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DALL'EURO NON SI DIVORZIA*

di Barry Eichengreen, Categoria Europa, / Moneta e Inflazione, Data 20.11.2007

La costante di un'economia mondiale in continuo cambiamento è l'insoddisfazione per l'euro, prima troppo debole e ora troppo forte. Se il dollaro continua a perdere valore e gli Stati Uniti entrano in una recessione piena, torneranno a farsi sentire le voci per un'uscita dalla moneta unica, soprattutto in paesi con problemi di crescita come l'Italia. Ma abbandonare l'euro è impossibile. E non tanto per i costi economici o politici. L'ostacolo insormontabile è la procedura che si dovrebbe seguire. E che finirebbe per avviare la madre di tutte le crisi finanziarie.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Dall'euro non si divorzia
    Nome: giulio properzi  Data: 17.12.2007

    Come industriale impegnato ad esportare quasi il100% nel mercato mondiale per 30 e passa anni, ho dedicato molta attenzione al fluttuare delle monete. Attenzione vitale per chi consegna e incassa in tempi incerti, ma sempre lunghi e a prezzi fissi. Passata la lira eccoci negli anni dell'euro;malauguratamente con gli stessi problemi.Dollaro che che passa da 2000 a 1250 lire (senza nessun cataclisma nell'economia reale)? Dollaro che va da 0.85 a 1.48 euro (sempre in assenza di catastrofi). Troppa ideologia,speculazione e politica nella gestione del cambio! Cominciamo a realizzare che il dollaro è il grande oceano e l'euro solo un mare interno e che il livello di quest'ultimo andrebbe gestito nell'interesse dell'economia vera. Al di la delle battutacce nessuno pensa al divorzio,ma lasciateci almeno lamentare e criticare questo matrimonio.

  • Euro Assolto
    Nome: Bunka  Data: 27.11.2007
    Le considerazioni di Eichengreen sono sicuramente valide. Tuttavia, non mutano la realtà di fatto di un euro troppo forte per beneficiare l'economia europea e quella italiana, in particolare. Come è possibile finanziare i debiti attraverso tassi passivi elevati che penalizzano le famiglie e, al tempo stesso, sperare che le stesse continuino a consumare, in regime di salari medi rigidi verso l'alto? In questo dilemma sta, a parere mio, la chiave di svolta di un euro forte. Il tasso ufficiale di sconto deve scendere, altrimenti l'inevitabile risultato è una profonda recessione dell'economia europea. E questo in condizioni sia di dollaro forte sia di dollaro debole. Non credo sia possibile dare la colpa al dollaro debole di un euro forte. In questa direzione, mi pare che il vero problema sia di una politica monetaria troppo orientata a difendere i profitti del settore finanziario più che a proteggere gli interessi dei consumatori europei. E' la efficacia della Banca Centrale Europea che si deve mettere sotto discussione, non l'eccessiva valutazione dell'euro. Coraggio BCE! Il taglio del TUS è ormai da prendere in considerazione.
  • laudatio temporis actis
    Nome: renzo pagliari  Data: 26.11.2007
    Quando il tesoro pagava il 20% di interesse annuo sui titoli a breve, il debito pubblico era interamente o quasi nelle mani di risparmiatori italiani, che si sentivano ricchi e sicuri dei loro soldi . Spendevano tranquilli per l'aumento dei loro redditi correnti, anche se il loro capitale veniva falcidiato dall'inflazione. Il deficit pubblico allargato ogni anno era superiore al 10% del PIL, lo stato regalava soldi a destra e a manca e questo fattore unito al precedente rendeva elevati i consumi pubblici e privati. Il cambio slittava con continui aggiustamenti, le aziende lavoravano a pieno ritmo per i consumi interni e per l'esportazione, favorita dalla debolezza di esso. Tutti o quasi avevano un lavoro stabile e tutelato. Tutti erano contenti, ad eccezione degli economisti, preoccupati per la crescita e l'ammontare del debito pubblico. Lo stato sperperava, i cittadini incassavano e prestavano soldi allo stato. Il saldo era zero in sostanza, anche se non in apparenza. Forse avevamo inventato il moto perpetuo in economia. Con l'euro abbiamo economia sana, valori stabili, ma poco lavoro, debito in mani estere. Forse l' euro dovrebbe imparare da noi.
  • Euro forte
    Nome: giberti  Data: 22.11.2007

    L'apprezzamento dell'Euro dipende molto dal tasso fissato dalla BCE che lo ha più che raddoppiato in 2 anni. Ogni punto percentuale di aumento costa prima o poi 15 miliardi di euro all'anno in più di interessi sul nostro debito pubblico e cioè un punto di PIL faticosamente costruito Come sempre a vantaggio dei mercati mobiliari ma non del nostro paese. Lo spettro dell'inflazione rischia di creare una terribile recessione.

  • divorzio dall'euro
    Nome: giberti  Data: 21.11.2007
    Che non si possa uscire dall'euro è chiaro. Non è chiaro perchè non si faccia niente per rendere l'Euro vantaggioso, in particolare per l'Italia ma anche per altri Come ad esempio cercare di contrastare la sua spropositata crescita di valore magari abbassando i tassi anziché aumentarli. A vantaggio dell'Italia e degli Italiani anche se a svantaggio delle nostre Banche e degli importatori di energia che comunque non riversano sugli Italiani il vantaggio del'Euro forte
  • Euro. Ipotesi fuoriuscita
    Nome: federico bigongiari  Data: 21.11.2007

    Per favore. Smettetela di attaccare l'Euro in Eurolandia, facendo affermazioni decisamente infondate come quella che dalla sua introduzione il servizio del pagamento degli interessi (sul debito pubblico), avrebbe avuto solo un marginale vantaggio. Come si può dire ciò quando nel 1980 il Tesoro pagava sui CCT e BOT anche il 28% annuo? Certo, se si prendono i valori assoluti la riduzione non può sembrare clamorosa. Lo è invece se si considera che da quel periodo il debito pubblico è quasi raddoppiato. Solo il Governo Berlusconi, lo ha fatto infatti aumentare di oltre 250 miliardi di Euro. L'Euro ci pone al riparo dall'aumento dei costi delle materie prime. Per ora per oltre il 50% degli incrementi, tra poco del 100%, in quanto già molti Paesi OPEC, e tra poco la Russia, accetteranno il pagamento del petrolio in Euro, quindi non in una valuta che esprime solo una montagna astronomica di debiti e non è più desiderata da nessuno.

  • Competitività
    Nome: Antonio S.  Data: 21.11.2007

    I problemi delle esportazioni italiane non dipendono dall'euro. Un euro forte è semmai uno stimolo a cercare altrove quella competitività che un'estemporanea svalutazione della moneta può dare solo come effetto transitorio. Parliamo di produttività del lavoro, di ricerca, di coraggiose riforme del mercato del lavoro, di efficienti sistemi di comunicazione: è questo che produce crescita duratura e aumento della competitività, non certo la moneta debole.