
Tra il 2000 e il 2006 l'occupazione pubblica è aumentata di 107 mila unità e le retribuzioni lorde pro-capite del 28,6 per cento. Si è ampliato il differenziale retributivo tra le qualifiche e modificata la composizione per qualifiche, con un massiccio spostamento del personale verso quelle più elevate. I meccanismi delle promozioni sono decisi dalla contrattazione integrativa. Bisogna invece adottare un modello che premia il merito e dà i giusti incentivi ai singoli, senza fingere che tutto sia governato da misurazioni di obiettivi e risultati mal definiti e mal valutati.
Ho visto e vedo gente che, agguantato il "tempo indeterminato", crede di essere finalmente pervenuto alla pensione sicura. Si assenta volentieri e, quando è presente fisicamente, svolge il minimo possibile. Accade per docenti e ATA nelle scuole, che preferiscono passare il loro tempo a parlare con i presidi o stare chiusi in ufficio anzichè servire gli alunni; ho visto presidi sparire per diversi giorni, ma poi seduti dal parrucchiere mentre la scuola è invasa da infiltrati che girano nei corridoi per loschi traffici con gli alunni; ho visto infermieri che, anzichè servire i malati (front office), si rinchiudono in infermeria a confabulare tra di loro o con i medici (back office); ho visto primari che, nel reparto di cui sono responsabili, non guardano mai i bagni dei malati che, con cinque drenaggi attaccati, tentano di farsi in un bidé che non funziona, mentre all'entrata del bagno c'è un grosso pallet di metallo che ne ostruisce l'utilizzo! ho visto e vedo ogni giorno migliaia di cose gravi... se il pubblico dipendente sapesse che può perdere il lavoro da un momento all'altro, sicuramente produrrebbe di più.
Serve a poco la meritocrazia, se la contrattazione locale ha ovunque un meritificio, che porta avanti progetti e corsi senza altro scopo che distribuire incentivi e titoli valutabili per l'ennesima promozione di massa. Se dunque i compiti vengono assegnati in gran parte per creare diritti acquisiti, non vedo tanta utilità nel perseguire i fannulloni chenon li eseguono.
Questo documento ci conferma, insieme a tanti altri (a parte qualche errore sul numero dei dirigenti), che la contrattualizzazione del rapporto di lavoro che doveva migliorare la gestione delle risorse umane ha fallito i suoi obiettivi. E' un paradosso che negli ultimi dieci anni abbiamo semplificato le procedure, introdotto l'autocertificazione, decentrato, esternallizzato, riqualificato il personale (purtroppo solo economicamente), investito circa 2mld di euro in e-government e nonostante tutto serve più personale. E' chiaro che serve il personale bravo e veramente qualificato, motivato e flessibile. Voglio vedere quanta flessibilità perderanno le ppaa dopo la stabilizzazione dei cosiddetti precari. Inoltre, pochi sanno che portando il personale tutto in C e D (le categorie più elevate: oggi aree) si hanno due effeti negativi: da un lato non hai funzionari veramente tali e devi poi esternalizzare le funzioni rinetranti nelle declaratorie di A e B. E poi i sindacati criticano le esternalizzazioni. Guardate le dotazioni organiche degli enti pubblici non economici, ad esempio, o di alcuni enti locali. Ultimamente ci siamo inventati 6 o 7 fascie retributive per aree per superare il vincolo giuridico delle progressioni verticali. Marita La Rosa
L'unica vera possibilità di premiare il merito e consentire avanzamenti di carriera nella Pubblica Amministrazione sono i concorsi interni. Anche se essi si prestano ad essere variamente manipolati, infatti, sono l'unico modo per consentire a chi sa e chi sa fare di andare avanti. Il Sindacato dovrebbe battersi per favorire in tutti i modi lo svolgimento di concorsi interni, vigilando sulla corretta e puntuale applicazione della normativa in materia di trasparenza dei procedimenti amministrativi nell'interesse di tutti i concorrenti. Bisognerebbe inoltre sfatare il falso mito del titolo di studio, che del resto ormai vale solo nel Pubblico Impiego: i concorsi devono essere per soli esami e per tutte le qualifiche, dirigenza compresa. Del resto, un laureato, se ha studiato veramente e con serietà, non dovrebbe temere alcuna concorrenza da parte dei dipendenti non laureati, poichè dovrebbe possedere delle cognizioni superiori che lo dovrebbero porre in condizione di superare con un punteggio alto le prove d'esame. Si eviterebbe in questo modo il mercato delle lauree all'ingrosso, con titoli conseguiti con tre o quattro esami al massimo e che non attestano nessuna reale preparazione. Si dovrebbe inoltre confutare l'attuale orientamento della giurisprudenza circa la legittimità dei concorsi interni, rammentando alla Corte Costituzionale e a quella di Cassazione che il "concorso interno" non si può in alcun modo qualificare come una "nuova assunzione", bensì come una possibilità di variare mansione e qualfica all'interno di un rapporto di lavoro già preesistente. Bisognerebbe applicare, in un Pubblico Impiego che ci si ostina ipocritamente a definire "privatizzato", uno dei principali istituti del lavoro privato, e cioè il riconoscimento economico e giuridico delle mansioni superiori espletate dal dipendente. Insomma, ci vorrebbero poche modifiche strutturali e di buon senso, e anzichè ubriacarsi con valutazioni cervellotiche e comunque mal definite e faziose introdurre queste riforme, che premierebbero sul serio il merito. Ma figuratevi se la "casta" dirigenziale e quella politica potrebbero mai favorire questi provvedimenti che sicuramente sottrarrebbero al loro controllo la Pubblica Amministrazione!