
Il taglio dell'Ici, deciso unilateralmente dallo Stato, è assai poco coerente con l'obiettivo di rafforzare l'autonomia tributaria degli enti territoriali. Ma la questione è più generale e riguarda l'incompleta transizione dell'ordinamento italiano verso assetti autenticamente federali, anche in materia fiscale. Occorre attuare quanto prima un compiuto federalismo fiscale, che assegni a ciascun livello di governo una competenza esclusiva in ordine alla disciplina e alla gestione dei propri tributi.
Fra i vari provvedimenti proposti per dilapidare il "tesoretto" fiscale la riduzione (o l’abolizione) dell’imposta comunale sugli immobili (ICI) sulla prima casa è forse il peggiore; spinto da chiare finalità elettoralistiche si muove infatti sulla scia di una delle più demagogiche iniziative del precedente Governo e in pieno contrasto con quel federalismo fiscale che si tenta faticosamente di costruire. Occorrerebbe invece persuadere i cittadini italiani di ogni strato sociale e gli stranieri possessori di immobili in Italia che se si vuole un buon livello di servizi locali se ne deve pagare il costo e l’ICI non è altro che una parte del costo dei servizi erogati dai Comuni. D’altra parte, in tutti i Paesi civili l’imposizione sugli immobili è un pilastro della finanza locale. Se quindi si vuole proprio dilapidare il "tesoretto" fiscale si può fare ricorso a molti altri provvedimenti, certamente meno dannosi e diseducativi della riduzione o abolizione dell’ICI. Antonino Tramontana (Università di Perugia)
L'ICI è stata tagliata sulla scia di una ben nota propaganda che peraltro non ha chiarito se comunque le stesse entrate sarebbero state garantite dal governo centrale ai comuni. Voglio però sottolineare un altro aspetto; non si sente nessuno contestare la TARSU (rifiuti solidi urbani), pure onerosa, perchè viene pagata a fronte di un servizio, che evidentemente non ha senso non prevedere. Il problema dell'ICI è a mio parere proprio questo: non si sa cosa finanzia. Dei polititci più accorti avrebbero dovuto quindi mantenere tale tributo federale, magari con maggiore flessibilità sulle aliquote, e vincolarne l'utilizzo a servizi comunali imprescindibili (illuminazione, strade, ecc).
Non sono mai stato convinto della necessità effettiva di consentire agli enti territoriali di gestire in modo completamente autonomo i loro tributi. Anzi, vedo questa eventualità come un pericolo, in un paese fortemente indebitato come il nostro, sia a livello centrale che locale. Io da "profano" ho sempre visto la questione del federalismo come il tentativo di responsabilizzare maggiormente i governanti locali, obiettivo che forse si potrebbe perseguire seguendo altre strade. Invece, ricorrere al federalismo per risolvere il problema di garantire alla regione un livello di entrate/servizi corrispondente alle imposte pagate dai propri cittadini mi sembra in contraddizione con il principio di proporzionalità, che a mio avviso implica che chi più ha/produce, più deve pagare, e nel contempo usufruire di servizi che devono (dovrebbero) essere uguali per tutti. Inoltre, siamo sicuri che garantire agli amministratori locali più entrate, (corrispondenti alle maggiori imposte pagate dai cittadini), oltre che generare una (sana?) disuguaglianza non porterebbe all'aumento della spesa pubblica? Guardando a quello che è accaduto con l'ultimo "tesoretto", io sono molto diffidente in merito. Preferisco una situazione "ibrida" come l'attuale, l'importante è che solo il governo centrale possa influenzare la fiscalità locale e non accada il contrario. A me, come cittadino, interessa maggiormente che si risponda a questa domanda: il taglio dell'Ici verrà compensato da aumenti nelle addizionali comunali e regionali? Per quanto riguarda l'argomento federalismo mi chiedo: perchè il federalismo resta tuttora incompiuto? Può darsi che questo succeda in quanto esistono ancora molti dubbi sull'effettivo beneficio di una riforma di questo tipo per le finanze del nostro paese, lei non crede?
Io risponderei così: La ringrazio, innanzitutto, per le Sue puntuali osservazioni. Sul piano del "metodo", mi limito a ricordare che la scelta di muovere nella direzione del federalismo (fiscale) non è mia ma scolpita nella Costituzione vigente; se non la si condivide, l'unica strada è quella di modificare la Costituzione, senza prolungare ulteriormente questa ormai quasi decennale fase di incerta transizione. Nel merito, mi pare che Lei auspichi il ritorno alla c.d. finanza derivata, che peraltro ha contribuito a causare molti dei mali che Lei stesso giustamente stigmatizza (esplosione del debito pubblico, crescita esponenziale della spesa pubblica ecc.), senza, al contempo, garantire alcuna autentica uniformità territoriale nei livelli delle prestazioni pubbliche. A me pare, al contrario, che un sano federalismo fiscale, rafforzando il legame fra chi paga e chi amministra le relative risorse, possa rappresentare un deciso passo in avanti verso una pubblica amministrazione più efficiente. Quanto alla sua domanda sul se i Comuni risponderanno al taglio dell'Ici con un aumento di altri tributi locali, io temo di sì specialmente se il meccanismo dei trasferimenti statali compensativi non funzionerà a dovere. Ed è proprio questo il principale difetto di una misura che, in quanto decisa unilateralmente dallo Stato centrale, rischia di risolversi in una sostanziale partita di giro.