
Il sistema finanziario è una delle parti più regolate dell'economia. Ma nonostante la stretta sorveglianza delle autorità di governo le crisi continuano a ripetersi. Accade perché sotto ogni possibile sistema di regole, operatori intelligenti cercheranno comunque di sviluppare strategie per garantire i rischi che si assumono nel modo meno costoso possibile. E troveranno le strade per aggirare in modo legale i limiti imposti. Agli investitori individuali non resta che chiedere più informazioni e cercare di ottenerle in una forma comprensibile.
Quanto alla parte in cui si tratta di ingegneria finanziaria e degli incentivi a costruire strumenti finanziari sempre più complicati per offrire rendimenti extra, mi sembra che in questo caso sia stata sorpassata la soglia dell'agire corretto. La violenta crisi che ha colpito alcune istituzioni finanziarie ed ha provocato tensioni sull'Euribor è scaturita non da shock esterni, ma dalla consapevolezza da parte degli operatori che la situazione non era più sostenibile. Mi è sembrato di capire che la domanda degli operatori finanziari non era "se" , ma "quando" ci sarebbe stata la crisi. Visto che di Siv e Conduit già se ne parlava nel 2002 con lo scandalo Parmalat, mi chiedo se le Autorità Monetarie non potessero agire prima per "indirizzare" il mercato e non aspettare di rimediare alla crisi del mercato finanziario. Se agli operatori non resta altro che chiedere più informazioni e cercare di capirle, allora aboliamo le Autorità di controllo, che ci stanno a fare?
La recente impressionante crescita dell'Euribor contraddice in modo clamoroso la sostanza dell'articolo. Come molti non sanno, l'Euribor non è legato al tasso unitario di sconto, ma viene fissato di fatto dal sistema bancario; il quale dopo aver generato la crisi dei subprime, ora scarica sui mutui i costi delle insane operazioni. Come è evidente, il cittadino è completamente in balia del sistema bancario.O no ?
I commenti su questa crisi nata dalle emissioni "subprime" e poi estesasi fino a chissa'...lasciano intendere che la finanza si e' spinta troppo oltre, forse ha superato il limite della sua utilita', la deregolamentazione ha fatto si' che i difetti eterni (effetti collaterali?) dei mercati si allargassero a settori fino a poco addietro difesi da rigide regole (visto che si cita il 1929...). Concentrazione degli scambi e standardizzazione solo 15 anni fa erano concetti pubblicizzato come leve per far crescere i mercati finanziari. Ora che sono stati "superati" anche dalle regole europee (vedi Mifid 2) dobbiamo tirarli fuori come novita' come fa Cecchetti. Mah, dal 1987 andiamo avanti a "scoppio di bolle" crescenti finché -speriamo mai- ci sarà una bolla che faccia saltare l'attuale ordinamento del sistema finanziario e ci imporra' di tornare al passato, chissa' con quali sconvolgimenti? Lasciamo un bel punto interrogativo.
Le osservazioni dell'autore giuste e condivisibili, non considerano un aspetto fondamentale del problema. La causa prima di quanto sta accadendo è rappresentata dal distacco progressivo di individui, istituzioni finanziarie, sistemi economici dall'economia reale. La ricerca continua di utili crecenti da speculazioni su titoli di qualsiasi natura, prive di contatti con gli incrementi del valore reale sottostante ad essi, non può non produrre, per i motivi acutamente esposti dall'autore, i noti effetti critici. Le speculazioni al rialzo o anche al ribasso possono essere vantaggiose all' inizio, poi segue inevitabile il crollo, quando i fondamentali siano stati abbandonati/trascurati. Un rimedio serio ed efficace è individuabile nell' inibizione dell'uso nei mercati finanziari di tutti i titoli derivati, poichè hanno caratteristiche molto vicine ai giochi d'azzardo. In pari tempo dovrebbero essere impedite vendite a termine di commodities, titoli e valute non possedute al momento del contratto. Il tutto previo accordo di ferro tra gli stati che ospitano le principali piazze finanziarie e/o che potrebbero ospitarne, sotto controllo stringente di enti internazionali come il FMI.
Mi pare che la tesi del prof. Cecchetti meriti un'integrazione: la maggiore trasparenza deve servire non tanto alla scelta dell'investimento, ma anche e soprattutto ad agevolare il controllo sull'operato del gestore - controllo dell'autorità di vigilanza, ma anche controllo delle Corti stimolato dall'investitore: purché le Corti conoscano il loro mestiere. L'altro commento equivale al proverbiale gettare il bambino con l'acqua sporca.