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MAL D'AFRICA

di Federico Bonaglia, e Lucia Russo, Categoria Internazionali, Data 03.12.2007

Quali sono le relazioni economiche tra I'talia e Africa? Le aziende italiane che operano nel continente sono prevalentemente piccole. Le grandi rappresentano meno del 5 per cento del totale, ma generano quasi la metà del valore delle esportazioni. Gli investimenti diretti esteri italiani, sebbene in crescita, appaiono ancora limitati. I problemi principali rimangono le risorse e la scarsa coordinazione degli attori del sistema. Ma l'area ha grandi potenzialità. La priorità è allora accrescere la capacità di internazionalizzazione delle nostre imprese.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Sistema Italia in Africa
    Nome: Amedeo Rosignoli  Data: 26.12.2007

    Ci sono stati diversi esempi di attività italiane di “sistema”in Africa: - in Nigeria, dagli anni ’70 ai primi ’90, le grandi aziende: Agip, Fiat (Intersomer sua rappresentante), Montecatini, etc e tante medie imprese vendevano; Impregilo e altre medio/grandi costruivano. - in East Africa nei primi anni ’70, durante la crisi in Rodesia, circa 3.000 autocarri FIAT gestivano il traffico dal mare alla copper belt. Il sistema Italia faceva affari d’oro. In effetti la crisi delle attività economiche italiane in Africa è determinata dalla perdita dell’azione di “sistema” in cui la grande impresa trascina le imprese più piccole. Ma uno dei punti rilevanti del “sistema” è la disponibilità finanziaria: non il "supplyer's credit", poco utile in periodi di bassi tassi di interesse, ma il più efficace "buyer's credit", strumento potente di vendita e sicurezza di pagamento. Oppure il montaggio di "commodity aid", negoziati dalla cooperazione, destinati a progetti e/o all' importazione di beni industriali, gestiti da organismi commerciali accreditati al Ministero degli Esteri e riservati agli imprenditori italiani. Amedeo Rosignoli Fomer Executive Vice-President Intersomer

  • Investimenti in nord africa
    Nome: antonello cossiri  Data: 04.12.2007

    Premetto che il gruppo da me rappresentato ha investito negli ultimi 3 anni circa 9,5 milioni di euro in Nord Africa, in iniziative imprenditoriali nel settore abbigliamento. Ritengo però che una seria riflessione debba essere fatta in merito alla assoluta SOLITUDINE in cui si trova ad operare una qualsiasi impresa italiana che decide di attuare un investimento diretto all'estero, in particolare in Africa, dove il contesto culturale, normativo e infrastrutturale rende molto difficili anche cose banali. La Simest interviene solo a condizione di avere le spalle ben "coperte" da parte di altri istituti bancari che, a loro volta, tendono a finanziare solo iniziative ad elevata probabilità di successo. Gli uffici locali dell'ICE o delle Camere di Commercio sono perfettamente INUTILI, si limitano, nel migliore dei casi, a fornire indirizzi e depliants, senza alcuna efficace azione di "accompagnamento" dell'impresa investitrice nei rapporti con le istituzioni, con la burocrazia, con i sindacati, con le banche locali. L'impresa, lasciata DA SOLA, spesso RINUNCIA ai suoi propositi di sviluppo. Mi pare del tutto comprensibile!!