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IN DIFESA DEL PUBBLICO CONCORSO

di Bernardo Giorgio Mattarella, Categoria Lavoro, Data 27.11.2007

La sfiducia nel pubblico concorso è diffusa. Invece, è una difesa contro gli abusi. Ed è la Costituzione a dire che agli impieghi con le pubbliche amministrazioni si accede per concorso. La stabilizzazione dei precari avviene in violazione di questo principio. Tanto più grave se le sanatorie sono due consecutive. Per risolvere il problema alla radice occorre interrompere la catena di comportamenti e rimedi sbagliati. Ma non basta intervenire su uno solo degli anelli. Serve, nelle varie fasi del rapporto di lavoro, la giusta quantità di precarietà e di sicurezza.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Pubblici dipendenti
    Nome: Luca Guerra  Data: 12.12.2007

    Un commento secco: non vi è alcun bisogno di altri dipendenti pubblici, ve ne sono già troppi che gravano sul contribuente! nella p.a. sembra che il computer non sia mai stato inventato, efficienza e rendimento sono termini sconosciuti. la produttività del settore privato è cresciuta moltissimo grazie alla informatica, ma di questo nel paese dei bolli e dei timbri non si ha traccia. intanto si sfruttino al meglio ed al massimo le risorse umane disponibili, che sono già tantissime. guardatevi attorno negli uffici pubblici, dalle comunità montane alle università passando per i ministeri e vedrete orde di persone perlomeno poco impegnate. occorre ridurre le spese inutili e la tassazzione, anzi prima questa e di conseguenza la seconda.

  • Non sempre concorsi
    Nome: antonio de luca  Data: 10.12.2007

    E' vero: il concorso pubblico è, in astratto, il sistema di reclutamento sicuramente più trasparente e più 'democratico'; con le sanatorie ex post non si fa un buon servizio al mondo del lavoro pubblico, ma qualche distinzione deve essere fatta. il vero problema non è la cd sanatoria dei precari, è la corporazione dei dirigenti pubblici, pardon dipendenti, terrorizzata da qualsiasi possibile confronto con il mondo esterno. ci si attacca alla sacralità del concorso per impedire qualsiasi opera di ammodernamento culturale, di competenze, di conoscenze e capacità, in sintesi il confronto col mercato. non a caso si agita il problema del concorso pubblico e intanto si procede con la demonizzazione della norma che prevede la possibilità di reclutare il 5/10% dei dirigenti dall’esterno se dotati di specifiche professionalità, prevedendone l’abolizione. il concorso non è uguale per tutti i lavori, se è giusto farlo per tipologie impiegatizie non è altrettanto vero che è l’unico metodo per reclutare specifiche professionalità sia tecniche che manageriali. PS: sono un dirigente pubblico vincitore di concorso pubblico.

  • Un'occasione da non perdere
    Nome: Dario Quintavalle  Data: 10.12.2007

    Sul Corriere della Sera del 21.11.2006, Pietro Ichino dichiarava che “Il concorso pubblico è un ferrovecchio, eredità di un sistema amministrativo superato”. Eccolo accontentato: di concorsi non se ne fanno più. Caro prof. Mattarella, la sua difesa del pubblico concorso è apprezzabile ma tardiva. Quello che appare chiaro, dagli eventi degli ultimi due anni, è che è venuta meno ogni velleità di riformare la PA, ed essa, dopo le riforme degli anni 90 è tornata ad essere, nella considerazione dei politici ed opinione pubblica, un distributore di “posti” ed ammortizzatori sociali, il Grande Fardello della nostra economia. La crisi del concorso pubblico come metodo di selezione del personale amministrativo, del resto non è che il riflesso della crisi delle elezioni come metodo di selezione del personale politico: elezioni e concorsi, infatti, sono gli strumenti principi con cui ogni democrazia seleziona la sua classe dirigente. Nei prossimi anni andranno in pensione mezzo milione di impiegati pubblici. Ove si avviasse un serio programma di reclutamento di giovani preparati sarebbe un’occasione unica per rinnovare la PA. Ma nulla di simile è all’orizzonte. DQ (Dirigente Min. Giustizia)

  • Una denuncia da una vincitrice di concorso non assunta
    Nome: Marta Ferretti  Data: 07.12.2007

    Condivido parola per parola quanto da Lei esposto. Io scrivo per fare una denuncia seria e racconare la mia storia: sono una vincitrice di concorso presso un ministero non ancora assunta da più di un anno, la quale sta vivendo sulla sua pelle proprio tutta la situazione da Lei descritta.Sono stata estromessa dal d.pr. assunzioni 2007 a causa di oneri 2008 da fame concessi per i vincitori.E si figuri che sono anche tra le prime in graduatoria! Siamo all'assurdo, caro Dott.Mattarella. I nostri diritti sono stati scavalcati da un losco sistema clientelare in barba ai principi della legalità,del buon andamento, della correttezza,del merito. Stiamo subendo una vera e propria discriminazione e nessuno ci tutela!non c'è un sindacato che fa sciopero per noi,non ci sono forze politiche in grado di incidere in senso risolutivo. Siamo in balìa di un sistema ingiusto. Ci appelliamo alla giustizia? Ma un giudice cosa puo' fare,risarcire?Ma io mi chiedo:perchè si bandiscono concorsi e poi non ci sono i soldi per assumere? Che paese serio e responsabile è questo, che crea aspettative a chi vince concorsi e poi non è in grado di ottemperare agli impegni presi?

  • Concorsi, se ben fatti sono validi.
    Nome: roberto napoletani  Data: 06.12.2007

    Ho fatto decine di concorsi in qualità di presidente della commissione, nel periodo 1990/1997 quando ero segretario generale nei comuni e prima della legge Bassanini. Non ho mai ricevuto condizionamenti da nessuno e nemmeno mi risulta i componenti delle commissioni. Abbiamo assunto decine di funzionari e impiegati pubblici giovani e meritevoli perché hanno potuto dimostrare la loro preparazione e professionalità, con piena soddisfazione degli enti ineteressati. Tutto è cambiato quando i segretari generali dei Comuni sono stati assoggettati allo spoils system del Sindaco e del Presidente della provincia. Occorre riflettere sul fatto che il merito viene ucciso dalla scelta fiduciaria di coloro che poi devono giudicare i concorrenti. Grazie professore.

  • Non credo ai concorsi
    Nome: Marino  Data: 04.12.2007

    Vabbè, è una provocazione. Ho vinto due concorsi per bibliotecario all'università, con un numero ragionevole di concorrenti e molto selettivi, e va bene. Ma ho anche sostenuto e vinto (più di vent'anni fa) un concorso alla motorizzazione con più di diecimila concorrenti per 625 posti di coadiutore 4° livello, richiesta la terza media. Semplice statistica: o i 10.000 erano tutti analfabeti meno i vincitori o la selezione è stata più o meno casuale. Oppure un concorso per bibliotecari al Comune di Roma, con migliaia di concorrenti, molti senza nessuna conoscenza di biblioteconomia (venivano alla mia biblioteca a chiedere informazioni..."un manuale corto e semplice, per carità, non ne so niente, comincio da zero"). Sono queste modalità di selezione efficaci? Per di più, siamo sicuri che i Costituenti, quando hanno previsto il pubblico concorso avessero previsto il "pubblico impiego di massa" del dopoguerra (che non è stato solo clientelismo) o avessero invece in mente la scarna burocrazia dello Stato liberale "guardiano notturno", un pò come i generali della prima guerra mondiale che pensavano ancora alle cariche di cavalleria?

    Risposta:

    Tutto molto ragionevole. E sui concorsi con 10.000 concorrenti mi sono giàespresso criticamente rispondendo a un altro commento. Ma la conseguenza è che il principio del merito va adeguato, non abbandonato.

  • Ma i concorsi nelle Università?
    Nome: Domenico  Data: 04.12.2007

    Egregio Professore, sempre con riferimento ai famosi concorsi italiani che lei esalta e gestiti dai suoi colleghi Prof. Universitari cosa pensa di dire a Montezemolo che oggi ha trattato del prossimo concorso per ricercatori nelle Università autorizzato con decreto da Mussi e ha dichiarato (secondo me a ragione): Università, infornata di raccomandati. La Finanziaria ha vanificato l'accordo raggiunto con il governo la scorsa estate per destinare nel 2008 il 5% del fondo di finanziamento ordinario dell'università agli atenei migliori e sono saltati i meccanismi per l'assunzione dei ricercatori migliori, ha sottolineato Montezemolo. "In Finanziaria è rimasto solo un impegno privo di vere risorse - ha attaccato - nel frattempo l'agenzia per la valutazione è stata parcheggiata, si sono persi per strada i nuovi meccanismi di reclutamento per i ricercatori e stiamo per assistere alla consueta infornata di raccomandati".

    Risposta:

    Non esalto i concorsi italiani, ma il principio del merito, che implica concorsi seri: i quali spesso si fanno, anche nelle università. Sono il primo a essere critico sulle modalità di reclutamento dei professori e scorsi avrebbe aggravato il problema. Sono ancora più critico sull'assenza di meccanismi di valutazione per i professori e i ricercatori, ma questo è
    veramente un altro problema.

  • Concorsi P.A.
    Nome: Carmelo Vella  Data: 01.12.2007

    Concordo pienamente con l'articolo. Posso segnalare, essendo io un dirigente tecnico ( ispettore come si chiamavano una volta)del MPI, casi che sono diventati usuali. L'ultimo concorso è stato bandito nel 1988. Ad esso avevano accesso docenti o presidi con una certa anzianità. Era estremamente selettivo (prevedeva tre prove scritte, in ciascuna delle quali si doveva conseguire un punteggio non inferiore a sette decimi): di norma passava lo 0,4%. Ebbene nell'ultima legislatura sono stati nominati, a termine, per meriti politici, addirittura docenti non appartenenti ai ruoli dello Stato. Ciò accadeva in Toscana. Ma il clientelismo non ha colore. Nell'attuale legislatura, sempre in Toscana, sono stati designati dirigenti di Uffici Scolastici Provinciali presidi, e persino un docente, senza alcuna procedura selettiva, per esclusivi meriti politici. Posso ben dire che persone come il sottoscritto, che oltre a avere sostenuto due concorsi ispettivi, in possesso di master di specializzazione universitaria, oltre a titoli conseguiti presso la Scuola Superiore della P.A., sono discriminati e non valorizzati per la loro professionalità. Ma, ovviamente, non sono il solo.

  • Un bagno di realismo
    Nome: Paolo Bizzarri  Data: 01.12.2007

    Gentile professore, mi pare assurdo il richiamo alla Costituzione. Il rispetto del suo dettato non è un suo vezzo, ma un fatto che si suppone garantito da un parlamento e da una Corte Costituzionale. Questo detto, trovo assurdo l'accanimento contro i precari, che di fatto hanno garantito e garantiscono il funzionamento della PA, e di fatto sono già stati valutati assai più dei loro colleghi passati per concorso. Molti di loro sono infatti al secondo, al terzo o al quarto contratto, e il rinnovo è ovviamente soggetto alla loro capacità di lavoro. Il problema NON è se essi accedono senza una selezione (perchè una selezione, per lo meno per quelli a cui è stato rinnovato il contratto c'è stata). Il problema è che dopo l'assunzione non ci sarà più nessuna valutazione. Ma questo è un problema che riguarda tutti i dipendenti della PA (dai professori universitari all'ultimo degli uscieri). Introdurre una valutazione per essi eviterebbe di discutere, come al solito, sulla pelle dei più deboli.

    Risposta:

    Condivido l'ultima parte del commento: di valutazione ce ne è troppo poca. Per quanto riguarda la prima parte, il ragionamento mi sembra debole: dato che qualcuno controlla il rispetto della Costituzione, noi dovremmo
    disinteressarcene? E comunque: il Parlamento non garantisce il rispetto della Costituzione perché è il controllato e non il controllore; la Corte costituzionale è il controllore, ma questa è la tipica norma che difficilmente viene giudicata dalla Corte, perché non c'è nessun interessato che possa avviare un processo e, quindi, nessun giudice che possa chiamare in causa la Corte. Quindi, forse un po' di preoccupazione è giustificata.
    Lascio al giudizio dei lettori le affermazioni secondo le quali il richiamo alla Costituzione è assurdo e il rinnovo dei contratti dei precari è "ovviamente" soggetto alla loro capacità di lavoro. Ma ribadisco che il concorso è una cosa seria, le procedure selettive fatte per i precari no.

  • concorso e i presidi
    Nome: Massimo  Data: 30.11.2007

    Ho visto cosa sta passando mio padre che ha fatto il concorso per diventare preside in puglia. Delle porcate pazzesche. Mi sembra più trasparente la mia situazione, mi sono laureato, ho fatto un master in management pubblico, sto facendo uno stage, è mi hanno proposto di rimanere per seguire il progetto su cui ho lavorato durante lo stage. MI hanno conosciuto ed osservato per tre mesi, mi hanno valutato positivamente, e mi fanno lavorare per un annetto. Se alla fine dell'anno, ritengono che la mia professionalità possa essere utile per il lavoro della "direzione"... perchè non dovrebbero assumermi a tempo indeterminato? Sono in una regione che non è la mia, non conoscevo nessuno prima di arrivare qui. Che problema c'è? Il problema è connesso alla valutazione del lavoro. Non è il mio caso, ma in un altro contesto, dopo tre mesi uno stagista mediamente preparato che sappia usare bene il computer e conosca l'inglese, è già più produttivo del 30% dei colleghi. Chi tenere e chi "fare fuori" in quel caso?