
Più che alla "quantità", occorre pensare a una corretta "qualità" della rappresentanza in Europa. Anche perché dal 2009 il processo di codecisione, che mette sullo stesso piano Parlamento europeo e Consiglio, diventerà la regola dell'Unione. Invece di impegnarsi nella battaglia per il numero dei nostri parlamentari, il governo avrebbe fatto meglio a occuparsi della legge elettorale italiana per le elezioni europee che genera un tasso di rotazione della delegazione troppo elevato e non premia l'attività parlamentare nell'ultimo anno di mandato.
L’occasione dell’articolo di Altomonte e Passarelli è importante per riflettere sul futuro delle politiche europee e sul contributo che l’Italia può dare. Il momento potrebbe essere quello adatto perché i partiti dovranno fare le scelte per le candidature delle elezioni del 2009: gli scenari stanno cambiando in Italia, le primarie e i gazebo hanno sostituito altre forme di partecipazione politica e se ne dovrebbe tener conto nel proporre chi eleggere al PE. Oggi la delegazione italiana, tranne rari casi, equivale al catalogo di un museo della I repubblica con nomi legati a fatti di cronaca piuttosto che all’impegno per innovare la politica. Le richieste di un ricambio, culturale e generazionale, non sembrano esser state recepite: altro che protocollo di Kyoto o la riforma del bilancio europeo. Più utile ricordare un parlamentare italiano distintosi per aver “compulsato” il governo affinché mettesse a disposizione il volo di stato per Strasburgo. Meglio quindi puntare sulla qualità che sulla quantità: la rivista britannica Parliament magazine, specializzata nel seguire i lavori delle istituzioni europee, ogni anno assegna il Member of EP Award ai deputati più impegnati e capaci.
C'è troppo disinteresse e assenza di cultura perché le cose cambino. La legge elettorale italiana penalizza il lavoro degli europarlamentari ma è pur vero che si continua a ritenere il seggio a Strasburgo un "premio" o una passerella di lusso per concludere la carriera. Sono pochi i partiti che investono per cambiare il modo di rappresentare l'Italia nel PE. Propongo un sondaggio: proviamo a chiedere a europarlamentari italiani cos'è la strategia di Lisbona o di Goteborg? Le risposte saranno confuse, più legate a fatti locali che all'impegno reale per portare l'Italia in Europa.
La debolezza della presenza italiana nel parlamento europeo non credo dipenda dalla legge elettorale, se non in parte, ma da altre due cause principali: 1) i partiti italiani considerano le candidature europee soprattutto un modo per risolvere i loro problemi interni; come l'esperienza insegna a Bruxelles vengono inviati esponeneti autorevoli ma alla fine della carriera, leaders temporaneamente in difficoltà o comunque senza un ruolo adeguato in ambito nazionale od addirittura personaggi che per i loro trascorsi non si ritiene opportuno candidare in Italia; 2) I media italiani non danno alcuna informazione e non prestano alcuna attenzione all'attività dei nostri rappresentanti nel parlamento europeo. Il cittadino è impossibilitato a formarsi un giudizio sull'operato dei suoi rappresentanti in Europa che viene evidenziato dai media solo quando ha dei riflessi sulla politica nazionale. Diventa così difficile anche individuare i parlamentari europei bravi e fortemente inpegnati che pure ci sono. Quanto alla legge elettorale sarebbe interessante conoscere dagli autori come, secondo loro, andrebbe modificata