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Commenti

LE LOCUSTE, IL CAPITALE E IL LAVORO

di Francesco Vella, Categoria Finanza, Data 16.11.2007

Hedge fund e private equity mettono molto spavento, ma in realtà hanno effetti positivi per le società. Non bisogna erigere barriere. Al contrario, i loro interventi vanno incentivati in un sistema che ha bisogno di rinnovate risorse finanziarie. Si tratta di trovare strade che consentano di conoscere, rendere trasparenti e controllare piani e programmi degli investitori. Per esempio, attraverso la presenza di rappresentanti dei lavoratori negli organi di controllo. Le nuove frontiere della finanza impongono nuove scelte sul terreno delle relazioni industriali.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Locuste, capitale e lavoro
    Nome: Enrico Grazzini  Data: 11.12.2007

    La questione della democrazia economica è attualissima soprattutto nell'Economia della Conoscenza dove i knowledge workers costituiscono la principale fonte del valore. Nel capitalismo industriale la gestione delle aziende è sostanzialmente autoritaria e accentrata. Ma ormai siano entrati nell'Economia della Conoscenza. Il problema è di trovare modalità di partecipazione democratica dei lavoratori, e in particolare dei Knowledge Workers, alle attività delle imprese; e di fare in modo che queste forme di partecipazione del lavoro e del "capitale intellettuale" non siano fin dall'inizio del tutto subordinate alla proprietà tradizionale, ma siano davvero autonome e importanti, e vorrei dire, determinanti per lo sviluppo delle imprese e del lavoro. In prospettiva la democrazia economica non dovrebbe essere solo difensiva rispetto alle "locuste" e alla difesa del posto di lavoro ma dovrebbe soprattutto riguardare lo sviluppo delle imprese e del lavoro della conoscenza. La democrazia economica è vitale per lo sviluppo delle aziende ad alta intensità di conoscenza. Bisognerebbe rivisitare criticamente il modello scandinavo e approfondire le possibili soluzioni.

  • LE LOCUSTE, IL CAPITALE E IL LAVORO
    Nome: Claudio Cintioli  Data: 21.11.2007

    Temo di non condividere l’idea del private equity come “locusta” (che l’ottica poi sia speculativa mi pare osservazione banale, quale altra dovrebbe essere?) né che la soluzione a tale presunto problema sia una qualche forma di cogestione dei lavoratori, o di qualsiasi altro soggetto. Nella mia esperienza professionale ho avuto casi di societa’ che gia’ esprimevano buone performance e che gestite secondo la best practice internazionale introdotta dalle “locuste” hanno ottenuto risultati eccezionali in qualche anno, ritornando in seguito ad una compagine societaria di natura piu’ prettamente industriale, con un ovvio - vorrei dire “giusto”- sovrapprofitto per il p.equity. Mi pare che la vera funzione sussidiaria del p.e. non risieda tanto nel fornire capitali alternativi ai canali piu’ tradizionali (proprieta’, banche, mercati) ma nella messa a disposizione di quelle risorse che la mancanza di capitali spesso sottende (e che i canali tradizionali non sono in grado di dare, quando addirittura non ostacolano) quali un management di piu’ alto livello, una migliore organizzazione delle diverse funzioni aziendali, controlli di gestione e di produttivita’ piu’ efficienti. E’ solo in quest’ottica, a mio avviso, che la governance aziendale assume un’importanza cruciale e potrebbe piu’ agevolmente essere normata analogamente a quanto avviene per gli operatori piu’ tradizionali del sistema finanziario (banche, assicurazioni, sim, sgr, mercati). Un cordiale saluto al professor Vella mio controrelatore di tesi nel ’92.

    Risposta:

    Ringrazio per gli interessanti commenti ( e ricambio i saluti) che confermano le peculiarità dei fondi ma anche un ruolo nella governance societaria. Devo, però aggiungere che  dai commenti  emerge una conferma della mia osservazione finale circa il possibile ruolo dei rappresentanti dei lavoratori,  nei cui confronti   si coglie una sfiducia tutta "ideologica". Perchè necessariamente e in astratto un rappresentanre dei lavoratori deve essere "malleabile" ,oppure ispirato ad una logica tutta "collusiva", e non invece svolgere una puntuale azione di monitoraggio?

  • Hedge Funds
    Nome: Lino  Data: 20.11.2007

    Che glli Hedge Funds abbiano effetti benefici nutro profondi dubbi. Gli stessi che nutro quando si predica la finanza alla americana tanto di moda. Come mai le imprese piú solide e che hanno fatto storia sono state create senza tali strumenti finanziari?

  • Come le banche
    Nome: Matteo Sulis  Data: 17.11.2007

    La regolamentazione in materia bancaria circa le partecipazioni detenibili in imprese non finanziarie è assai stringente (forse troppo), ma è un atteggiamento di prudenza ormai moralmente radicato. Tecnicamente non vedo troppe differenze con il private equity nella sua forma più pura: apporto di risorse. Le logiche speculative spostano l'attenzione verso regole capitalistiche in cui tutto può ritenersi lecito. Locuste comprese, ma effettivamente se il fenomeno si espande sarà sempre più necessaria una regolamentazione ad hoc di sicura ispirazione bancaria.

  • Locuste e cerini
    Nome: Stefano Facchini  Data: 16.11.2007

    Il carattere prettamente speculativo degli investimenti da parte dei "private pools of capital" è indiscutibile, così come l'orizzonte temporale di breve-medio periodo per il rientro del capitale "leveraged". In quest'ottica è altamente improbabile che si possano creare le condizioni per una sana e trasparente corporate governance delle aziende acquisite, più probabile invece che si verifichino casi di cooptazione di singoli rappresentanti dei lavoratori scelti in base a criteri di presunta o presumibile "malleabilità". Non a caso si è fatto riferimento ai fondi pensione, esempi di torbida cogestione tra banche, imprese e parti sociali di capitali non propri. Vero che hedge fund e private equity rivolgono le loro attenzioni prioritariamente verso aziende decotte e/o con problemi di governance ed il loro intervento è mirato ad un recupero della redditività e produttività, ma solo in ottica speculativa di breve respiro e l'immediato taglio delle spese in conto capitale e degli investimenti è sintomatico di una sostanziale indifferenza verso i destini dell'azienda nel lungo periodo. Sostanzialmente il compito di dare il colpo di grazia ale prede spetterà allo speculatore che si ritroverà con il cerino in mano quando la musica si fermerà, e tutti gli elementi concordano nel prevedere che questo accadrà molto presto.