione umana da concentrati di mosto d'uva ( un ettaro da anche 10-12 tonnellate di concentrato al 30% di zuccheri). La produzione di biocarburanti da cereali non è vantaggiosa, poichè sottrae alimenti. Lo è invece quella da culture intercalari come la colza, soprattutto con varietà OGM ad alta resa, diserbabili e prive di perdite per la maturazione non contemporanea di tutti i baccelli. La quantità di biocarburante producibile sarà sempre di alcuni ordini di grandezza inferiore rispetto ai consumi totali. La produzione di cereali aumenta, se aumenta il prezzo per i produttori marginali.
L'articolo ha omesso un dettaglio molto importante: l'allevamento di animali destinati alla macellazione per il consumo umano richiede enormi distese di terreno per produrre cereali e altre colture necessarie per la produzione di mangimi per la loro alimentazione. Oltre al fatto non secondario che i bovini nella loro digestione producono grandi quantità di metano, che incide in misura quattro volte superiore all'anidride carbonica sull'effetto serra, e che un'alimentazione equilibrata per il genere umano non richiede che piccole quantità di carni rosse, una forte diminuzione di consumo di questo genere di carni aiuterebbe tutto il sistema della produzione cerealicola mondiale liberando grandi estensioni di terreno produttivo oggi destinate alla produzione di mangimi. Una scelta vegetariana non ha solo una valenza morale, ha un impatto sul sistema-Terra nettamente inferiore ad un regime alimentare molto "carnivoro". Limitarne il consumo ai giorni di festa come sapientemente facevano i nostri genitori (o nonni per i più giovani), sarebbe già un grande contributo che ciascuno di noi potrebbe dare all'ecosistema terrestre. Riflettiamoci...
L'articolo è suscettibile di qualche critica, dal mio punto di vista naturalmente. Gli economisti agrari sono praticamente unanimi nel concordare che i prezzi dei cereali sono aumentati a causa del calo di produzione degli ultimi due anni e dell'aumento della domanda mondiale. I biocarburanti potranno forse incidere sui prezzi in un futuro forse prossimo, al momento è ancora molto piccola la quota assorbita dal comparto energetico. Sarebbe interessante conoscere la fonte di questa affermazione dell'autore: la produzione di etanolo assorbirà quasi il 30 per cento del grano prodotto negli Stati Uniti lo scorso anno. Al di là che per l'etanolo di solito si impiega il mais e non il grano vorrebbe dire che gli impianti in progetto e in costruzione sono già attivi, notizia che non avevo, forse sono solo in ritardo. Per quanto riguarda l'UE poi c'è da dire che i dazi all'importazione e la restituzioni all'esportazione sono sostanzialmente abolite da un pezzo, infatti il prezzo interno non è sostanzialmente diverso da quello mondiale. In ogni modo il prezzo di intervento (rete di protezione degli agricoltori) è molto ma molto più basso dei prezzi attuali, quindi nessuna influenza sui mercati-