
Le grandi opere della Legge Obiettivo del governo Berlusconi (con l'eccezione del Ponte sullo Stretto), sono state fatte proprie dall'attuale governo, malgrado nel programma elettorale di quest'ultimo figurasse l'intenzione di mostrare chiari segnali discontinuità rispetto all'approccio da shopping list dell'esecutivo precedente. I fondi però sono pochi e alcune opere devono essere rinviate o cancellate dalla lista. Anche se si tratta di opere poco utili, le proteste sono vibrate. Meglio lasciare che gli enti locali che protestano se le finanzino da soli.
Personalmente consiglio agli autori, e in particolar modo al Prof. Ponti, di usare ogni tanto il treno, magari provare a prendere un espresso Mi-Ct e ogni tanto guardare le lancette dell'orologio. Sono convinto allora che in prossimità di VillaSGiovanni e magari a bordo del traghetto si lascerebbero andare a qualche riflessione più saggia. Definire un'opera come il Ponte "forse la meno inutile" è all'avviso di uno studente come me innanzitutto scarsa sensibilità verso una realtà traspostisitica difficile come quella del mezzogiorno e più in generale un pessimo modo di argomentare opinioni differenti da chi invece la considera prioritaria. Seguo da parecchio tempo il dibattito sulle infrastrutture in Italia e con rammarico registro nelle note di notevoli autori tra cui il prof.Ponti, un approccio parziale e ahimè molto spesso oppositivo a buona parte delle infrastrutture di cui il nostro Paese avrebbe bisogno. Si parla di logiche economiche e della necessità di analisi costi\benefici (soprattutto quando c'è da muovere una pietra al Sud!) per giustificare il No a parecchie opere importanti. E la si smetta di offendere il Sud usando l'argomento mafie per dire NO a qualsiasi intervento!
Bisognerebbe conoscere l'impatto ambientale, l'utilità e il costo delle opere per dare un giudizio nel merito dell'articolo. I primi due elementi possono essere giudicati meglio dai cittadini locali, il terzo dai governanti locali. Questo mi spingerebbe a condividere la proposta dell'autore, che mi pare sia per un federalismo fiscale "compiuto". Tuttavia, condivido anche che esistono mille modi per nascondere ai contribuenti locali il reale costo delle opere, obbligandoli a finanziarle con l'aumento delle imposte locali. Di recente, abbiamo inoltre sentito parlare di come gli enti locali facciano un uso non proprio ortodosso della "finanza creativa", per mille finalità... Se a questo si aggiungono le "oscure" logiche di spartizione e la necessità di presentare progetti per ottenere i finanziamenti europei, ecco che il quadro mi appare preoccupante. Siamo davvero sicuri di voler lasciare ai governanti locali la libertà di finanziarsi da soli le loro opere? Questo non potrebbe determinare un forte aumento delle imposte locali e/o dell'indebitamento degli enti locali? Come possiamo tenere sotto controllo un simile scenario, con i politici di cui disponiamo?
Al ministro delle infrastrutture: superare il paradigma concessorio per le infrastrutture stradali regionali mutandolo in fattore di sviluppo con nuovi meccanismi di sistema, risolutivi dei conflitti di interesse e produttivi con ampie ricadute di Capitale Sociale. Sistema autostradale - ha sviluppato e unificato il paese a suo tempo, attualmente rappresenta una strozzatura economica e logistica; paradossalmente le autostrade nate per le lunghe distanze, sono invece usate per tre quarti da percorrenze medio-brevi, supplendo a carenza infrastrutturali stradali locali, causando congestione e danni. La congestione grava in modo pesante sull’utenza, in contrasto il profitto dei gestori sale a rendita elevatissima. La geometria dell'autostrada, dovuta a esigenze di pedaggio, non la pone in grado di affrontare le conseguenze di incidenti e ingorghi senza scampo che la bloccano, per cui va in tilt tutta una zona; addirittura divise parti intiere del Paese (ragione vera e giusta delle opposizioni a volte insuperabili delle comunità locali) Non solo le autostrade, ma anche il sistema delle strade dello stato e delle province, devono affrontare problemi nuovi; già nel mag
Le analisi di trasportisti, economisti dei trasporti e ragionieri sono sempre un elemento molto utile di valutazione per una decisione che però è -e deve essere- solo politica e che comprende anche altri criteri e logiche che in genere sfuggono a trasportisti, economisti e ragionieri. I quali naturalmente le giudicano "irrazionali", visto che dettate, appunto, da razionalità alter rispetto alle loro. Ammesso che le loro possano sempre essere definite univocamente tali dall'insieme di tutti i componenti delle loro comunità professionali, cosa che si solito ovviamente non è (anche gli economisti assumo decisioni "politiche"... e per fortuna). Altrimenti a) non si capirebbe come mai in molte altre parti del mondo si va nella direzione opposta a quella indicata nell'articolo e b) con tutta probabilità, gran parte delle opere esistenti, fosse stata valutata a suo tempo con quei criteri, non sarebbe stata eseguita.
L'articolo non sembra omogeneo, forse perchè è scritto da molti autori. Non si capisce in sostanza se la TAV od i completamenti autostradali, attesi da decenni, si vogliono o no. Certamente l'assegnazione dei 'contributi europei', non possono giustificare la realizzazione o meno delle nostre infrastrutture; essi sono solo uno stimolo ed una indicazione di priorità degli amici UE. Il vero problema è che le infrastrutture devono essere realizzate indipendentemente dal colore dei vari governi, perchè l'Italia è drammaticamente indietro e rischiamo sempre più di non reggere la competitività dell'Europa. In questa logica, plaudo al fatto che il Governo Prodi abbia sostanzialmente riconfermato l'elenco delle opere necessarie, facendo sforzi eccezionali per finanziarle e sapendo che tutto non potrà fare nell'attuale legislatura.
La proposta di Genova di autofinanziare l'opera si basa sull'idea di sviluppare un PPP secondo la prassi internazionale, lasciando in capo al soggetto privato (costruttore/manutentore) il rischio di costruzione ed il rischio di disponibilità dell'asset e trasferendo ad un soggetto pubblico, come dichiarato dal Sindaco un soggetto composto da Enti Locali, il rischio domanda, naturalmente dopo aver svolto i necessari studi sul traffico e un'analisi costi-benefici e verificato la sostenibilità finanziaria dell'operazione. La finanziaria 2008 aiuta l'idea di "autofinanziamento" introducendo un principio di federalismo fiscale che consentirebbe di utilizzare l'extra-gettito generato dal sistema portuale ligure a sostegno del fabbisogno necessario. L'attuazione del disposto della finanziaria che interessa la regione liguria (art. 5) è quantomai indispensabile. Gli strumenti di funding utilizzabili a disposizione del soggetto pubblico che si dovrebbe interessare alla realizzazione e gestione del Terzo Valico sono utilizzati a livello internazionale (Eurovignette per il Brennero e Extragettito per il tunnel del Gottardo) e non hanno nulla a che vedere con la finanza creativa all'italiana.
Vorrei segnalare da qualche mese la sparizione dal web del sito della TAV, dove si potevano seguire sia l'avanzamento dei lavori e sia il progressivo e inarrestabile lievitare dei costi. O forse tali informazioni sono collocate (o nascoste) da qualche altra parte?
Concordo sul fatto che buona parte delle spese dovrebbero essere sostenute dagli enti locali, una volta realizzato un federalismo fiscale degno di questo nome. Più che grandi opere gli interventi devono riguardare il recupero urbanistico ed architettonico dei centri storici (pedonalizzandoli!), creando spazi verdi dove la gente possa riconnettersi con la Natura. Altro obbiettivo e quello di limitare l'impatto spesso devastante di opere che sono spesso servite ad arricchire la lobby dei cementieri, la più potente d'Europa, e la Fiat in osservanza della regola che chi costruisce strade, raccoglie traffico. Da queste poche righe spero si comprenda che va riprogettato il sistema di vita dell'intero pianeta, siamo una locomotiva lanciata a velocità folle dove i freni sono stati manomessi, ma di questo ci accorgeremo solo quando, finalmente consapevoli, vorremmo azionarli.
Parole sante. In scala minore accade in tutta Italia. A Parma e Bologna vogliono dal Governo una tramvia sotterranea su percorsi che faticano a giustificare una tramvia di superficie, e a Bologna fingono un project financing per un navetta con soldi invece regionali e comunali cammuffati. Intanto i servizi ferroviari locali sono lasciati in condizioni indecorose. Paolo Serra Bologna