
Il Sistema sanitario nazionale ha appena compiuto trent' anni. Prima della sua istituzione esistevano forti squilibri tra le regioni nella dotazione di strutture sanitarie e nei livelli di spesa per abitante. Ora i differenziali si sono ridotti e l'obiettivo di eguale spesa pro capite per eguale età è sostanzialmente raggiunto. Rimane da valutare se a un identico ammontare di spesa media per abitante tra le varie regioni corrispondano anche eguali benefici per la popolazione, in termini di prestazioni sanitarie fruite e di condizioni di salute.
L'aumento della spesa sanitaria nazionale dal 1988 è stata di 5,5 volte: da 38 a 200mila miliardi. Il numero degli ospedali e il numero dei dipendenti e dei pazienti sono rimasti pressochè gli stessi. E' legittimo il sospetto che vi siano meccanismi di spesa fuiri controllo,per usare un eufmismo, e che siano le regioni meno effcienti a spendere di più.Il controllo della spesa sanitaria dovrebbe ricevere la stessa attenzione della voce pensioni e stipendi della P.A. nell'esame della situazione del bilancio pubblico. E dovrebbe essere anche elemento centrale di un federalismo responsabile che preveda il commissariamento per le regioni in deficit: sarebbe stato il caso di farlo con la Regione Lazio come condizione per il ripiano a carico dello Stato centrale.
Il 56/00 è rimasto inapplicato e i ripiani ex-post son continuati, sia pure in altra veste (bargaining tra Stato e Regioni sull'ammontare del FSN e sulla sua ripartizione). Latita ancora una governance strutturale, non basata solo su obiettivi finanziari (saldi di bilancio) e correzioni finanziarie (leva fiscale), ma sul coordinamento Stato-Regioni delle politiche economiche reali. Di fronte agli incrementi sul PIL che la spesa potrebbe far registrare nelle prossime decadi a policy invariata (al 2050, + 2 p.p. se si considera il solo driver demografico, molto di più con l'aggiunta di driver extra demografici), appare urgente avviare una governance pronta ad affrontare sulla base di scelte di programma il trade-off tra sostenibilità ed adeguatezza/equità. Anche per confermare nel futuro quei risultati positivi che l'articolo pone in evidenza. Il federalismo solidale ha necessità di perequazione territoriale, e questa si regge (economicamente e politicamente) solo se le Regioni condividono una base di regolazione delle scelte degli operatori pubblici e privati. La regolazione è l'anello mancante tra il riequilibrio della spesa e quello delle prestazioni effettive. Tanx, ns
Intanto rimane la quota capitaria distribuita alle varie regioni secondo criteri soppesati tenendo presenti le varie caratteristiche della popolazione residente e ciò va a finanziare le ASL poi esiste il tariffario (in termini tecnici DRG) attraverso il quale viene finanziato il sistema ospedaliero. I LEA individuano le prestazioni necessarie,efficaci e appropriate da assicurare a tutti i cittadini in modo unniforme su tutto il territorio nazionale. Vengono definiti contestualmente alle risorse finanziarie assegnate alla sanità nel rispetto delle compatibilità definite nel DPEF.Il concetto dei LEA divide perchè per molti significa standards minimi e non essenziali ed uniformi . M la vera riflessione da fare è :il SSN è un bene nazionale o regionale? L'interesse di un torinesae per la sanità pugliese deve essere considerato basso come ad esmpio per l'illuminazione delle strade di Bbari oppure elevato ? Tale interesse è solo egoistico oppure legato alle esigenze di una eventuale vacanza estiva?L' obiettivo delle riforme in sanità deve accentuare la riduzione o l' accentuazione delle differenze interrregionali?