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CONSIDERAZIONI (CRITICHE) SUL 5 PER MILLE

di Andrea Carinci, e Thomas Tassani, Categoria Fisco, Data 12.11.2007

Diverse voci della politica e della società civile hanno chiesto che il 5 per mille sia rafforzato per divenire un sistema stabile e generalizzato per il sostegno delle attività del terzo settore e della ricerca. Si tratta di uno strumento di finanziamento che di per sé presenta indubitabili aspetti positivi. Ma che si rivela anche assai delicato. Soprattutto se assunto come modello di riferimento, rischia di alterare gli equilibri nelle politiche di welfare e di dare un'attuazione distorta al principio costituzionale di sussidiarietà.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Sussidiarietà
    Nome: Gabriele Marasti  Data: 17.11.2007

    Mi colpiscono alcune osservazioni e alcune critiche di quest'articolo, e sicuramente bisogna tenerle in considerazione. Però non dimentichiamoci che il fatto che si possano destinare delle somme di denaro a delle istituzioni ideologicamente o religiosamente orientate è una caratteristica intrinseca del Principio di Sussidiarietà. Si presuppone infatti che l'organizzazione (poniamo ecclesiale) che si finanzia, proprio perchè "ideologicamente" orientata possa dare ai membri delle motivazioni in più che le permettono di essere più efficiente. La mia esperienza empirica perlomeno lo conferma. Chiaro è che se parliamo di istituzioni intemedie tra lo Stato del cittadino, parliamo di : famiglie, imprese, enti decentrati o organizzazioni di altro genere che in buona misura si muovono su basi volontaristiche motivate da certi principi di riferimento. Ed è chiaramente a queste ultime a cui dev'essere orientato il 5xmille. Anche un'istituzione "puramente scientifica" si muove sicuramente entro dei valori condivisi. E questi valori possono essere ordinati differentemente da persona a persona e magari ci potrebbe (ragionevolmente) essere chi pensa di massimizzare l'utilità della società finanaziando gli storici di Radio Maria piuttosto che altre istituzioni.

  • 5x1000 da abolire
    Nome: Peppe Dantini  Data: 15.11.2007

    I risultati descritti confermano quello che a suo tempo (maggio 2006) scrissi del 5x1000. http://www.pleonastico.it/modules/news/article.php?storyid=68 Il 5x1000 è sbagliato sia come idea, sia come applicazione, e l'unica cosa seria che si dovrebbe fare (ma non la faranno mai) è di abolirlo. Il finanziamento pubblico della ricerca e delle iniziative sociali va fatto dagli organi competenti, i quali poi ne rispondono ai cittadini nei modi opportuni. Il finanziamento privato invece deve essere appunto "privato"; quindi io voglio avere la possibilità (oggi alquanto limitata) di dare i miei soldi a chi voglio e di poter detrarre questo contributo nella dichiarazione dei redditi. Aumentare le possibilità di detrazione e, contemporaneamente, abolire il 5x1000 (ma anche l'8x1000) permette di rendere più trasparente il finanziamento e assegna a ciascuno le sue responsabilità.

  • 5 per mile
    Nome: enrico bertoni  Data: 14.11.2007

    Mi unisco ai pareri che mi hanno preceduto per esprime profondo disaccordo con quanto riportato nell'articolo. In particolare, metto a fattor comune l'esperienza della Associazione di cui faccio parte e che - con un'opera di sensibilizzazione rilevante se commisurata alle piccole dimensioni - è riuscita a far convogliare su di se' e sui propri progetti di recupero dell'autosufficienza quasi 300 preferenze e circa 15.000 euro. Bene, per la nostra realtà questa cifra che voi 'bollate' come incentivi a pioggia costituisce un importante fonte di finanziamento che mi auguro il governo non ridurrà ne' farà proprio in futuro: ritengo il 5 per mille uno dei pochi efficaci strumenti di democraziia economica, se mettiamo in dubbio anche questo, beh, non lamentiamoci di spese pubbliche crescenti,incontenibili e inefficaci...

  • Neonati e acqua sporca
    Nome: Gianluca Salvatori  Data: 14.11.2007

    Fermo restando che il 5 per mille è (e non può che essere) uno strumento marginale per la ripartizione del finanziamento pubblico, si tratta di rilievi opportuni ma che - specialmente il secondo - dovrebbero andare nella direzione di un perfezionamento del meccanismo anzichè del suo abbandono. Si può (si deve) essere più rigorosi nel definire i beneficiari. Si può (si deve) bilanciare l'effetto di "distribuzione a pioggia", peraltro, a mio avviso, in parte compensato dal fatto che alcuni autorevoli soggetti già ora si assicurano da soli quote importanti delle risorse disponibili. Ad esempio introducendo meccanismi di co-finanziamento, per cui si riceve dallo Stato se si è in grado di garantire pari risorse da altra fonte (come nei programmi europei). Mi convince meno invece l'argomento relativo alla distorsione del principio di sussidiarietà che il meccanismo del cinque per mille introdurrebbe, assegnando a privati cittadini il potere di decisione sulla destinazione di risorse pubbliche. La sussidiarietà funziona se esiste un principio diffuso di responsabilità e questo strumento (che serve a gestire una quota del bilancio pubblico del tutto simbolica) può aiutare questa diffusione. Per contro è la decisione centralistica sull'allocazione delle risorse che impedisce l'affermazione di un corretto principio di sussidiarietà. Anche per quanto riguarda il controllo sull'uso delle risorse assegnate (quindi il riferimento ad attività e progetti, anzichè semplicemente a progetti), penso sarebbe più efficace prevedere qualche forma di "rendicontazione pubblica" (magari ricorrendo proprio a internet) che non verifiche statali. Conosciamo a sufficienza il potere colloso e pervasivo della burocrazia per immaginare quale sarebbe l'efficacia di eventuali controlli ministeriali. vedi http://gianlucasalvatori.nova100.ilsole24ore.com/2007/11/una-voce-critic.html

  • Settori inutili?
    Nome: Fulvio Volpe  Data: 13.11.2007

    Grazie di questo articolo. Non capisco, né condivido l'ironia su alcuni enti beneficiari del 5/1000. Cosa c'è di male nel voler finanziare coi propri soldi la Congregazione dei Testimoni di Geova o Radio Maria? Chi stabilisce cosa vale la pena finanziare? Un decreto dello Stato? Non credo. Allora, poiché si tratta comunque di soldi privati, che lo Stato invece di incamerare lascia ai cittadini i quali li possono destinare a chi vogliono, si ponga solo il limite che non vadano a enti con finalità di lucro e basta. Se uno vuole darli a Legambiente, ai frati, sono solo fatti suoi. Meglio ai frati, mi si permetta una polemica, che alla "casta".

  • spiace constatare
    Nome: Antonio Adorno  Data: 13.11.2007

    Mi dispiace constatare come, pur trovandomi spesso in linea con il pensiero espresso dalla vostra newsletter stavolta mi trovo in totale dissenso. Vero è che lo strumento può essere migliorato, comprimendo ad esempio i benefici ottenuti dalle grandissime realtà che beneficiano della forza promozionale e dalla notorietà del nome e forse si potrebbero escludere le realtà che non raggiungano un "quorum" minimo (50 firme?). Ma le problematiche da Voi sollevate relativamente al "controllo" ritengo più significativo ed affidabile il controllo di chi destina il 5 per mille (il cittadino) che non un controllo accentrato fatto solo di burocrazia e "carta bollata" per cui funziona meglio un ente "a posto sulla carta" (anche se poi non incide assolutamente nell'ambiente in cui opera) rispetto ad un ente che magari opera egregiamente, ma, proprio perché lo fa per volontariato, magari non ha tutte "le carte a posto" (infatti una onlus ha oggi tutti e forse di più gli obblighi che ha una piccola azienda, ma non ha le risorse che la stessa ha per soddisfarli -però nella sostanza mi fido di più di dare i miei dati personali ad una onlus che magari non ha fatto correttamente il Documento Programmatico di Sicurezza che ad una azienda che magari ha tutto a posto, ma userà e venderà i miei dtaiper fare business). La posizione dell'articolo mi pare centralista (il cittadino dona soldi dello stato che poverino non può nemmeno controllare -cosa che come dicevo fa molto meglio il cittadino stesso non fosse altro per la prossimità verso l'associazione-). A me pare che "concedere" al cittadino la libertà di destinare una quota del 5 PER MILLE (quindi veramente trascurabile) a chi meglio crede che compia servizi di utilità sociale sia un ottimo criterio di "buona detsinazione" e consente a molte realtà di non operare "a progetto" che si aprono e chiudono a seconda della disponibilità di finanziamento permetta di finanziare CON CONTINUITA' la realtà propria dell'Associazione che si concentra su ciò che sa fare bene e non inseguendo bandi e progetti. Antonio Adorno