
Seppure con lentezza, procede la trasformazione del burocrate in manager avviata dalle riforme degli anni Novanta. Il rischio è che arrivi troppo tardi. L'evoluzione della pubblica amministrazione richiede infatti al futuro dirigente pubblico l'assunzione di nuovi ruoli e responsabilità. Serve dunque un rinnovamento della cultura e delle competenze professionali e la definizione di nuovi profili. Un processo che chiama in causa il sistema universitario. E la necessità di risvegliare l'interesse dei più giovani e qualificati verso le amministrazioni pubbliche.
Bello l'articolo e condivisibile il contenuto...peccato che chiunque abbia conoscenza dall'interno di una P.A. nonchè della maggioranza delle Università italiane possa o: sorridere per l'ingenuità degli Autori, che evidentemente non hanno mai lavorato in una P.A.; o arrabbiarsi per il tentativo di accreditare la P.A. come un luogo dove la selezione avvenga sulla base del merito.
La cultura burocatica è il problema della amministrazione moderna, la cultura del garantismo irrigidisce le amministrazioni, bisogna osare conferendo maggiori poteri decisionali con strumenti privatistici e maggiore controllo contabile,il procediemnto ad evidenza pubblica non è vero che tutela l'interesse pubblico basti pensare al "caso del comune di Taranto" : 800 milioni di euro di debiti.
Verifica dei risultati e responsabilità dirigenziale. Sono i titoli degli articoli 20 e 21 del Dlgvo 165/2001. Ad alcune Pubbliche Amministrazioni (vedi quelle fiscali) si assegnano finalmente obiettivi, per altre la parola obiettivo rimane un termine nuovo e "da sperimentare". Le Pubbliche amministrazioni comunque sono accomunate da un dato molto "singolare": al mancato raggiungimento degli obiettivi (vedi art. 21 del D.lgvo citato) non risultano casi di revoca o addirittura collocazioni in disponibilità, o quanto meno sono una rarità. Nè si ha notizia di una florida attività del comitato garanti pure previsto dall'art. 22 del decreto... (Corruptissima repubblica plurimae leges). E anche la giurisprudenza in materia appare tutta favorevole al mantenimento in carica dei dirigente. Che dire? Dalle leggi "Bassanini" in avanti che pure hanno avuto il merito di introdurre la "possibilità del non rinnovo degli incarichi" i fatti suggeriscono le seguenti ipotesi: 1) i dirigenti sono talmente bravi, capaci e meritevoli che tutti gli obiettivi di lavoro vengono conseguiti con la conseguente efficacia dell'azione della pubblica amministrazione (quindi la PA gode di ottima salute); 2) il livello politico o di alta amm.ne non solo non assegna obiettivi di lavoro ma se li assegna sono di "agevole perseguimento"; 3) vengono assegnati glio obiettivi e se non conseguiti...non accade nulla. Non occorrono nuove leggi, ma la volontà di perseguire nel disegno di distinguere nettamente tra responsabilità politiche e responsabilità dirigenziali e dare attuazione all'art. 22 del d.lvo 101/2001.
Gradirei sottoporre all'attenzione degli autori due osservazioni e una domanda: 1. Dato che la tabella 1 fotografa una situazione al 31.12.04, la parola "dinamismo" suona quasi come un ossimoro. 2. Trovo veramente arduo il nesso causale tra la riduzione della forbice tra dirigenza e pubblica e privata da una parte e la "trasformazione del burocrate in manager" dall'altra. Che si possa legare la remunerazione nel settore pubblico con le capacità manageriali individuali è esattamente IL problema del disegno degli incentivi nella PA. 3. Quanto informativo è un quadro - statico o dinamico che sia - fondato solo su retribuzione medie? Vengono analizzati nel volume curato dagli autori indici di dispersione o diseguaglianza retributiva? Grazie e Cordiali Saluti
Grazie delle osservazioni puntuali. E' vero che i dati sono relativamente vecchi anche se erano quelli disponibili quando abbiamo chiuso il White Paper OCAP. Consideri inoltre che sono dati raccolti direttamente presso gli Enti con
un buon grado di precisione e dettaglio.
Rispetto al secondo punto concordo, infatti non vogliamo dimostrare questa correlazione, ma il nostro articolo vuole proporre solo alcuni spunti di riflessione.
Rispetto al terzo punto rimando al White paper OCAP dove, ad esempio, è analizzato il differenziale retributivo nord-centro-sud.
Una curiosità: perchè non prendete mai in considerazione i dirigenti scolastici, che sono a tutti gli effetti dirigenti dello Stato di seconda fascia, sono circa 10.000 (poco meno di un decimo del totale, cioè non pochi) e hanno retribuzioni medie abissalmente inferiori a quelle altrui (circa 57.000 euro medi, lordo dipendente)?
La ricerca contenuta nel Primo White Paper OCAP dal quale è tratto l'articolo analizza solo i dirigenti degli Enti territoriali. Per ora è questo il settore di maggiore interesse per l'Osservatorio che ha prodotto i dati. In uno dei prossimi White paper faremo il punto anche sulla scuola dato che come lei sottolinea occupa buona parte dei dirigenti pubblici.