Logo stampa
 
 
 

Commenti

PER UN SOLO SEGGIO IN PIU'

di Carlo Altomonte, e Francesco Passarelli, Categoria Europa, Data 22.11.2007

Più che alla "quantità", occorre pensare a una corretta "qualità" della rappresentanza in Europa. Anche perché dal 2009 il processo di codecisione, che mette sullo stesso piano Parlamento europeo e Consiglio, diventerà la regola dell'Unione. Invece di impegnarsi nella battaglia per il numero dei nostri parlamentari, il governo avrebbe fatto meglio a occuparsi della legge elettorale italiana per le elezioni europee che genera un tasso di rotazione della delegazione troppo elevato e non premia l'attività parlamentare nell'ultimo anno di mandato.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Qualità vs quantità
    Nome: andrea ferraretto  Data: 11.12.2007

    L’occasione dell’articolo di Altomonte e Passarelli è importante per riflettere sul futuro delle politiche europee e sul contributo che l’Italia può dare. Il momento potrebbe essere quello adatto perché i partiti dovranno fare le scelte per le candidature delle elezioni del 2009: gli scenari stanno cambiando in Italia, le primarie e i gazebo hanno sostituito altre forme di partecipazione politica e se ne dovrebbe tener conto nel proporre chi eleggere al PE. Oggi la delegazione italiana, tranne rari casi, equivale al catalogo di un museo della I repubblica con nomi legati a fatti di cronaca piuttosto che all’impegno per innovare la politica. Le richieste di un ricambio, culturale e generazionale, non sembrano esser state recepite: altro che protocollo di Kyoto o la riforma del bilancio europeo. Più utile ricordare un parlamentare italiano distintosi per aver “compulsato” il governo affinché mettesse a disposizione il volo di stato per Strasburgo. Meglio quindi puntare sulla qualità che sulla quantità: la rivista britannica Parliament magazine, specializzata nel seguire i lavori delle istituzioni europee, ogni anno assegna il Member of EP Award ai deputati più impegnati e capaci.

  • Quanta europa in italia?
    Nome: andrea f.  Data: 09.12.2007

    C'è troppo disinteresse e assenza di cultura perché le cose cambino. La legge elettorale italiana penalizza il lavoro degli europarlamentari ma è pur vero che si continua a ritenere il seggio a Strasburgo un "premio" o una passerella di lusso per concludere la carriera. Sono pochi i partiti che investono per cambiare il modo di rappresentare l'Italia nel PE. Propongo un sondaggio: proviamo a chiedere a europarlamentari italiani cos'è la strategia di Lisbona o di Goteborg? Le risposte saranno confuse, più legate a fatti locali che all'impegno reale per portare l'Italia in Europa.

  • L'Italia in Europa
    Nome: Davide  Data: 02.12.2007
    C'è un problema di cultura politica italiana in relazione all'Europa, è vero, ma tanto dipende dal nostro sistema elettorale per le elezioni europee. Nessuno Stato membro in Europa ha, come noi, un sistema elettorale ad hoc per le europee che unisce il sistema della preferenza al candidato con collegi elettorali dall'ampiezza così sterminata. Il risultato è che tedeschi, francesi, spagnoli, austriaci, (ecc.) vengono eletti sulla base di un sistema che valorizza i risultati conseguiti a Bruxelles. Da noi, invece, paradossalmente chi lavora meglio rischia il posto, perché stare troppo in Parlamento vuol dire rubare tempo all'attività di collegio, ossia al rapporto con gli elettori che dovranno poi rieleggerti. N.b. gli eurodeputati degli altri paesi passano non meno di 4/5 giorni alla settimana a Bruxelles e partecipano personalmente alle riunioni che riguardano i loro dossier; i nostri non possono stare più di 2/3 giorni e sono dunque costretti a delegare alcuni dei dossier a personale tecnico che, seppur valido, non può esercitare le prerogative di un eurodeputato. Insomma, si tratta di un sistema elettorale masochista.
  • Democrazia
    Nome: Simone Tonin  Data: 02.12.2007
    Avete mai sentito parlare di democrazia e di rotazione dei parlamentari. Nel parlamento italiano i parlamentari cambiano poco ma ciò non fa della camera bassa un'istituzione efficiente. Anzi tutt'altro, spesso una lunga permanenza nei posti di potere da il via a fenomeni di corruzione e clientelarismo proprio come in Italia. Vi ricordo inoltre che nel congresso americano c'è il limite dei due mandati proprio per evitare questo tipo di fenomeni e non mi pare che il congresso americano sia particolarmente inefficiente. Inoltre ricordo che un parlamentare europeo dovrebbe mantenere per tutti e cinque gli anni una comunicazione con gli elettori non solo alla fine. Dato che nella nostra epoca ciò che non manca, sono proprio i mezzi di comunicazione.
  • il problema non è la legge elettorale
    Nome: giorgio ponzetto  Data: 23.11.2007

    La debolezza della presenza italiana nel parlamento europeo non credo dipenda dalla legge elettorale, se non in parte, ma da altre due cause principali: 1) i partiti italiani considerano le candidature europee soprattutto un modo per risolvere i loro problemi interni; come l'esperienza insegna a Bruxelles vengono inviati esponeneti autorevoli ma alla fine della carriera, leaders temporaneamente in difficoltà o comunque senza un ruolo adeguato in ambito nazionale od addirittura personaggi che per i loro trascorsi non si ritiene opportuno candidare in Italia; 2) I media italiani non danno alcuna informazione e non prestano alcuna attenzione all'attività dei nostri rappresentanti nel parlamento europeo. Il cittadino è impossibilitato a formarsi un giudizio sull'operato dei suoi rappresentanti in Europa che viene evidenziato dai media solo quando ha dei riflessi sulla politica nazionale. Diventa così difficile anche individuare i parlamentari europei bravi e fortemente inpegnati che pure ci sono. Quanto alla legge elettorale sarebbe interessante conoscere dagli autori come, secondo loro, andrebbe modificata