
La costante di un'economia mondiale in continuo cambiamento è l'insoddisfazione per l'euro, prima troppo debole e ora troppo forte. Se il dollaro continua a perdere valore e gli Stati Uniti entrano in una recessione piena, torneranno a farsi sentire le voci per un'uscita dalla moneta unica, soprattutto in paesi con problemi di crescita come l'Italia. Ma abbandonare l'euro è impossibile. E non tanto per i costi economici o politici. L'ostacolo insormontabile è la procedura che si dovrebbe seguire. E che finirebbe per avviare la madre di tutte le crisi finanziarie.
Come industriale impegnato ad esportare quasi il100% nel mercato mondiale per 30 e passa anni, ho dedicato molta attenzione al fluttuare delle monete. Attenzione vitale per chi consegna e incassa in tempi incerti, ma sempre lunghi e a prezzi fissi. Passata la lira eccoci negli anni dell'euro;malauguratamente con gli stessi problemi.Dollaro che che passa da 2000 a 1250 lire (senza nessun cataclisma nell'economia reale)? Dollaro che va da 0.85 a 1.48 euro (sempre in assenza di catastrofi). Troppa ideologia,speculazione e politica nella gestione del cambio! Cominciamo a realizzare che il dollaro è il grande oceano e l'euro solo un mare interno e che il livello di quest'ultimo andrebbe gestito nell'interesse dell'economia vera. Al di la delle battutacce nessuno pensa al divorzio,ma lasciateci almeno lamentare e criticare questo matrimonio.
L'apprezzamento dell'Euro dipende molto dal tasso fissato dalla BCE che lo ha più che raddoppiato in 2 anni. Ogni punto percentuale di aumento costa prima o poi 15 miliardi di euro all'anno in più di interessi sul nostro debito pubblico e cioè un punto di PIL faticosamente costruito Come sempre a vantaggio dei mercati mobiliari ma non del nostro paese. Lo spettro dell'inflazione rischia di creare una terribile recessione.
Per favore. Smettetela di attaccare l'Euro in Eurolandia, facendo affermazioni decisamente infondate come quella che dalla sua introduzione il servizio del pagamento degli interessi (sul debito pubblico), avrebbe avuto solo un marginale vantaggio. Come si può dire ciò quando nel 1980 il Tesoro pagava sui CCT e BOT anche il 28% annuo? Certo, se si prendono i valori assoluti la riduzione non può sembrare clamorosa. Lo è invece se si considera che da quel periodo il debito pubblico è quasi raddoppiato. Solo il Governo Berlusconi, lo ha fatto infatti aumentare di oltre 250 miliardi di Euro. L'Euro ci pone al riparo dall'aumento dei costi delle materie prime. Per ora per oltre il 50% degli incrementi, tra poco del 100%, in quanto già molti Paesi OPEC, e tra poco la Russia, accetteranno il pagamento del petrolio in Euro, quindi non in una valuta che esprime solo una montagna astronomica di debiti e non è più desiderata da nessuno.
I problemi delle esportazioni italiane non dipendono dall'euro. Un euro forte è semmai uno stimolo a cercare altrove quella competitività che un'estemporanea svalutazione della moneta può dare solo come effetto transitorio. Parliamo di produttività del lavoro, di ricerca, di coraggiose riforme del mercato del lavoro, di efficienti sistemi di comunicazione: è questo che produce crescita duratura e aumento della competitività, non certo la moneta debole.