
La politica del figlio unico è stata confermata dai dirigenti cinesi. Ma gli obiettivi di sostenibilità della crescita economica che la animano sono stati smentiti. I più abbienti la aggirano. Ha esasperato la disparità tra i sessi e nel 2020 almeno 40 milioni di uomini cinesi non riusciranno a trovare moglie. Preoccupa poi il progressivo invecchiamento della popolazione. Conseguenze importanti anche sul mercato del lavoro dove si prevede un blocco nell'aumento della forza lavoro, e un declino a partire dal 2013. Determinerà forti squilibri sul sistema pensionistico.
Di punti deboli il modello di sviluppo economico della Cina, a mio parere ne ha numerosi. I motivi economici forniti da Pechino a giustificazione della politica del figlio unico sembrano essere animati dal timore di innescare una
bomba demografica difficile da gestire sia a livello produttivo sia sociale. La legge del figlio unico, è infatti oggi motivo di potenziale instabilità sociale in un paese dove il 20% della popolazione controlla l’80% delle ricchezze
e si può permettere di evadere le disposizioni di legge grazie alle proprie disponibilità economiche.
Quanto alla transizione da un'economia pianificata a una di mercato, penso che la Cina stia attualmente operando la propria versione di capitalismo caratterizzato da un'economia pianificata di mercato. Che si tratti dello
stesso ossimoro di quando si sentono i leader cinesi parlare di democrazia comunista è facile capirlo.