
L'obesità è in crescita in molti paesi dell'Europa occidentale, sulla scia di quanto è già avvenuto negli Stati Uniti, dove è soprappeso il 30 per cento della popolazione. Con conseguenti problemi per la salute e costi diretti e indiretti per la società. La soluzione più efficace sembra essere una tassazione ad hoc sugli alimenti eccessivamente calorici. Andrebbe a colpire i più poveri e i più giovani che sono i grandi consumatori di cibo spazzatura. Ma potrebbe spingere l'industria agro-alimentare a produrre nuovi prodotti, meno grassi e con meno zuccheri.
Ci sono certo vari aspetti al problema, sia culturali, sociali, ecc. Capisco completamente la logica della tassazione sul cibo spazzatura, per ridurre la discrepanzia di prezzo con cibi considerati sani. In questo contesto, non va dimenticato l'enorme quantità di sussidi all'industria agro-alimentare che risulta in un prezzo piu elevato al consumatore. Un'intervento sui sussidi farebbe l'idea della tassa piu accettabile.
L'idea di introdurre una tassazione dei cibi spazzatura mi trova fermamente contraria. Mi sembra un ulteriore passo verso un'imitazione deteriore della deriva statunitense verso una deresponsabilizzazione delle scelte individuali: se fumo e mi ammalo è colpa di chi mi vende le sigarette, se mangio porcherie e divento obeso è colpa dell'industria agroalimentare. Sarebbe molto più sano incentivare una corretta educazione all'alimentazione, che costituisce del resto parte integrante dell'educazione in generale e, come tale, compito irrinunciabile dele famiglie e dello stato. Ribaltare il peso di scelte individuali irresponsabili sulla società attraverso la tassazione non fa altro che incentivare la deplorevole tendenza a rendere meno responsabli e meno adulti gli individui.
Per comprendere e limitare la crescente diffusione dell'obesità nelle società più ricche, bisognerebbe prima conoscere i meccanismi alla base dell'alimentazione: il funzionamento del metabolismo, il significato biologico delle preferenze alimentari e il ruolo dei sensori del gusto, gli aspetti psicologici. A riguardo negli ultimi decenni vi sono stati rapidi progressi, nonostante ciò è probabile che parecchi meccanismi ci sfuggano ancora. Un risultato nuovo, intorno al quale si è creato un chiaro consenso, mette l'obesità in relazione a una dieta eccedente in zuccheri, unita a una predisposizione individuale. Vi è in tutti noi, in misura variabile, una predisposizione genetica a creare tessuto adiposo in risposta a un pasto ricco di zuccheri o carboidrati. Da qui al tassare la marmellata, il pane e tutti i cereali occorrerebbe un cambio di mentalità impensabile adesso. Il problema è risolvibile molto di più a livello di educazione scolastica e civica, educando al modo di mangiare più corretto l'intera società. Tassare il cibo spazzatura contribuirebbe in maniera marginale a ridurre l'obesità, d'altra parte alcuni prodotti dell'industria alimentare sono ampiamente dimostrati nocivi alla salute, valga l'esempio dei grassi idrogenati. Qui una tassazione sarebbe cinica al pari di quella sul tabacco, ma mentre proibire il tabacco sarebbe impossibile perché si creerebbe un mercato nero, proibire all'industria alimentare l'uso di precisi prodotti è fattibile e anzi doveroso. Ad ogni modo si tratta come si vede di un argomento complesso e importante, che non può essere affrontato dal solo punto di vista economico. La nutrizione è uno dei gangli centrali di una società, e per elaborare una politica che possa funzionare occorre coinvolgere tutti, politici, agrotecnici, l'industria alimentare, biologi, fisiologi, economisti, e soprattutto i cittadini.
Qualcosa del genere andrebbe introdotto anche per i beni dai quali scaturiscono "rifiuti non riciclabili".
Effettivamente il sistema della tassazione del trash food va affrontato con meno pregiudiziali di quanto l'attuale dibattito internazionale suggerisca. I poveri in realtà sono colpiti non tanto dal costo della tassa, quanto dalla assenza di una tassa (in termini anche di aspettative di vita e di mancato reddito). Infatti la tassa servirebbe proprio a dissuaderli da comportamenti alimentari ancora più costosi nelle loro conseguenza (seppure nel lungo periodo). La studiosa americana Marion Nestle proponeva la tassazione simbolica di un centesimo per prodotto. Ininfluente sulle tasche del consumatore finale, al limite, ma in grado di avviare nuovi programmi pubblici di informazione alimentare su corretti stili dietetici. Ricordiamo che negli USA, per ogni $ speso da organismi pubblici (OMS) per informazione nutrizionale, 500$ ne sono spesi per advertising dalle aziende private, che trovano più conveniente risparmiare sulle materie prime e poi spandere in pubblicità. Tassare può essere utile, ma nulla vieta che un marketing ancora più aggressivo -scaricando i costi sul consumatore- gli faccia mutare il sistema di preferenze, annullando gli effetti disincentivanti della tassazione. Altro punto delicato: oggi in Europa si sta discutendo, entro l'Agenzia Europea, circa i profili nutrizionali, in grado di stabilire se alcuni cibi possono recare vanto salutistico a seconda del bilanciamento nutrizionale complessivo. Una strada inversa rispetto alla tassazione (volta a individuare i prodotti da incentivare, non quelli da disincentivare),ma che arriva allo stesso discrimine presunto tra alimenti "buoni" o "cattivi". Ovviamente, se tutti siamo d'accordo sui rischi di snacks e dolci, diventa più difficile caricare molti cibi tradizionali di valenze e di connotazioni positive o negative quando in realtà è l'uso che fa la differenza. Può allora essere davvero indispensabile un programma di inculturazione alimentare su vasta scala. Magari finanziato dalla stessa tassazione. Ma in una visione complessiva del cibo: il disincentivo a breve termine della tassazione va accompagnato dall’acquisizione di sane abitudini a lungo termine, in alternative consapevolmente accettate e non solo imposte. saluti
Sono daccordo con la tassazione che potrebbe anche arrivare al 30% .Gli introiti potrebbero essere destinati al fondo sanitario nazionale per la cura delle malattie da obesita e contro il diabete e simili. ma occorrre anche tassare fortemente la pubblicità di alimenti ipercalorici( merendine maionesi ecc)un prelievo secco per ogni spot televisivo trasmesso, oppure per combattere le stragi del sabato sera tassare anche gli spot di auto e moto che basano il messaggio sulla velocità