
La necessità di contenere i gruppi piramidali appare difficilmente discutibile. Ma come? Se una soluzione per legge del problema è alquanto difficile da attuare, l'alternativa è utilizzare la via fiscale. Che sembra in grado di condurre spontaneamente verso equilibri più rispettosi degli interessi delle minoranze. Anche perché è sempre più impellente dare una risposta all'interrogativo su che cosa effettivamente possa giustificare il trattamento fiscale di favore da sempre riservato alle piramidi societarie nel nostro paese.
L'articolo affronta un argomento molto tecnico in modo semplice. Mi ricollego al mio commento all'articolo di Cavazzuti solo per ricordare che le "scatole cinesi" vengono spesso utilizzate in un'ottica "transnazionale", cioè inserendo nella piramide una società estera, possibilmente in un paese a fiscalità privilegiata, il che rende più complicata la tesi sostenuta dall'articolo. Secondo me, l'utilizzo della leva fiscale per modificare gli assetti societari è importantissimo, purchè non ci si limiti solamente ad un profilo di tassazione del dividendo: esistono anche altre imposte sulle quali è possibile agire, al fine di evitare "arbitraggi" tra tipologie di imposta. Una volta trovata la soluzione servono adeguati controlli per far rispettare le norme, non basta soltanto il rischio di una pesante sanzione. E' difficile capire come mai nel nostro paese ci sia sempre una "scappatoia" per aggirare le regole, e quali interessi questa "scappatoia" vuole difendere. Se risolvessimo una volta per tutte questo difficile quesito, credo che faremmo enormi passi in avanti.