
Le trattative tra le parti sociali per spostare il baricentro della contrattazione collettiva a livello locale sono in stallo. Si potrebbe ripartire dal potenziamento di un istituto già previsto dal contratto dei metalmeccanici: l'assorbimento. Il contratto nazionale continuerebbe a fissare i livelli minimi nazionali e a determinare tutti gli aumenti retributivi nelle piccole aziende. Altrove sarebbe la contrattazione aziendale a influenzare la dinamica salariale, con uno scambio virtuoso tra retribuzione e produttività. Minimi contrattuali e salario minimo.
I tempi per avviare una politica di contrattazione a livello decentrato in Azienda sono ormai impellenti, anche per le molteplici specificità esistenti anche all'interno di uno stesso comparto/settore di appartenenza che per le diversità territoriali esistenti . L'autore interpreta quello che gli stessi lavoratori ed imprenditori illuminati auspicano per il futuro, bandendo gli appiattimenti salariali che hanno mortificato da sempre la professionalità e di converso la produzione e competitività . Per uscire dall'impasse sarebbe più opportuno potenziare l'istituto della decontribuzione a favore delle aziende (quindi anche le micro) che avviano con le OO.SS. contrattazioni di secondo livello. L''accordo Governo-Industria-Sindacati nel Luglio 1993 prevedeva l'esclusione dalla base imponibile contributiva con decorrenza 1997 delle erogazioni previste dalla contrattazione aziendale ( e territoriale) ma la misura fissata del 3% (aliquota resa stabile dall'art.43 della Legge n.448/2001) non ha sortito uno sviluppo di tale istituto . La Legge 243/2004 che prevedeva l'innalzamento (esiguo) al 4% non ha poi trovato applicazione per mancata volontà governativa.
La riforma degli assetti contrattuali recentemente proposti, a mio parere, sconta un vizio di origine, al quale non si esime, con tutto il rispetto, anche il Prof.Dell'Arringa : la visione "industrialista" delle relazioni sindacali. Non a caso si cita l'esempio del CCNL dei metalmeccanici. Ma nel tempo, fortunatamente, si sono stratificate relazioni sindacali più vicine ad ogni singolo comparto produttivo (quindi anche terziario, turismo, agricoltura, artigianato, ecc.) che ne hanno, in qualche modo, "salvaguardato" la specificità. Di riflesso discutere di livelli di contrattazione deve, a mio modo di vedere, necessariamente tenere conto della "diversità" di dimensione, di livello tecnologico, di esigenze e di quant'altro relative a ciascun comparto economico. Una contrattazione aziendale è prevedibile nel "manifatturiero" non nei comparti più polverizzati caratterizzati da aziende, spesso, a conduzione familiare. Il livello nazionale pertanto deve avere il ruolo di stabilire il minimo di tutele sia in termini economici sia in termini normativi ma non deve definire e imporre "a monte" un salario minimo" per le aziende senza contrattazione.
Egr. prof. vorrei un suo giudizio sul mancato rinnovo del contratto dei segretari che chiedono l'allinemaneamento al livello dirigenziale ( ai minimi salariali di quel contratto della dirigenza da lei commentato).E' possobile che l'Aran ed il Governo non abbiano stanziato le somme del rinnovo contrattuale ? A chi debba imputarsi tale deficienza dopo ben sei anni di scadenza del precedente contratto?