Logo stampa
 
 
 

Commenti

BREVETTI SOTTO TIRO

di Vincenzo Denicolò, Categoria Innovazione e Ricerca, Data 05.11.2007

I brevetti si trovano sotto un fuoco incrociato di critiche, in larga misura fondate su preconcetti ideologici: a destra disturba l'idea di un monopolio creato dallo Stato, a sinistra il concetto stesso di proprietà intellettuale. La teoria economica e l'evidenza empirica disponibile suggeriscono che, allo stato attuale, la protezione garantita non remunera gli innovatori eccessivamente, ma che semmai li remunera troppo poco. Il legislatore dovrebbe però cercare di limitare l'eccessiva facilità con cui gli uffici preposti li concedono.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Dimostrazion matematica
    Nome: Vincenzo Mazzotta  Data: 09.11.2007
    Buonasera, ma chi di voi ha mai verificato quanto torni in tasca allo scopritore di un idea di un processo industriale ecc... Se la legge fosse che colui che viene pagato non puo' essere l'azienda bensi lo scopritore e questi non puo' cedere i diritti alle aziende bensi queste recupereranno le spese di R&D e poi un percentuale massima
  • Brevetti software
    Nome: Carlo  Data: 08.11.2007

    Un'osservazione sui brevetti software: in questo settore si e' gia' superato il ridicolo, e, se si continua di questo passo, si finira' per brevettare le lettere dell'alfabeto. Esempio concreto: Amazon ha brevettato una "tecnologia" per effettuare ordini con 1 click: se il sito ha memorizzati l'indirizzo e la carta di credito del cliente, l'ordine viene concluso con un click senza bisogno di confermare i dettagli. Come puo' una simile banalita' considerarsi un'innovazione meritevole di brevetto e relativa tutela? Eppure il brevetto e' stato concesso, quindi se io voglio realizzare la stessa cosa per il mio sito non posso! Esempi simili nel mondo del software abbondano, e li reputo molto pericolosi perche' di fatto limitano il mercato, tutelando come brevetti delle banalita' che non rappresentano alcuna novita' ne' innovazione.

  • Due ulteriori aspetti
    Nome: Gianluca Salvatori  Data: 07.11.2007

    In questa impostazione ci sono due aspetti che meriterebbero di essere approfonditi. Il primo riguarda il concetto di elasticità dell'offerta di innovazioni, che è definita come aumento percentuale del numero di innovazioni causato da un aumento della spesa in ricerca. Un rapporto tuttaltro che dimostrabile, vista la difficoltà - di cui si è detto altre volte - di stabilire un nesso causale tra investimenti in ricerca e innovazione. La formula potrebbe quindi essere inficiata dall'indeterminatezza dei valori. Il secondo aspetto è invece relativo all'assunto che il calcolo debba riguardare prioritariamente il vantaggio economico dell'innovatore, quasi che la situazione di brevetti riconducibili a singoli inventori sia rappresentativa della maggioranza dei casi. La realtà empirica sembra indicare invece che la protezione brevettuale è prevalentemente un processo che vede la partecipazione congiunta di soggetti fisici e soggetti giuridici (laboratori, centri di ricerca, università e imprese). Con la conseguenza che spesso la scelta di brevettare risponde a logiche che non sono riconducibili esclusivamente alla valorizzazione economica. Nelle strategie di un'azienda talvolta si procede a protezione brevettuale per negoziare accordi o per frapporre ostacoli all'azione dei propri competitori. Nelle istituzioni di ricerca e universitarie invece il brevetto oggi tende sempre più spesso ad essere considerato un elemento di valutazione dell'attività scientifica (con tutte le distorsioni del caso...). http://gianlucasalvatori.nova100.ilsole24ore.com/

  • TUTELA BREVETTUALE
    Nome: Paolo Bertoni  Data: 06.11.2007

    Ottimi, per sintesi ed efficacia, sia l'articolo che il commento. Da avvocato che si occupa della materia, permettetemi di segnalare almeno altri due problemi, specificamente italiani: 1) la lentezza dei processi civili, nonostante nell'ambito della proprietà intellettuale siano stati apportati cambiamenti con l'istituzione delle sezioni specializzate; 2) la tradizionale ritrosia giudiziale a sanzionare la violazione con somme cospicue a titolo di risarcimento danni. Anche sotto questo profilo qualcosa sta cambiando (cfr. l'introduzione del criterio della riversione degli utili del contraffattore), ma resta da fare ancora molta strada. Quanto alla capacità di analisi dell'Ufficio in sede di rilascio del brevetto, credo che sia un problema da analizzare solo a livello internazionale. In Italia mi accontenterei di avere un Ufficio Marchi e Brevetti che adempie alle proprie incombenze meramente formali in tempi rapidi, pur non esaminando la domanda di brevetto in modo sostanziale. Chi, già oggi, vuole ottenere un brevetto di fatto più "serio", chiede il Brevetto Europeo, o di altri Stati che prevedono l'esame di anteriorità. Ergo, istituire lo stesso esame in sede nazionale avrebbe un effetto duplicativo sproporzionato rispetto agli ingenti investimenti richiesti. A volte il meglio è nemico del bene.

  • patents
    Nome: Pietro Della Casa  Data: 05.11.2007

    A mio parere i brevetti risentono di due problemi fondamentali: 1) in un modo globalizzato sarebbe necessario poter brevettare una invenzione in tutto il pianeta, mentre i brevetti hanno sempre valore nazionale. Tra l'altro, i criteri di brevettabilità sono radicalmente diversi da nazione a nazione. 2) Gli uffici brevetti non sono in grado di discriminare efficacemente tra le idee realmente innovative e quelle "ovvie" perché questo richiederebbe investimenti troppo onerosi in fatto di personale specializzato. Ciò detto, credo anche che la protezione della proprietà intellettuale sia fondamentale per garantire un progresso tecnologico, e che quindi i due problemi sopracitati dovrebbero essere affrontati a livello politico globale. Ma su questo temo di nutrire un certo pessimismo...