
La riforma della disciplina delle banche popolari è complicata perché investe problemi di governance e di performance. Si tratta infatti di trovare un equilibrio tra l'irrobustimento dei meccanismi di controllo sull'operato del management, aumentando anche le capacità di ampliamento patrimoniale, e la salvaguardia della forma cooperativa. Se la correzione della clausola di gradimento non sembra sollevare grandi perplessità, nella scelta di innalzare il limite alla partecipazione azionaria diviene dirimente la questione della misura.
Concordo con Costa nel vedere quale piu' semplice ed efficace contributo alla modernizzazione del governo delle popolari un vincolo ad un maggiore coinvolgimento degli azionisti, piccoli per definizione in queste realta'. Nella mia modesta esperienza ricordo gia' una decina di anni fa che, in qualita' di piccolissimo azionista di una societa' quotata al NASDAQ, ricevetti prima dell'assemblea un grosso plico a domicilio contenente tutto il materiale utile alla delibera e i codici identificativi per esprimere il voto semplicemente da una pagina web. Arriveremo mai a simili livelli?
Argomenti appropriati ed esposti tanto pacatamente quanto efficacemente. Penso si possa aggiungere: - la scalata ostile come strumento per la sostituzione del management rivendica alquanto semplicisticamente l'applicazione pura e semplice alla realtà delle Popolari, peculiare ma non per questo meno efficiente per generale ammissione, di una logica del confronto competivo interno ed esterno che è proprio delle grandi aggregazioni d'impresa nell'ambito della quale è nato e risulta ampiamente praticato; inoltre nelle Popolari, anche qui concordo con l'A., è la perfomance "complessiva", che va al di là dell'incremento del valore capitale e del dividendo annualmente corrisposto, a segnare il destino dei vertici aziendali. Magari non nell'immediato e senza grande clamore, ma la porta girevole delle cariche funziona ugualmente, se ve ne sono i presupposti; - se si getta lo sguardo oltre la richiesta insistente di regole più elastiche in materia di scalate, non si fa fatica a intravvedere un possibile obiettivo di eliminazione non già di operatori inefficienti - sappiamo che in genere non lo sono - quanto di un'intera realtà la cui cocciuta resistenza appare ad alcuni tanto più spiacevole quanto più i dati di lavoro confermano che sarebbe facile e immediatamente vantaggioso integrarla in altre realtà di elevato "standing", magari internazionali; - e infine, credo sia bene non dimenticare mai che dopo tutto il rapporto di società è retto da un contratto e che quindi, come in tutti i contratti, spetta ai contraenti stabilire regole la cui accettazione dovrebbe essere implicita nella richiesta di qualunque newcomer di aderirvi. Ha davvero poco senso investire in una Popolare se non si crede nella fomula particolare che la contraddistingue, da noi come altrove nel mondo.